< venerdì, 03 luglio 2009 >
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Titolo: Till The End.

A chi importa, se la scrittura, ti ha salvata?
A chi importa , se la scrittura, è la moneta con cui hai pagato il tuo Caronte?
Sono stanca.
Stanca di me,
stanca di questo posto che sa di marcio oggi
è sempre notte dentro di me,
non c'è spiraglio di luce o arcobaleno,
non ci sono colori,
se non nella mia testa.
Sono stanca,
solo molto stanca, si.
Tornare indietro con la mente a giorni bianco neve,
l'odore assettico della follia
memorie sbiadite.
A chi vuoi che importi.
Se quello che scrivi è sangue e lacrime,
non balletti di carillon
nè danze gitane.
Non riesco a non muovere le dita
a zittire le voci in testa.
[ Forse hanno ragione loro.Sei pazza.Completamente pazza.Smettila ]
Mostri dall' aspetto suadente m'invitano
porte piccolissime dove rinchiudermi
di nuovo silenzio
di nuovo questo ronzìo di luce al neon
rumori di passi.
Adesso ritornano, mi porgono fogli
come cappi
come farmi volutamente morire su carta
su quel pallido ventre che così bene conosco.
Prego in ginocchio
il mio dio non mi sente,
non ha mai ascoltato le mie grida,
io lo so.
Conosco il suono del violino distorto
spaccato su quei gradini di marmo
conosco l'intensità delle onde
e la spuma che corrode anche il ferro
conosco il sapore di me,
rugginoso,
come se succhiassi ruggine.
[ Prendi fiato ]
Abbi pietà di me
che non ho niente,
se non questo diario di colpe
non sono niente
parole dorate di poesie che mai ho scritto,
ma che avrei voluto.
Il fiato, vedi
muore in gola
i polmoni si gonfiano
come palloncini colorati.
Ricordi lontani,
tu ed io
tu ed io ancora insieme
tu che mi tenevi
tu che non mi avresti mai lasciata.
Quanto male fa ora pensarti
ricordarti presente,
in ogni mio movimento,
nell'angolazione perfetta
di due mani
una sull'altra.
Ho messo all'asta il mio cuore,
echi di rimpianti,
tramonti che non sono riuscita poi,
a dimenticare.
[ Respira a Fondo ]
Insegnami come si fa.
Io non lo so più
girandoli ed echi
non la tua voce
non il leggero tintinnare di monete sull'asfalto.
Ho tolto la maschera,
senza trucchi o inganni per incantarti
fatta di carne
inclinavo la schiena ed il collo,
per esserti bellissima.
Pensami altrove
immortale ed ebbra di gioia,
dipingimi con la terra
e fa che sia pioggia
il pianto di questo cielo sempre muto
fa che sia fuoco,
l'ultimo abbraccio che vorrei darti.
Faccio cerchi nella polvere,
perdendomi ancora
la linea dritta e rossa
svanisce, poco a poco.
Un cono di luce, m'illumina
una santa in una nicchia
una puttana al margine dell'alba,
decidi tu per me
la mia vita di oggi.
[ E Guardami.Guardati. ]
La luna materna
col ventre ricurvo
come un melo centenario.
E' dai suoi rami,
che ho rubato il mio peccato
saziandomi di quel calore,
che sapeva di per sempre.
Dal nero,
mi hai chiamata a te,
ero tua e lo sapevo
automaticamente spostavo gli arti,
nulla era più davvero mio,
neanche il nome,
come già avevo scritto.
Sollevami dalle pagine
e rendimi reale.
Un personaggio che sanguini
toglimi le manette sui polsi
e lasciami esistere,
oltre la rilegatura di un sogno,
che ora accarezzo.
Sette cieli più in su
spingerò le ali
queste ali bruciate
fino alla fine del blu,
penetrandoti con forza
e a fondo
Mia Arte.
Sono io la tua puttana,
l'hai sempre saputo.
Fiore di carne,
strappami i petali
uno ad uno divorali
e vomitami di desiderio, colma.
La tua opera d'arte,
occhi grandi e lacrime
così vive
così calde.
Abbi pietà di me,
distruggimi
urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:54 .::. commenti (18)














