< The Bad Twin >
Utente: SilentHell
Nome: Lilium.
Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo. Sono la carezza e la frusta. Amore e odio.Dolcezza e infinita perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†


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< Watching the Sky..>

mpi

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TI.AMO.
SOLO TU.NEL.CUORE.
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Mia adorata Lili..
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Lika
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Dark Temple <3
Tu Ribelle.Tu Nero Angelo
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Mon cher Cartafilo
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Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
Isabella RivoltaLaCroce
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< giovedì, 30 aprile 2009 >
Categoria:
Titolo: Sacred Scar



Dall' alto dei cieli

nervose nubi sul costato

i tuoi occhi addosso,

le mani congiunte,

perfetta.

Ero la Vergine santissima,

i miei seni bianchi,

nettare perduto,

Eden impolverato,

la statua Divina

il marchio su pelle,

tatuaggio demoniaco

tra cosce e lussuria.

Consumami,

come fossi candela,

la mia fiamma accesa,

per te soltanto,

riscoprimi puttana

godere in silenzio,

acqua santa e legno,

inginocchiata.

*
Schegge di luce,

il sole bellissimo,

i raggi come mia corona,

avanzavo di potentissima forza,

tra le tue ossa,

come virus

infettiva malattia.

Nel sangue,

è questo che voglio

dita imbrattate di te,

di noi

finchè ce n'è

fino all'ultimo respiro

succhiarti e respirarti

tenerti tra i polmoni

verme solitario

a mangiarmi gli occhi.

Questi miei sguardi ,

la giada ed il rubino,

perle e petali,

per la mia redenzione.

Dì una parola,

una sotlanto

che sia d'amore,

ed io mi salverò,

tra queste fiamme,

guardandoti.

*
Mio Dio,

t' avrei chiesto pietà

dal basso del mio ventre,

partorendo mostri,

stringendomi al marmo,

imploravo lacrime,

dalle tue iridi,

una goccia rossa,

per le mie ansie.

Canterò stanotte,

quando non ci sarai

lontano dal mio pugno,

un requiem nero pece,

terrò la nota,

guardando angeli cadere,

uno ad uno,

come pioggia,

su di me.

E ancora,

mi desideravi pura

come neve dicevi

come neve bianca,

ma non c'era che tenebra,

nelle pozzanghere.

*
Ricordami così

l' arco piegato al dolore,

l'acuto sibilo

del cigno morente,

la piuma danzante,

in quest' aria inquinata.

Mani a tenermi,

non questi immensi spazi,

nè il cielo

ma catene e lividi,

il bluastro contorno

che mi renda reale.

Fammi vivere,

cicatrice sul cuore,

strappa via le ali

e volami dentro,

più a fondo

di questo mio giardino.

Arriverà l'inverno,

fiocchi eterni,

coma quieto,

chiudimi le palpebre,

alla fine del tempo,

leccandomi l'orgasmo,

maledetto indice

che i miei tasti preme,

esplodendo in me,

di bellezza macchiata.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 22:22 .::. commenti (20)
< mercoledì, 15 aprile 2009 >
Categoria:



Venature rosse,

rosso sangue,

il mio.

Colavo lenta,

cera liquida a sciogliermi,

sulle dita,

sgretolando frasi.

C'erano parti di me ,

ricordo

il volto e le mani,

le mie mani adorate.

Il frusciare degli alberi,

nella mente mia,

lo stesso eco

parole confuse e sussurri,

dicendomi follia.

*
Il delirio della carne,

taglio trasversale e netto

un parto dell'anima,

sputavo via l'embrione,

di questo mio amore,

grande e piccolissimo

un vagito di parole

a stringermi madre.

Non ho potuto guardarti

svanivi da me

eri il fantasma bellissimo

l'idea mai reale

una voce tra tante,

il tocco non voluto.

All'altezza del petto

non c'è niente,

non più.

Bare bianche di silenzi,

a guardare muta,

l'ennesimo mio cadere.

*
Il legno della croce,

sulle mie spalle ora sento.

Un ansimare all' unisono,

fiaccole d'occhi,

nel buio del giorno.

