< The Bad Twin >
Utente: SilentHell
Nome: Lilium.
Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo. Sono la carezza e la frusta. Amore e odio.Dolcezza e infinita perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†


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mpi

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SOLO TU.NEL.CUORE.
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Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
Isabella RivoltaLaCroce
Image Hosted by ImageShack.us * Oh, shed a tear for the loss of innocense, for the forsaken spirits who aches... in us. Cry for the heart who surrenders to pain, for the solitude of those left behind! Behold the pain and sorrow of the world, dream of a place away from this nightmare. Give us love and unity, under the heart of night. O Death, come near us, and give us life.. Image Hosted by ImageShack.us Image Hosted by ImageShack.us

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< mercoledì, 29 luglio 2009 >
Categoria:
Titolo: Bird Girl




Le unghie nei palmi

più a fondo delle ossa,

cercavo la fede

un ostia consacrata a me sola

questa luce che ho dentro

che troppe volte ho raschiato via,

vorrei tornasse

come un'onda altissima,

a saziarmi da ogni tristezza.

Ricordo i tuoi occhi

aperti come pozzi senza fondo

sul mio abisso.

Ballavo di musica muta,

per esserti accanto

respirarti un grammo d'aria,

in un' assenza perfetta.

I miei arti,

come vedi

li ho amputati

volo con la mente

non mi servono gambe

per cadere ancora

nè braccia per cercarti.

Fa male adesso,

la libertà che ho scelto

fogli bianchi ed inchiostro

nessun'altro dolore

se non quello che vedo

ed i miei occhi lo sanno,

vedono solo il peggio.

*
Lasciami qui,

al bordo di questa strada

come un fiore secco

fammi morire

 una stanca fenice

ti piangerò

nell'ultimo volo,

poi lo scoppio nel cielo

altissimo tra i suoni

un unico bagliore

di monete in fondo al pozzo.

Hai detto spogliati

non vedi che tremo?

Pochi denari tra le gambe,

il prezzo della solitudine

non avere più sogni

nè speranze

quelle no,

sono lame a doppio taglio.

Solo carne,

vorrei essere

seni e cosce

capezzoli di marmo e chioma di seta

non sentire più freddo

la neve che cade

silenziosa.

*
Ho amputato gli arti

come vedi

sono qui e un cono di sole m'illumina

tra le mani tengo mio figlio

non ho altro da salvare

qui e adesso

aiutami a credere

ho fede nella parola

in nient'altro credo.

Tienimi la testa

mentre vomito rose

ingoiavo i petali

li tenevo in gola dolcissimi

succhiandone il colore

di rosso vermiglio e giallo luminoso

avrei voluto mi vedessi.

Tornano le ombre

ed io ballo sola

premo la guancia contro il vuoto

cercandoti,

un grammo della tua aria,

l'ossigeno che manca

quando vedo l'abisso

e non nuoto più.

Semplicemente cado,

frutto marcito

vermi e larve nel mio cuore

eravamo come eroi

nella stessa battaglia persa

e tenevi la mia mano,

lo so

mentre nel sonno della follia

cercavo uno spiraglio di morte,

tra i boccioli di gigli.

*
Entra in me

che non ho fede

come uno sposo ubriaco

e benedici le mie ferite

fai germogliare gigli

dal mio dolore.

Lacrime azzurre e tagli,

sopra il costato

appena più a destra

trovami il battito

fingerò di averlo ancora,

il cuore

solo per te

per vederti riflesso,

in quest' ultima illusione.

Berrai il mio sangue stanotte

e ti amerò

di guerra e assenza

finalmente libera,

nella tristezza della pioggia battente.

Io ero lì

tra le gocce della città e le insegne al neon

io ero lì

occhi fissi nei tuoi

nocciola e smeraldo

in un' interminabile valzer

*
Ali piumate.

Dammi salvezza.

Ali leggere e fortissime.

Dammi pietà e perdono.

Non fa più male il rumore

nella mia testa ho mondi in collisione

ma che importa ormai

se tutto ciò che ho dentro

diventa veleno e mi rende umana.

Vulnerabile.

Fragilissima.

Ossa di vetro,

sarei dovuta morire sai

sotto nuvole di zucchero e balocchi

mi sarei sbriciolata

come stelle cadenti in volo.

Ho sognato di te

mi stringevi

un' abbraccio che toglieva il fiato

il tempo non esisteva.

Addosso il tuo profumo

di terra bruciata e vino

sigaretta e autostrada

mi hai percorsa

come un'auto nera segnando poi,

ogni meta con un bacio.

