< venerdì, 26 giugno 2009 >
Categoria:
Sto piangendo
sono ore e minuti
sessanta secondi di quiete
sessanta secondi di assenza.
Ti sfiorerò
sicura che è lì
tutta l'arte del mondo
non avrò più paura
nei vuoti tra le parole
nelle frasi nere,
nel bianco senza fine,
di quest' ultima pagina.
Appesa alla stessa croce di sempre
guarda i miei sogni morire
guarda i miei sogni marcire.
Profumo di ossa e di fiori secchi
in questa stanza asettica
lì dove mi sono rinchiusa
lontana da me
finalmente
lontana da me
adesso.
*
Guardami adesso
il cerbiatto sull'asfalto
i miei occhi grandi
biglie nere,
di un bambino annoiato.
Ho lasciato che mi vedessi
la cicatrice sul ventre
come di un parto
come una nascita bellissima
ed erano lì
tutte le parole
nascoste al buio
come me, in fondo.
Eri lì in alto
un rosone di luce,
contro le mie tenebre,
candela sempre accesa
danzando di musica sorda.
Il sangue che ho,
è quello che non ho versato
sono le parole che non ho scritto
i versi muti
che ho saputo tenere qui,
qui dentro.
Non bastano i requiem
nè santi campi di terra smossa
voglio la pioggia battente
i baci sul bicchiere
e mordermi forte.
*
Il limite del dolore
questa meravigliosa sinfonia sulla pelle
che non mi da tregua
le fitte ed il capogiro.
Vestita di lividi,
solo di quelli
verrò da te,
come una sposa senza velo,
inciampando su di me.
Potessi vedere i cerotti
a questo mio cuore malato
soffriresti
gettandomi a terra
tra polvere e schegge.
In una ragnatela di brina,
ho smesso di respirare.
Non più un suono,
tump tump
stringendoti a me,
per non farti scappare.
Dimmi che non hai paura
dimmi che non ne hai
contando i buchi nello stomaco
e poi
le farfalle morte sul mio collo.
Il loro volo nel cielo
quel blu che ferisce le iridi
una foto perfetta
i colori indelebili
il loro volo nel cielo
le ali leggere
coriandoli di passato,
cadere come pioggia.
*
Ero cosciente
ricordo così bene il dolore
la botta e il risveglio
un coma profondo e materno
tu a tenermi la mano
rossetto rosso e capelli di bambola
mi hai chiesto dov' ero.
Mi hai pensata folle
lo sguardo perso.
Non me ne sono mai andata
sono rimasta ferma
mentre tutto girava
girava fortissimo,
l'ennesima girandola di facce.
Un taglio trasversale
come mangiare la neve
non sentire più niente.
Nessun pensiero ,
non più
solo il silenzio, un mare di silenzio.
*
Odore di sangue che cola
magnifico
dipingerne sulla parete,
i demoniaci contorni
riscoprendomi.
Mordimi i palmi
più a fondo di quanto riesca a fare
e benedicimi,
nel peccato e nel miracolo.
Su questi fogli insozzati di sperma,
è te
che pregherò
con tutta me stessa
con l'arsenico sulla lingua
e filo spinato sulle caviglie.
Giocherò al martire
aspettando le pietre
una dopo l'altra come fossero abbracci
quel contatto di mani mancate
le carezze in scatole piccolissime,
balsamo per scheletri senza più memoria.
Sono una perfetta attrice di me
il trucco perfetto, le labbra disegnate
in questo show di pupazzi.
Tra pizzi e fiocchi,
nastri e sete
ruberò al tempo
nicchie in penombra
un eden dove potermi rannicchiare,
e scomparire in prosa.
*
Una notte di Ottobre
tornerò in punta di piedi,
ti sussurrerò i miei incubi
e saprai.
Alla fine,
capirai la tragedia,
sorridendomi oltre il vetro,
quando sarò lontana, perduta.
Coi polsi aperti
come porte sull'infinito
vedrai la mia Follia,
la donna bellissima dagli arti metallici.
Seduta tra ombre e riflessi,
la madre dei miei deliri,
le mani mie congiunte
come gigli bianchi
nell' unica morte che conosco.
Lucciole e canti d'estate
sostituendo al requiem
vorrei mi vedessi,
scomparire all'alba
credendo,
anche per un battito di ciglia
che fosse mio
l'incanto
e mia,
infine,
la nenia.
Nei secoli dei secoli,
amen.
