< The Bad Twin >
Utente: SilentHell
Nome: Lilium.
Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo. Sono la carezza e la frusta. Amore e odio.Dolcezza e infinita perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†


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mpi

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TI.AMO.
SOLO TU.NEL.CUORE.
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Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
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< giovedì, 12 marzo 2009 >
Categoria:
Titolo: Broken Bones



Lo spaz
io d'un attimo

note al contrario,

non so più cantare.

Non ho voce,

per gridare

ma solo mani,

per stringerti più forte.

Più forte,

resta vicino,

non te ne andare.

Mille soli ho raccolto,

sull'asfalto d'agosto,

li vedevo cadere

come stelle,

nella mia mano.

Tremavo,

tu non vedevi,

pioveva quel giorno

diluvio di lacrime.

*
Tu che sai

tu che sai tutto,

m'hai vista

e poi scrutata

ogni cosa,

pelle e viscere

da mostrarti nuda.

La tua bella bambola,

i nastri di seta ai polsi

e ricci di ebano

da lasciarti sfiorare.

Toccami adesso

fa freddo qui,

dove manchi tu

nell'impronta dei giorni

ricalco il tuo nome

siamo date

solo date

che poi,

senza preavviso

finiscono.

*
Polmoni pieni di niente

diventare fessura,

nell' aria

una porta chiusa

che non si sposta.

Premo più forte

sbatto i cardini,

ma ritorna l'eco,

quel suono bellissimo,

della tua voce,

confusa con la mia.

Ansia fortissima

pozzanghere come laghi,

la luna sulla schiena,

morsi sulle dita

mentre scrivo

e continuo,

solitaria

a danzare.

Sette i veli,

sette le voglie,

sette i peccati miei,

lavati nel sangue.

Verrai con me,

stanotte

c'è tempo,

tutto il tempo che vuoi.

Granelli di zucchero

da scioglierti in bocca.

*
Chinata,

ero lava calda

a bruciarti passione

ero terra smossa

di morte precoce.

Una fossa profonda

e lì in fondo,

la mia vita,

il mio corpo,

il mio essere.

Che importa,

di tutto questo?

Che importa

se non ci sono?

Tienimi con te,

altro non chiedo,

cane randagio

quest' anima mia

puttana tristissima.

Tra le dita,

tieni le vene

ed intreccia per me,

la canzone dei venti.

Un giorno,

sarò di nuovo ossigeno,

porterò in petto,

tutto questo amore

che ora trabocca,

da un otre scheggiata.

*
Diventa reale.

In bocca stringo broccati,

mentre grido

e nessuno sente,

annaspo nel letto

lenzuola sudate di noi,

frammenti di mosaico

di un unica meraviglia.

Che dolce poi,

dire noi

masticarti piano

graffiare i minuti

sul quadrante d'inchiostro.

Parlerò di te,

alla mia tristezza,

la tua immagine riflessa

nello specchio,

cocci e macerie

di tutto ciò che conta.

Immobile.

Sono la statua

dell' eterno ritorno

e solo le nubi,

conoscono il mio lamento.

Foreste,

i miei capelli

trame fitte

per le tue narici.

Annusami mentre dormo

e muoio un poco

lascio le membra,

sul catafalco dorato.

Lì stuprami

sposami come sempre,

tra rose biance

e il sì sulle labbra

che già sai,

ti direi correndo,

contro il precipizio.

*
Mia vena,

scoppiami dentro

chiodi nei palmi

la mia salvezza

non santità perfetta

nè idoli

quando tu solo

sei il mio dio

e il mio luciferino desìo.

Vieni qua

apri le mie gambe

geometricamente donata

il fiocco sui fianchi

solo da portar via,

lontano da tutti.

Non lasciare,

che mi guardino così,

d' una nudità primordiale,

la prima rosa

sbocciata sulla lava.

Profumo di ginestra,

le radici nel fuoco

e vivere ancora

respirando lame.

*
Proprio qui.

Tra feste violente

e orge di volti,

mi perdo,

e danzo,

danzo finchè ho forza.

Morirei,

se servisse

lentamente chiamerei i vermi

a mangiarmi lo stomaco

e ai corvi

implorerei

di tagliuzzarmi il cuore.

Sono un embrione

nel tuo sangue,

e se solo sapessi

che nel tuo ventre

adesso vivo e dimoro,

potresti chiamare,

questa mia disperazione,

amore.

Una parrucca rosa elettrico

e treni in corsa,

forse dimenticarmi

forse distruggermi

un sorso d'acqua gelida

toccando nelle tasche,

il tup profilo.

A niente,

non servo a niente,

se non quando c'è il tuo sguardo

a rendermi la penna.

Non c'è parola,

per il vuoto

nè per il gelo

che mi stringe da dietro

portandomi via.

Mille volte l'inferno

più a fondo

le mie ali crocifisse

il sangue a colarmi addosso

e bevi,

dal mio ombelico

la devozione

di me,

serva del buio.

*
Nella notte,

ho piantato asfodeli

sull' immacolato pianto

delle rose selvatiche,

ho provato a disegnare,

sul ventre,

all' altezza della vertigine,

un ricordo,

che non faccia male.

La passione

ed il delirio.

L' incoscienza

e l' ossessione.

Confondo morbo

con semplice ed animalesca possessione.

Sul fondo

ma con te.

Abbracciati,

il tuo corpo

come conchiglia

alla mia tragedia.

Tienimi stretta,

la rabbia svanisce

e restiamo silenziosi,

in attesa del miracolo.

Una luce embrionale,

materna

protettiva,

calma.

Raccolgo ora,

da terra

la mia carcassa

e le comete

sfiorano l'inguine

di viva orchidea

di questo mio negarmi.

Vita mia,

torna da me.

Vita mia,

non t'ho mai voluta.

Vita mia,

ruba ai giorni

il sorriso

mentre ai dadi,

giocherò la mia Sorte,

in attesa

che tu torni da me.

Un nuovo incubo

da tenere stretto,

quasi fosse lì

l'unico gioco perverso

di cui so innamorarmi


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:59 .::. commenti (22)


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