< giovedì, 12 marzo 2009 >
Categoria:
Titolo: Broken Bones

Lo spazio d'un attimo
note al contrario,
non so più cantare.
Non ho voce,
per gridare
ma solo mani,
per stringerti più forte.
Più forte,
resta vicino,
non te ne andare.
Mille soli ho raccolto,
sull'asfalto d'agosto,
li vedevo cadere
come stelle,
nella mia mano.
Tremavo,
tu non vedevi,
pioveva quel giorno
diluvio di lacrime.
*
Tu che sai
tu che sai tutto,
m'hai vista
e poi scrutata
ogni cosa,
pelle e viscere
da mostrarti nuda.
La tua bella bambola,
i nastri di seta ai polsi
e ricci di ebano
da lasciarti sfiorare.
Toccami adesso
fa freddo qui,
dove manchi tu
nell'impronta dei giorni
ricalco il tuo nome
siamo date
solo date
che poi,
senza preavviso
finiscono.
*
Polmoni pieni di niente
diventare fessura,
nell' aria
una porta chiusa
che non si sposta.
Premo più forte
sbatto i cardini,
ma ritorna l'eco,
quel suono bellissimo,
della tua voce,
confusa con la mia.
Ansia fortissima
pozzanghere come laghi,
la luna sulla schiena,
morsi sulle dita
mentre scrivo
e continuo,
solitaria
a danzare.
Sette i veli,
sette le voglie,
sette i peccati miei,
lavati nel sangue.
Verrai con me,
stanotte
c'è tempo,
tutto il tempo che vuoi.
Granelli di zucchero
da scioglierti in bocca.
*
Chinata,
ero lava calda
a bruciarti passione
ero terra smossa
di morte precoce.
Una fossa profonda
e lì in fondo,
la mia vita,
il mio corpo,
il mio essere.
Che importa,
di tutto questo?
Che importa
se non ci sono?
Tienimi con te,
altro non chiedo,
cane randagio
quest' anima mia
puttana tristissima.
Tra le dita,
tieni le vene
ed intreccia per me,
la canzone dei venti.
Un giorno,
sarò di nuovo ossigeno,
porterò in petto,
tutto questo amore
che ora trabocca,
da un otre scheggiata.
*
Diventa reale.
In bocca stringo broccati,
mentre grido
e nessuno sente,
annaspo nel letto
lenzuola sudate di noi,
frammenti di mosaico
di un unica meraviglia.
Che dolce poi,
dire noi
masticarti piano
graffiare i minuti
sul quadrante d'inchiostro.
Parlerò di te,
alla mia tristezza,
la tua immagine riflessa
nello specchio,
cocci e macerie
di tutto ciò che conta.
Immobile.
Sono la statua
dell' eterno ritorno
e solo le nubi,
conoscono il mio lamento.
Foreste,
i miei capelli
trame fitte
per le tue narici.
Annusami mentre dormo
e muoio un poco
lascio le membra,
sul catafalco dorato.
Lì stuprami
sposami come sempre,
tra rose biance
e il sì sulle labbra
che già sai,
ti direi correndo,
contro il precipizio.
*
Mia vena,
scoppiami dentro
chiodi nei palmi
la mia salvezza
non santità perfetta
nè idoli
quando tu solo
sei il mio dio
e il mio luciferino desìo.
Vieni qua
apri le mie gambe
geometricamente donata
il fiocco sui fianchi
solo da portar via,
lontano da tutti.
Non lasciare,
che mi guardino così,
d' una nudità primordiale,
la prima rosa
sbocciata sulla lava.
Profumo di ginestra,
le radici nel fuoco
e vivere ancora
respirando lame.
*
Proprio qui.
Tra feste violente
e orge di volti,
mi perdo,
e danzo,
danzo finchè ho forza.
Morirei,
se servisse
lentamente chiamerei i vermi
a mangiarmi lo stomaco
e ai corvi
implorerei
di tagliuzzarmi il cuore.
Sono un embrione
nel tuo sangue,
e se solo sapessi
che nel tuo ventre
adesso vivo e dimoro,
potresti chiamare,
questa mia disperazione,
amore.
Una parrucca rosa elettrico
e treni in corsa,
forse dimenticarmi
forse distruggermi
un sorso d'acqua gelida
toccando nelle tasche,
il tup profilo.
A niente,
non servo a niente,
se non quando c'è il tuo sguardo
a rendermi la penna.
Non c'è parola,
per il vuoto
nè per il gelo
che mi stringe da dietro
portandomi via.
Mille volte l'inferno
più a fondo
le mie ali crocifisse
il sangue a colarmi addosso
e bevi,
dal mio ombelico
la devozione
di me,
serva del buio.
*
Nella notte,
ho piantato asfodeli
sull' immacolato pianto
delle rose selvatiche,
ho provato a disegnare,
sul ventre,
all' altezza della vertigine,
un ricordo,
che non faccia male.
La passione
ed il delirio.
L' incoscienza
e l' ossessione.
Confondo morbo
con semplice ed animalesca possessione.
Sul fondo
ma con te.
Abbracciati,
il tuo corpo
come conchiglia
alla mia tragedia.
Tienimi stretta,
la rabbia svanisce
e restiamo silenziosi,
in attesa del miracolo.
Una luce embrionale,
materna
protettiva,
calma.
Raccolgo ora,
da terra
la mia carcassa
e le comete
sfiorano l'inguine
di viva orchidea
di questo mio negarmi.
Vita mia,
torna da me.
Vita mia,
non t'ho mai voluta.
Vita mia,
ruba ai giorni
il sorriso
mentre ai dadi,
giocherò la mia Sorte,
in attesa
che tu torni da me.
Un nuovo incubo
da tenere stretto,
quasi fosse lì
l'unico gioco perverso
di cui so innamorarmi
urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:59 .::. commenti (22)