< martedì, 23 giugno 2009 >
Categoria:
Ti penso così
immobile
fiore di carne.
Emozione intensa,
come ago in vena
tu droga etilica
tu notte magica,
nel coro di voci identiche,
nelle parole dolcissime,
nell'eco delle stelle su di noi.
Tutti i miei sogni nei palmi
nuvole e ventre di cielo
grida disperate in un unica melodia,
cantandoti di vita e di morte.
Sentire la musica
oltre la pelle,
arrivare a sfiorarmi le gambe,
graffiandomi i pensieri,
uno ad uno corroderli,
acido e ambrosia.
*
Ho aperto le labbra nel buio,
milioni di sospiri,
gemiti e sussurri
piccole lacrime d'argento
che mai potrai vedere.
Notte,
ti dissi
portami via lontano
oltre le cupole e l'ossidiana,
nel rosso vivo
nell'ocra e nel cobalto
per un istante infinito
avrei voluto tu fossi lì,
mani nelle mani,
due braccia strette a tenermi.
In alto,
quasi come un Cristo,
ho pensato a te
al tuo viso di sabbia,
alla voglia che mi mangiava
mentre eri altrove
in strade perdute,
annegate nell'ombra.
Le note mi hanno spogliata,
nuda e fragile
la tua sposa di carta,
scrivevo con la mente i versi,
l'inchiostro sotto pelle
nell'esplosione immensa delle vene,
partorendo amore
*
Muovermi lenta,
contare i passi,
ed i battiti di questo cuore,
organo in disuso,
per vecchi romantici.
Ti ho strappato dalla penombra,
ascoltandoti gemere,
arpa maledetta,
per le mie mani distratte.
Odore d'incenso e fiori secchi,
cattedrale marmorea
per il mio pianto nascosto
e germogliavi rose dalle ferite
chiamandomi per nome,
il tuo poeta.
Arriverà l'inverno
prometto
ci saranno letti di spine
e tutta me
da donarti.
Non esiste in me,
paura o ansia
con te.
Sei l'amuleto ,
pentacolo rosso sangue
trama di capelli,
che verso il basso mi spinge.
*
Distruggimi adesso
rigira la lama
qui dove pulso ancora
ho creature mai nate in grembo
e una miriade di costellazioni,
morte dentro me.
Reciterò perfettamente,
una maschera di cera inespressiva
indovina la risposta
dimmi se vivrò anche domani
o se ancora tuo
sarà il mio ultimo secondo.
Lasciati andare
cadere sui polsi
come neve fresca
bosco di betulle e salici
in te entrerò
profanerò il tuo altare
mia dea
e assaggerò l'ambrosia dei tuoi seni,
stringendo più forte il cappio.
*
Fin sotto le ossa
negli spigoli del costato
ti ho sentito mia,
vergine di ferro
venivi da me,
occhi negli occhi
di brace il tuo tocco,
sciogliendomi come ghiaccio
sotto di te,
prigioniera del tuo incanto.
Creatura immensa,
agli angeli strappa le ali,
vola da me
vola da me ora
spezzeremo le lancette al tempo
e per sempre resteremo.
Nel silenzio della tua assenza,
ho creato mondi lucidi,
fantasie folli in cui rannnicchiarmi
pregandoti.
" All i ever wanted is Here in My Arms "
*
Brivido e carezza,
tagli e lividi ti invocano
vogliono te,
bramando anche solo un grammo,
di questa tua aria profumata.
Sono solo ore,
queste che passano letali
tra lenzuola e abissi profondissimi
dove tu sola mi salvi
ma io non voglio
e rabbiosa distruggo di me,
il riflesso.
Baciami e toccami
nessun'altro pensiero
qui e con te.
M'inginocchierò ancora
e ancora
e ancora
fino a scarnificare l'universo.
Unghie a premere forte
tutto il dolore che posso sentire
e che voglio
guardandoti.
Immagine salvifica
in te mi perdo,
avvicinando alla bocca il revolver
ave maria piena di grazia
ave maria tu che sei benedetta.
Raccoglimi infine,
come un fiore di plastica sotto la pioggia
m'illuderò che sia tuo,
il paradiso
trattenendo il fiato,
nell' ultimo bacio
lingua su lingua
assaporandoti.
< domenica, 14 giugno 2009 >
Categoria:
Nessun'altro suono,
nessun' altro colore.
Nero pece,
l'autostrada scivola sotto le dita,
come il vestito che indosso,
una corazza di perline e pizzi,
nuda sotto,
tra le cosce e l'ombelico.