Spegni per me il sole,

quei raggi dorati,

quella luce magnifica

che non ho forza di volere.

Sono ancora qui,

una statua di pelle vitrea

gettami a terra dai

divertiti ancora,

ad uccidermi dolcemente.

Ero il Cristo sofferente,

in alto tra le navate,

della mia cattedrale di spettri.

Il costato trafitto,

vieni a berne

come da fontana

succhiavi le gocce,

godendone segreto.

L' anatomia precisa

di questo giorno,

la sfilata di ricordi.

L' eterna bambina,

dicevano

questo visino dolce,

l' espressione del cerbiatto,

suadente e terribile.

Ho ucciso io,

ciò che ero

immagine distorta

di una me lontana,

quasi assente.

*
Baciami colpevole,

il mio letto di spine

e le carte imbrattate

Little Miss Sunshine era qui,

l' odore di girasole

intenso e fragile,

sul cuscino.

Le notti a confondersi

la luce ed il buio

queste presenze,

senza nome nè volto.

Genuflessa,

alla mia stessa lapide,

vorrei piangere,

versare lacrime caldissime

per la me distrutta,

fatta a pezzi dal mondo.

Fiocchi al collo

rosa confetto

ed i pizzi ed i merletti

un vestito di cicatrici,

indossavo per me.

*
Mi sono lasciata,

è vero.

Come un cane,

per le strade del mondo

abbandonata al bivio,

nessuno lì

a prendermi e carezzarmi.

Le mie ossa poi

come tasti di piano,

uno ad uno,

li suonerei.

La non presenza ed il vuoto

la luna capovolta

il bicchiere di vodka

il rossetto sul bicchiere.

Schegge di ebano,

sui palmi

e scrivevo piegata,

un ramo d'ortica

sotto la grandine.

*
Questo abbraccio

il respiro dei secoli

tutto il tempo che c'è

tutto il tempo che non ho mai,

racchiuso qui,

nel mio petto.

Braccia a stringermi,

più forte del mio male,

a fondo,

fin dove c'è ossigeno.

Nevica, guarda

ci sono fiocchi bianchi

ballerine danzanti

ai miei occhi asservite.

Il freddo che torna,

l'anestesia da tutto

questo vorrei

dimenticarmi cosa ho,

la mia malattia bellissima,

il morbo e l'atroce sapere.

*
Ora e qui.

Mi dimentico di respirare,

il cielo nello stomaco

tramonti e laghi

laghi profondissimi

da non vederne la fine.

E poi più niente,

uno scoppio

un tonfo

come di margherita

che il capo fior.ito posa

e s'addormenta


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 09:55 .::. commenti (46)
< giovedì, 02 aprile 2009 >
Categoria:



Massacro di stelle,

stanotte,

al centro di me,

dove pulsa il desiderio.

Petto cavo.

Invocavo carezze,

la mano sul capo,

salvifica

che mi tenesse lontana

da me,

dal mio dolore,

solo per un attimo.

Un altro attimo,

non ti chiedo altro,

nient' altro ,

se non un ora di quiete,

il respiro delicato,

un pensiero di luce.

Non lo sfregio,

nè la pazzia dei minuti

ma un interminabile silenzio.

il battito regolare

di chi sa esistere,

senza scivolare.

*
In questo vuoto,

bianco sterile,

ti trovo ancora,

seduto immobile.

Il tuo sguardo impietoso,

io piccola

io inesistente.

Era al tuo cuore

che misuravo la mia poesia,

i miei versi

sul tuo costato,

che volevo ricreare,

come da polvere,

opera d'arte.

Avrei voluto un cuore,

nuovo e magnifico,

meccanico e stridente,

il suo grido,

nel nero,

a svegliarmi dal coma.

Da questa vita,

che non vorrei

ma m'assale,

quando dormo

e mi violenta

come puttana.

Lei che era tutto,

tutto quanto,

sapeva amarmi

e gettarmi via.

Accartocciata,

come foglia d'estate,

le tue carezze

di calura e delirio

erano perle

per me,

che non so essere

senza te dentro

*
Embrionale sentire

tu madre

tu santissima trinità

della mia condanna,

perchè non torni,

perchè mi lasci qua,

a morire di te?

