< lunedì, 25 maggio 2009 >
Categoria:

Sono un cane randagio,
la notte ed il buio,
hanno lo stesso identico odore.
Le strade bagnate di pioggia,
il bicchiere di rum,
bevuto di fretta,
la sbronza del dopo,
parole a trascinarsi lente,
come cadaveri in un fosso.
Ti eri lì,
oltre lo stesso muro,
forse sconfitto, impaurito
profumavi di miele,
mentre ti baciavo
e c'era il mondo,
accanto a noi,
seduti sul marmo
ma eravamo soli,
io e te
come orchidee solitarie,
a stringerci stretti,
per paura del freddo.
*
Siamo tutti soli,
io lo so,
non c'è tenebra
che non sia materna
nè alba rosea,
nei miei occhi.
Sei diventato per me,
la via di casa,
il respiro di aria pura,
dentro le mie stanze nero pece,
tra gli sbalzi del mio umore,
ti iniettavi come droga,
nelle mie vene,
cantandomi melodie arcane,
sicuro, che avrei capito.
Baciami ora,
dimmi che sei mio,
di nessun'altra mai
che non esisterà distanza,
perchè tu sarai lì,
a chiamarmi forte,
più forte del vento,
per me sola.
*
Ho pianto l'assenza,
giorni in cui Follia,
m'aveva presa con se,
ero la serva e l'ancella
la stuprata emozione,
che troppi tennero sulla lingua,
come pastiglia d'estasi
scordandosi di me,
al primo assaggio.
Da te tornare,
come sapevo, in fondo
succhiando ogni tuo malessere,
ero io la luce,
il sole che non tramonta
per trovarti,
per ritrovarti di nuovo,
in quel buio che conoscevo.
*
Tra le tue labbra,
mio Sire,
ho trovato l'oro e l'argento,
il cielo e le nuvole,
sfdondo perfetto,
per ogni mia caduta,
immaginando le tue mani,
a cercarmi il piacere,
sulle cosce e nei lombi,
fino al tramonto dei sensi.
Sulle note di un requiem,
vieni a cercarmi,
sono qui e ti aspetto,
ogni secondo d'attesa,
saperti mio,
oltre le onde di un mare ignoto,
consumandomi lenta.
Nell' abbraccio del tempo,
nelle fiamme ardenti,
il mio corpo dimora,
sotto teca, protetto,
per le tue dita d'angelo
e sai,
avrei venduto le mie ali,
barattandole con un pugno di mosche,
per averti con me.
Stringo la tua pelle,
Amore Mio,
flagello e stupenda opera d'arte,
che ai miei occhi si mostra,
d'intoccabile meraviglia,
setosa primavera,
in un giorno qualsiasi.
*
Al collo,
qui dove pulsa ogni mio sogno,
azzannami,
non lasciare niente di me,
mangiami piano,
sulla schiena incidimi,
fammi essere la tela,
per ogni tuo disegno.
Eccoti qui,sul palato
sfiorando con la lingua il costato,
per averti fino in fondo,
fin dove si può,
raschiando anche le ossa,
come iene ridenti.
In ogni mio foglio,
sei l'inchiostro macchiato,
il nero delle parole,
il bianco delle neve,
che di purezza m'investe.
Sii per me,
la Madre ed il Padre,
incornicia con perfezione,
le mie ansie ,
creando dal mio dolore,
arabeschi tra le pause.
*
Tra queste mie braccia,
vieni
non aver paura delle lame,
perditi in me,
sarò la selva oscura
e la cripta segreta.
Amico segreto,
dammi la mano,
stringi forte i tuoi sogni
vicino al petto.
Ti porterò al fiume,
e lì berremo,
di eterna vita,
sorsate d'immenso,
sazi ed ebbri di gioia.
Amico segreto,
saremo insieme,
al tramontare di quest' era,
lo giuro.
Ed ora lasciati andare,
precipita con me,
fiore del male,
il tuo profumo rimane,
resta immobile,
fatti spiare.
*
Sussurri e grida.
Penetrami,
sii il coltello,
per ogni mio peccato.
Assolvimi,
per averti amato sempre,
e senza limite.
Mischia il tuo sangue al mio,
come fossimo fratelli,
bestie immonde,
stammi addosso,
non darmi quiete, mai.
Di ogni cicatrice,
conosco la storia,
come pagine di diario,
la mia tragedia sulle mani.
Al centro dei palmi,
stigmate d'ambrosia,
nuda e cruda,
il pasto ancora caldo,
sbranami infine,
e dimmelo ancora.
Ti Amo
< martedì, 12 maggio 2009 >
Categoria:

Pozze di pianto,
qui sul margine della notte,
il buio che mi penetra,
l'amante maldestro
le mani a graffiarmi,
il polso reciso,
come un fiore,
petalo di rosa bianca,
a cadermi sul capo.