Vieni qui,
ti sussurro il mio nome,
che importanza vuoi che abbia
c'è l'alba sui finestrini,
nell'ultima sigaretta,
nel fumo denso sulle mie labbra.
Ne succhio avida,
guardandomi annegare.
E' bello morire
come frutti maturi cadere
aprirsi alle tue mani,
facendosti mangiare,
scossa dopo scossa,
tra tremolii di vento e grida.
*
Luci al neon,
psichedeliche luci per danze infernali
con i demoni mi muovo,
sono le spire del serpente
osservami godere
venire nel ventre
materna nell'atto,
mordendoti al collo,
fiotto di sangue caldissimo
sul palato assaggiarti,
trovarti buonissimo,
dolcetti di miele e colombe
con cui giocare.
Miss Strange Love,
i tuoi desideri e le tue voglie
perversione purissima,
scucimi le natiche
e ridisegnami, artista.
Sotto di me, inchinato
come uno schiavo
un servo fedele,
porgendoti tutta me stessa,
un piatto dorato ,
per sfamarti di notte
*
La mia lingua
tempio e dannazione dei poeti,
muovo su di te
tempie e guance
giù
fianchi e inguine
più giù
genuflessa nota.
Mi suoneresti come fossi un violino
terresti sulle labbra,
questo sapore di brina,
pensandomi lì,
riflessa nelle tue stanze.
Occhi negli occhi,
ho qui un corsetto di ansie e ricordi,
da slacciare per te.
Fili intessuti con cura,
di foto e ferite
sotto la pelle
cicatrici senza sutura,
che urlano pietà.
Un attimo soltanto,
di pace e quiete,
il nulla, il vuoto
il silenzio muto.
*
Hai pagato.
Profumo di banconote e vodka,
gocce di pioggia sulla schiena,
le cinghie ed i tagli,
un lussurioso circo
per bamboline altolocate.
Ti avrei cercato,
le mani come serpenti minuscoli
la mia bocca vorace,
annuendo innocente,
di ogni mia inclinazione.
Delirio e libertà
il tuo nome come unico suono
più forte del male e del piacere,
più a fondo delle spinte,
contrazioni perfette
concentrici pensieri
a sbattermi come falena,
contro la stessa,
seducente luce.
*
Sarò la tua Venere, se vorrai
userai la penna per tratteggiarmi
i seni e gli zigomi,
ricordandomi eterna,
su pagine ingiallite.
Avrò un trono d'avorio
nella tua mente,
sarò immortale
per sempre bella
per sempre crudele.
Ecco la mia favola,
non ho principi nè re
ma un cuore puttana
rubini e sete come talamo.
Alla fine della notte,
ritorno lì
dove nasce e muore il vento
nello sfiorarsi di dita
nel riverbero di un sole lontano.
Nella penombra della luna,
in un cratere sommerso
solleverò le gambe offrendomi.
Fiore di loto,
maledetto ed estatico fiore,
spine e rovi le mie braccia,
riportandoti a me con forza,
bisbigliandoti dolcemente,
il più tenero mio inganno.
< martedì, 09 giugno 2009 >
Categoria:
Mi tieni in piedi
mi dici sei bellissima,
alzi la gonna oltre l 'inguine,
lecchi e mordi.
Godi in silenzio,
ti dico.
Ci sono angeli di coccio sul soffitto
mi guardano venire,
venire in te
e bevi di me
come fossi alcolica essenza,
solo anima vorrei essere,
con le tue dita dentro.
Un manichino dalla testa leggera,
questo vestito aderente alle ossa,
i capelli lisci come cuscino di piume.
Siediti su queste mie macerie,
ed osserva il buio,
tenebre color del vino
ed estatiche lune a capovolgersi,
una nell'altra,
come amanti,
come noi.
*
Piegata contro il muro,
sentivo la parete raschiarmi i sogni,
i desideri tutti
come filo di perle,
staccarsi di pelle e ricordi,
girotondo di spettri,
una mano tesa,
la tua,
invitandomi a danzare.
Campanellini d'argento sulle caviglie,
il tintinnare del bisogno,
il pallore della pelle,
il castano dorato del tuo crine.
Ci sono frammenti di te, qui
quando apro gli occhi
sei lì
come l'ultima goccia di allucinogeno,
guardo il pavimento
e ci sono prati sul tuo viso,
margherite e anemoni,
gigli e rose.
Coglierei le tue iridi,
se potessi.