*
Mi troveranno in un giorno di sole,

riversa a terra

un tulipano rosso sul pavimento

non avrò più paura,

ti guarderò fisso

fantasma dei miei anni

lontana da me,

altrove.

La stanca fenice,

tra le ceneri ricorderò

la lacrima sull'occhio

e l'orizzonte di porpora

cercandoti qui,

accanto a me

sempre presente

non mi hai lasciato mai,

neanche un secondo

da respirare lontani.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 10:30 .::. commenti (27)
< venerdì, 03 luglio 2009 >
Categoria:




A chi importa, se la scrittura, ti ha salvata?

A chi importa , se la scrittura, è la moneta con cui hai pagato il tuo Caronte?

Sono stanca.

Stanca di me,

stanca di questo posto che sa di marcio oggi

è sempre notte dentro di me,

non c'è spiraglio di luce o arcobaleno,

non ci sono colori,

se non nella mia testa.

Sono stanca,

solo molto stanca, si.

Tornare indietro con la mente a giorni bianco neve,

l'odore assettico della follia

memorie sbiadite.

A chi vuoi che importi.

Se quello che scrivi è sangue e lacrime,

non balletti di carillon

nè danze gitane.

Non riesco a non muovere le dita

a zittire le voci in testa.

[ Forse hanno ragione loro.Sei pazza.Completamente pazza.Smettila ]

Mostri dall' aspetto suadente m'invitano

porte piccolissime dove rinchiudermi

di nuovo silenzio

di nuovo questo ronzìo di luce al neon

rumori di passi.

Adesso ritornano, mi porgono fogli

come cappi

come farmi volutamente morire su carta

su quel pallido ventre che così bene conosco.

Prego in ginocchio

il mio dio non mi sente,

non ha mai ascoltato le mie grida,

io lo so.

Conosco il suono del violino distorto

spaccato su quei gradini di marmo

conosco l'intensità delle onde

e la spuma che corrode anche il ferro

conosco il sapore di me,

rugginoso,

come se succhiassi ruggine.

[ Prendi fiato ]

Abbi pietà di me

che non ho niente,

se non questo diario di colpe

non sono niente

parole dorate di poesie che mai ho scritto,

ma che avrei voluto.

Il fiato, vedi

muore in gola

i polmoni si gonfiano

come palloncini colorati.

Ricordi lontani,

tu ed io

tu ed io ancora insieme

tu che mi tenevi

tu che non mi avresti mai lasciata.

Quanto male fa ora pensarti

ricordarti presente,

in ogni mio movimento,

nell'angolazione perfetta

di due mani

una sull'altra.

Ho messo all'asta il mio cuore,

echi di rimpianti,

tramonti che non sono riuscita poi,

a dimenticare.

[ Respira a Fondo ]

Insegnami come si fa.

Io non lo so più

girandoli ed echi

non la tua voce

non il leggero tintinnare di monete sull'asfalto.

Ho tolto la maschera,

senza trucchi o inganni per incantarti

fatta di carne

inclinavo la schiena ed il collo,

per esserti bellissima.

Pensami altrove

immortale ed ebbra di gioia,

dipingimi con la terra

e fa che sia pioggia

il pianto di questo cielo sempre muto

fa che sia fuoco,

l'ultimo abbraccio che vorrei darti.

Faccio cerchi nella polvere,

perdendomi ancora

la linea dritta e rossa

svanisce, poco a poco.

Un cono di luce, m'illumina

una santa in una nicchia

una puttana al margine dell'alba,

decidi tu per me

la mia vita di oggi.

[  E Guardami.Guardati. ]

La luna materna

col ventre ricurvo

come un melo centenario.

E' dai suoi rami,

che ho rubato il mio peccato

saziandomi di quel calore,

che sapeva di per sempre.

Dal nero,

mi hai chiamata a te,

ero tua e lo sapevo

automaticamente spostavo gli arti,

nulla era più davvero mio,

neanche il nome,

come già avevo scritto.

Sollevami dalle pagine

e rendimi reale.

Un personaggio che sanguini

toglimi le manette sui polsi

e lasciami esistere,

oltre la rilegatura di un sogno,

che ora accarezzo.

Sette cieli più in su

spingerò le ali

queste ali bruciate

fino alla fine del blu,

penetrandoti con forza

e a fondo

Mia Arte.

Sono io la tua puttana,

l'hai sempre saputo.

Fiore di carne,

strappami i petali

uno ad uno divorali

e vomitami di desiderio, colma.

La tua opera d'arte,

occhi grandi e lacrime

così vive

così calde.

Abbi pietà di me,

distruggimi


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:54 .::. commenti (18)


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