Minuti come ore

non respirare nemmeno,

pugni serrati

e baci che mancano.

Abbracciami,

scarnificato corpo d'ombre,

tienimi a te

come fossi tua figlia,

colma i tuoi occhi,

delle mie lacrime,

che d'oceano

si è colorato lo spazio.

Divarica le gambe,

fammi vedere,

come nasco

e muoio,

ogni volta.

*
Puttana,

le tue labbra ricordo

il bacio del serpente,

i tuoi morsi addosso,

scopandomi forte

ogni mia lacrima.

Nel tuo ricordo,

ho creato incubi,

mostri immensi

che fanno banchetto di me.

Vermi dorati,

che

sull' inguine,

leccano le gocce,

che a te darei,

come se fossi io,

la magia del mio palco.

Sipario,

chiudersi di rosso porpora,

rosso sangue,

il mio,

che cola lento.

Dal mio cadavere

guarda

nascono anemoni

i petali

color del primo sole,

riflettendo l'infinito.

Guardarmi da fuori

come se non ci fossi

come se non sapessi

che è mio,

quell' abominio.

Figli gettati nei rovi

senza pianto

nè rimorso.

*
Nell' oro e nell' argento,

fammi tornare,

non esiste niente,

se non Te.

Io che son già,

maledetta anima,

lontana dal perdono,

lasciami il cielo,

questo cielo d'ambrosia

dove appendermi.

Le mie braccia allunga

e lì

nei palmi

inchiodami e fermami.

Ti offro me,

ora che te ne vai,

questo corpo offeso,

umiliato e deriso,

meta impietosa

di pellegrini disattenti.

Queste ferite,

tutte quante,

sono la mia storia.

Accettami così,

non voltarmi le spalle,

puttana

non ancora

ho bisogno di te

del tuo abbraccio

quando ubriaca di malinconia

cedo a fantasmi,

la mia lira.

Poeta,

tu che sai

cosa è per me,

il graffio,

raccontami di nuovo

cos' ero

perchè vivevo

ed amavo senza indugio,

ogni mia imperfezione.

*
Vomiterò bellezza,

un giorno,

quando tu non guarderai

avrai gli occhi

nell' orizzonte

mentre io risorgerò.

Sarò fenice,

la nuova Era,

onirica promessa.

Vieni con me,

afferrami e uccidimi.

Ti porgo la pistola,

premi tu,

per me,

il grilletto.

Non lasciarmi guardare,

questa dolcezza

tutta questa dolcezza

svanire,

diventare dura pietra

e sgretolarsi

com' anch' io farei,

se avessi coraggio.

Fegato e reni,

anche quelli

etirpa da me

che bevo cicuta e miele

dalla mia nascita.

M' hai lasciata di nuovo,

solissima e perduta

ero Alice folle,

ero un ballo dove io,

giravo in tondo

fingendo meraviglie.

Lasciami andare

e urlami di tornare,

quando l'ultimo petalo,

del mio ventre

sarà macerie.

*
Vieni vicino,

stuprami dentro,

stammi addosso

come fossimo animali.

Io e te,

come fratelli,

mordimi il collo

e sputami di nuovo,

a terra,

partorendomi dalla bocca.

Le tue labbra

da incidere

e se avessi un dio,

sai

pregherei al contrario

un ave maria di voci rauche

per le tue labbra.

Da mordere e leccare.

Un unico gemito

prolungata estasi,

fino alla fine

finchè ce n'è.

Alzami la gonna,

mentre non guardo

e fotti,

quest' ultimo sogno.

Senza più maschere

nè paure,

soli

nella penombra,

dove

anche un tuo minuto

tra perdizione e oblio,

mi rende bella.

*
Questo nero pece,

prendilo e copri,

il mio viso sfregiato.

Fammi essere

l'abominio che diviene stupore

il quadro imperfetto

ad intrappolare per sempre

i tuoi occhi.

Fammi essere

la chiave

di ogni tuo volere.

E poi cancellami,

e di nuovo,

ricreami.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 11:59 .::. commenti (19)


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