In un volo opposto al sole,
le ombre a svanire,
nell' orizzonte disperso.
*
Morirò in uno scoppio,
stelle cadenti sul viso,
polvere e diamanti tra le labbra.
Raccogli l'aurora per me,
conta i minuti,
i secondi
ad alta voce.
Fino all' oltretomba voglio sentirti,
l'eco della tua voce,
l'imperfezione meravigliosa dei tuoi sguardi
E tu sei lì,
la musica fortissima
il volume nelle orecchie rimbomba
ballo da sola,
aderisco al tuo corpo,
desiderando appartenerti,
penetrarti l'anima
rubarti il cuore,
mangiarlo e masticarne le arterie.
Immagino il tuo sangue,
il sapore della ruggine,
un giorno di pioggia
la terra bagnata, le foglie sui palmi.
strisciare felina,
miagolando attenzioni.
Ti accarezzo la schiena
e già ti vorrei
nel ghiaccio del drink,
nell' ansia che sale.
*
Adesso le luci si spengono
non rimani che tu, seduto
padrone di ogni mio respiro.
Da brava,
allargherò le gambe e ti lascerò entrare,
sarai di nuovo mio,
nient'altro che conti.
Perfetta bambola,
il fiocco sulle cosce da sciogliere ,
nessun imbarazzo,
nel lasciarmi andare,
in frantumi, ai tuoi occhi.
Vacillo,
tacchi a spillo sull' asfalto
una madonna a poco prezzo,
gettami a terra i denari,
leccherò via la tristezza,
raccontandoti di me,
di come da farfalla,
divenni bolla di marmo.
Il tuo giullare,
la puttana se vorrai,
ai tuoi ordini,
non avrò emozioni, prometto.
*
A volte,
ho paura.
L'aria diventa acqua
ed io affogo.
Non temo la morte,
ma la tua perdita,
il vuoto del dopo
il non saperti sotto le unghie
non poter correre da te
a gridarti ciò che sai.
Il prezzo di un milione di istanti,
lo scorrere di questo tempo,
a me non importa.
Genuflessa ora prego,
senza croci nè rosari
un orgasmo potente,
che mi faccia dimenticare.
Cinque minuti di assoluto
bellissimo
inebriante niente.
Solo cori di voci delicate
e petali di noia
a solleticarti l'ombelico.
*
Rannicchiata contro me stessa,
in un quartiere dimenticato,
le luci della città,
feste e delirio.
Nel valzer che ho in testa,
nelle scarpe con la punta,
contro un palo metallico,
mi tengo stretti i muscoli,
cercandoti.
In queste tasche vuote,
nei vicoli,
dove mi prendi e mi uccidi
lasciandomi vuota,
persa
ansante.
Porti via il mio respiro,
in cambio di me,
tutta me
in quell' ora di sublime ascesa.
In quel cielo,
asetticamente bianco
c'è solo neve,
nessun brutto pensiero
nè lacrime mai.
Lasciami lì
stringimi le spalle
anche quando ogni mia fibra
urlerà cedimento.
*
Negli idoli dell' estate
nel dio immaginato
nelle bende della redenzione
acqua santa,
per le mie ferite.
Succhierai l' estate
in ginocchio
implorandomi di parlarti.
Per ore,
la mia voce soltanto
seguirla come nenia
fino al sonno più quieto.
Dormi cherubo stuprato,
ti tenevano stretto lo so
polsi e caviglie
come un cristo dicevi basta
sapendo che mia,
era la stretta.
*
Come la Vergine,
ti ospiterò tra le braccia
cadrai dall' alto
come neve,
un fiocco più bello degli altri
più fragile
assorbirai i colori del mondo,
sporcandoti di umanità.
Sarò lì,
per seviziarti nuovamente,
le catene e la frusta.
Voglio sentirti urlare
risveglia il paradiso tutto,
fammi sentire che è me,
che brami.
Davanti a te,
strapperò coi denti,
questo vestito di piume di cristallo
chinandomi su di te,
materna.
Umido e caldo,
aspetterò il momento
per germogliare rose carnivore
dal tuo stesso sudario.
< giovedì, 04 giugno 2009 >
Categoria:
Le mie mani,
queste dita storte e delicate,
le sento toccarmi,
c'è un piacere intenso, in questo
nelle corde vibrare,
l'amplesso del suono,
scoprendomi viva ancora,
questo corpo enorme,
come gabbia, mi stringe
vorrei scrivere fine,
col rosso del mio sangue,
la fine d'ogni cosa,
saperla trovare, dentro.