Valzer di occhi,
ballare piano,
sentirmi prescelta,
dalle onde strappata,
la figlia deforme.
Braccia strette al corpo,
di bambola triste,
un broncio di plastica
due vitree iridi,
per guardarti ancora,
nell'orrore del saperti vivo.
Di nuovo le ombre,
dicevi,
a succhiarmi via.
*
Minuti d'agonia,
la pelle come pasto,
mangiane adesso
mentre sono qui.
Guardo lo scempio,
disintegrarsi di minuti d'amplesso,
mutilavi i miei arti
bestemmiando bellezza.
Rosa rossa profonda,
un abisso a dividerci,
il premio per le labbra,
sfiorarle leggero,
come soffio di vento,
come bacio d'angelo.
Stringevo l'aria,
tra i pugni serrati,
delusione e mosche,
nient'altro qui per me.
Innalzavi alla luce ,
il canto di voce sola e,
dalle tenebre svegliavi,
come Orfeo bagnato d'alba,
ogni mia paura.
Euridice sotto teca,
la sua vita come ago,
nelle vene,
e più forte la volevi
e più forte la bramavi.
Tra i suoi capelli il paradiso,
l'incenso e la polvere,
da annusare in silenzio,
tra le grida dei santi,
genuflesso al vuoto.
*
Perfette geometrie,
questi attimi,
girandole impazzite di aromi,
come impazzire,
nel quieto spazio,
quando perle di silenzio si schiudono,
come boccioli d'eternità,
fino alla fine del tempo.
Come potevi vedermi,
nascosta in me,
cubica prigione,
sfregiavo i miei tratti,
per mostrarmi a te,
di una perfezione stonata.
Le ali piegate,
quel volo mancato,
lo ricordo.
Il cielo altissimo,
le nuvole sui fianchi
e tutto il mondo di sotto,
come tappeto d'erba,
dove dormire.
Impazzivo,
muovendo le ossa come serpente,
la mia bocca aprivo,
cercandoti qui dentro,
nelle viscere,
al caldo del mio amore.
*
Resta qui,
davanti a me,
dove posso vederti ancora,
toccare i tuoi contorni,
lo sbiadito percorso dell' indice,
sulle tue labbra,
curva suadente
dove ogni mia voglia scivola.
Carillon rotto,
perdevo i sensi,
giostra velocissima d'ogni mio errore
e cadevo,
non c'era mano a tenermi,
quel buio color cobalto,
che così bene conosco.
Resta fermo,
fatti pregare,
come fossi tu, il Dio
quel divino credere che manca.
*
Musica per nere note,
le sento stringermi,
un abbraccio d'edera
e non so dire no
mentre tutto il resto crolla
svanisce
evapora,
io resto ferma immobile,
solo questa musica,
io non sento altro,
non c'è rimasto altro, no
se non questo assordante frastuono.
Rami che sbattono,
più forte dicevi
più forte premevi
la mano sul collo.
Tutto il sangue che ho,
che avevo,
da cannucce dorate,
vorrei lo bevessi
e le mie iridi,
guardale diventare rubini e diamanti,
lasciati indossare,
come fossi fatto d'aria
ed io scompaio.
*
Ho dimenticato sai,
come si vive,
il primo raggio di sole,
le foglie sul cuscino.
Siamo fiamme,
ardori lontani
di identiche epoche
guardami,
sono qui
sono qui e adesso.
Diventa il confine,
che so oltrepassare,
la scelta sbagliata,
la morte volontaria,
l'annullamento dell'aria.
Demoniaca forma, dammi
plasmami come creta,
fino ad essere statua,
anatomie splendide
e cuore durissimo.
In sterili stanze,
adesso ti penso
scrivo di te alle pareti
parlo di te ai miei fantasmi,
sussurri lontani,
echi distorti,
dove tu sei.
*
Ho perso la strada di casa,
senza meta vagare,
sbattere a lungo
sullo stesso angolo
e godere di quel dolore noto,
ogni volta.
C'è ambrosia da leccare,
vieni qui
violentami dolcemente,
ti narrerò del mio teatro d'ossa,
di ogni mio momento,
qui,
senza di te.
S'assomiglieranno tutti,
questi giorni
io lo so.
Alzami il mento,
avvicina l'orecchio,
al pavimento
e ascoltami godere.
L'amplesso cercato e voluto
di due anime affini,
lo sbranarsi di due cani,
la bava alle labbra
e il ringhio cupo.
Sei bella,
mi dici,
bellissima così,
nuda e cruda
il cibo sul piatto.
I tuoi denti infine,
mi danno redenzione,
e non sono più spirito,
ma corpo,
che è stelo reciso,
di questo vergine asfodelo.