< sabato, 12 settembre 2009 >
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Titolo: Pater Nostris

Ci sono i saltimbanchi
stessa musica di sempre
io lo so che ritorni
nelle ortiche dei giorni
rannicchiato nella polvere
nel ventre di mia madre.
Ho raschiato dal pavimento le ombre
non c'era più traccia di me
tra le piaghe di luce,
nelle imperfezioni e gli arabeschi
solo la tua voce
a perdersi con me.
Vischiose,
le tue dita tra le mie gambe
oltre la gonna ed ogni inganno
mi prendevi per il collo,
di nuovo a terra
la guancia premuta forte
profumo di fragole,
il rosso che cola,
come papaveri sulla lingua,
succhiarne il divino.
*
Recito l'ave maria in ginocchio
l'acqua alla gola ed i tacchi altissimi
la vertigine ed il volo,
pagliuzze di cobalto
in ogni mio movimento
a fermarmi poi
di carillon ballavo
sulle note della tua canzone.
Non ho più paura
se n'è andato il manto di notte
mi riconosco,
distorsione di petali che cadono,
qui sul palmo
dove ora tu lecchi redenzione.
Tra le fiamme,
mi faccio l'amore
nessun'amante alla mia corte
solo le dita nella carne viva
un fiore di marmo
da sbriciolare nell'estasi.
*
Verrò oltre il velo
a perdermi di nuovo
e ancora
e più dolorosamente
occhi negli occhi
oltre l'ultimo oceano.
Mi hai parlato dell' immenso,
voglio la scheggia nel cuore
morire e rianimarmi
per tutte le ere che ho.
Corri veloce
vieni da me
fottimi in silenzio
non dire parole
ma sfamami di rose.
Nell'inverno della mente
portami quiete,
quel caotico ritorno
che spezza i respiri.
*
Padre mio
che nei cieli non sei
dammi forza
dammi coraggio
sono una bambina di seta
sono un anello di coriandoli
sono una festa senza fine.
Padre nostro
che dormi nella gola
esplodimi nell'inguine
nell'orgasmo delle parole
gridami contro il tuo seme
germoglierò rabbiosa
la spinta verso l'alto
verso il cielo.
Accoglimi tra le tue braccia
dammi pazienza
io che esigo tutto e subito
taglia le vene e bevimi
fonte battesimale di sinfonie.
Benedici i miei vizi
nell'ira del tuo inferno
possiedimi
illudimi
stordiscimi
uccidimi.
*
Prendi questi anni,
fai la somma della tristezza
di pioggia e lacrime diluita
e creami di nuovo,
dal niente.
Padre mio
incidi le mie ali all'altezza dell'aorta
sto sanguinando
lo vedi?
Sono vera
sono reale
sono qui
sono qui per te.
*
Ho pagato tre denari
il mio Caronte
e sorridendo sono scivolata
più in basso di così
per trovarti lì
dove pensavo tu non fossi,
nell'errore primordiale.
Padre nostro
delle anime che danzano
della malattia e dell'odio
dell'indifferenza
venga il tuo regno
sia fatto il tuo verbo
ogni sillaba non scritta
nella pagina e così in terra
dacci oggi sollievo e ossigeno
e induci in tentazione queste ossa
sibilando promesse.
Nella tua stretta
vedo l'eclissi
l'onda enorme
il fondale dell'oceano
le nuvole nel pozzo.
Alzami il capo
e fammi regina,
nient'altro chiedo
tre secondi di potenza nell'atto
e poi silenzio,
la quiete nel massacro.
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