< mercoledì, 29 luglio 2009 >
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Titolo: Bird Girl

Le unghie nei palmi
più a fondo delle ossa,
cercavo la fede
un ostia consacrata a me sola
questa luce che ho dentro
che troppe volte ho raschiato via,
vorrei tornasse
come un'onda altissima,
a saziarmi da ogni tristezza.
Ricordo i tuoi occhi
aperti come pozzi senza fondo
sul mio abisso.
Ballavo di musica muta,
per esserti accanto
respirarti un grammo d'aria,
in un' assenza perfetta.
I miei arti,
come vedi
li ho amputati
volo con la mente
non mi servono gambe
per cadere ancora
nè braccia per cercarti.
Fa male adesso,
la libertà che ho scelto
fogli bianchi ed inchiostro
nessun'altro dolore
se non quello che vedo
ed i miei occhi lo sanno,
vedono solo il peggio.
*
Lasciami qui,
al bordo di questa strada
come un fiore secco
fammi morire
una stanca fenice
ti piangerò
nell'ultimo volo,
poi lo scoppio nel cielo
altissimo tra i suoni
un unico bagliore
di monete in fondo al pozzo.
Hai detto spogliati
non vedi che tremo?
Pochi denari tra le gambe,
il prezzo della solitudine
non avere più sogni
nè speranze
quelle no,
sono lame a doppio taglio.
Solo carne,
vorrei essere
seni e cosce
capezzoli di marmo e chioma di seta
non sentire più freddo
la neve che cade
silenziosa.
*
Ho amputato gli arti
come vedi
sono qui e un cono di sole m'illumina
tra le mani tengo mio figlio
non ho altro da salvare
qui e adesso
aiutami a credere
ho fede nella parola
in nient'altro credo.
Tienimi la testa
mentre vomito rose
ingoiavo i petali
li tenevo in gola dolcissimi
succhiandone il colore
di rosso vermiglio e giallo luminoso
avrei voluto mi vedessi.
Tornano le ombre
ed io ballo sola
premo la guancia contro il vuoto
cercandoti,
un grammo della tua aria,
l'ossigeno che manca
quando vedo l'abisso
e non nuoto più.
Semplicemente cado,
frutto marcito
vermi e larve nel mio cuore
eravamo come eroi
nella stessa battaglia persa
e tenevi la mia mano,
lo so
mentre nel sonno della follia
cercavo uno spiraglio di morte,
tra i boccioli di gigli.
*
Entra in me
che non ho fede
come uno sposo ubriaco
e benedici le mie ferite
fai germogliare gigli
dal mio dolore.
Lacrime azzurre e tagli,
sopra il costato
appena più a destra
trovami il battito
fingerò di averlo ancora,
il cuore
solo per te
per vederti riflesso,
in quest' ultima illusione.
Berrai il mio sangue stanotte
e ti amerò
di guerra e assenza
finalmente libera,
nella tristezza della pioggia battente.
Io ero lì
tra le gocce della città e le insegne al neon
io ero lì
occhi fissi nei tuoi
nocciola e smeraldo
in un' interminabile valzer
*
Ali piumate.
Dammi salvezza.
Ali leggere e fortissime.
Dammi pietà e perdono.
Non fa più male il rumore
nella mia testa ho mondi in collisione
ma che importa ormai
se tutto ciò che ho dentro
diventa veleno e mi rende umana.
Vulnerabile.
Fragilissima.
Ossa di vetro,
sarei dovuta morire sai
sotto nuvole di zucchero e balocchi
mi sarei sbriciolata
come stelle cadenti in volo.
Ho sognato di te
mi stringevi
un' abbraccio che toglieva il fiato
il tempo non esisteva.
Addosso il tuo profumo
di terra bruciata e vino
sigaretta e autostrada
mi hai percorsa
come un'auto nera segnando poi,
ogni meta con un bacio.
*
Mi troveranno in un giorno di sole,
riversa a terra
un tulipano rosso sul pavimento
non avrò più paura,
ti guarderò fisso
fantasma dei miei anni
lontana da me,
altrove.
La stanca fenice,
tra le ceneri ricorderò
la lacrima sull'occhio
e l'orizzonte di porpora
cercandoti qui,
accanto a me
sempre presente
non mi hai lasciato mai,
neanche un secondo
da respirare lontani.
urlato alla luna da SilentHell .::. alle 10:30 .::. commenti (27)