Non ci sono state corde,
trapezista sempre
il volo incompiuto
a te le mie ali,
nei palmi stringevi le piume,
di libertà piena.
*
In catene al tuo cospetto,
solo carne e lacrime,
i polsi aperti, come fonte
il battesimo dell' angelo
insozzavi col pollice,
ogni mio poro,
più a fondo delle ossa,
sapevi scuotermi.
Questo suono fortissimo,
falene di luce negli occhi,
seguire l'immenso,
seguire l ' invisibile,
come spettri questi echi,
pazzia mia, amica di sempre.
Qui e adesso,
ti voglio ora ti dico,
il cielo non basta, non più
vorrei già essere evanescente,
un rumore di arti metallici,
il frusciare di foglie mai cadute,
l' antichissimo tremore.
Di voce acuta,
il tuo canto m'arriva,
danzavi timido,come non ci fossi
per i miei occhi,
per i miei occhi specchi profondi,
cigno stordito,
dall'apatia dei sensi.
*
Inarcavo la schiena,
i tasti del tuo piano,
la puttana della musica
mi davo e ritraevo
come onde nerissima
non sai la meraviglia,
non saprai mai lo stupore,
darmi totalmente a te,
in balìa dei giorni,
anni e secoli,
cosa vuoi che sia,
con l'immortale tuo sospiro su me.
Sveglia la mia fiera,
questo animale che non dorme,
freme e graffia,
contro lo sterno, forte
il suo respiro,
il mio respiro,
legacci di vene,
a tenerci uniti.
Ti dono la mia voce,
il segreto mio giardino,
di carnivore piante e rose sfiorite,
cogli la bellezza,
spezzando in due lo stelo,
perfezione estetica,
puramente questo.
*
Cattedrale di marmo,
ultimo sudario estremo,
un mare di suoni,
alla fine di quest' era
fatta di niente,
pura essenza, questo sono.
Cercami nelle distorsioni,
nel vento e nel suo errare,
portami via il dolore,
succhia dalle ferite,
vecchi veleni e l'amaro,
da queste mie labbra.
Profanerò il tuo altare,
tra le mie viscere,
ti lascerò essere il virus,
per uccidermi una,
e tutte le volte che vorrai.
Nei tuoi palmi,
il mio pennino,
scrivi per me,
nel nero pece,
autostrada notturna,
trova per me la via.
Ultimo mio respiro,
uno sguardo di rosoni e madonne,
la fede in te,
il freddo del legno,
contro i lombi.
*
Con l'indice,
traccio la mappa di me,
dove tu sei
nel cuore e nei polmoni,
boccata di fumo intensa,
la tua sigaretta spezzata,
un godimento segreto,
pensandoti sempre,
dentro di me,
come un pagano desiderio.
Profondamente,
oltre lo stomaco,
nel ventre,
tra grovigli di sangue e inguine,
rannicchiato, dormiente
la malattia dal volto perfetto.
Sfregiarmi per te,
è questo che volevo dirti,
che tutta la bellezza non bastava, sai
l' imperfetto accordo dei flauti
cadendo lenta,
oltre la coltre del giorno,
notte eterna accoglimi
come fossi tu la mia bara.
Tomba di gigli,
preparami alla fine ultima,
accompagnami,
vestita da sposa
sussurrami il verbo,
e sarò salva.
Una sola tua parola,
quella che io non conosco,
prendimi la mano,
e impazzisci con me,
il sentire,
questo mare dolcissimo,
lo senti salire come pugnale?
Lo senti, dimmi
come amante possederti?
*
Mia sublime Arte
nell' inconscio dimori,
io non ti conosco,
lasciati guardare
da me,
una volta soltanto
sacrificherò ogni cosa
per averti con me.
Sono tua adesso,
prendimi con te,
morbo deforme di ogni mio incubo,
vieni qui
nel mio letto , sposo novello.
Sarai la mia droga,
l' estatico momento dell'alba
a fuoco incisa sui fianchi,
sulle ciglia frammenti d' oro.
Mosaico di meraviglia e sospiri,
trattieni a te, strette
le mie spalle,
ricreami dal niente
e dammi vita.
Germoglio di gelsomino,
nel tuo profumo di seta,
annego.
Non più vita,
nè amore,
nè sintetici paragrafi
ma oblio,
dolcissima quiete
la pace tra i morsi,
la quiete del massacro.