< sabato, 21 febbraio 2009 >
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Penombre di spettri
seducente l'assenza
del tuo corpo sublime,
mia vena astratta,
note e musica
di questi palmi mai sazi,
mai quieti
mai fermi.
Diventai orrore
bocca inclinata
per esserti stupore
e grido muto
ed imparavo il dolore
succhiandoti le ferite,
una ad una, scivolando
come perle
dagli occhi,
gli sguardi d' amore pieni.
*
Come un otre, il mio ventre
vieni a vederlo
ci sono mostri,
dal volto d'angelo
che fan banchetto delle viscere
e giocano beati
con l'intestino,
ridendo soffusi.
Luce lontana
luce assente
torna da me
che la notte ho leccato ,
chinata sulle lame
quasi fosse abitudine,
quell'uccidersi consapevole.
Occhi miei chiudetevi
occhi miei chiudetevi
come arcate d' altre voci
nascerebbe il mio pianto
e verrei qui,
dove ora sono
a chiedervi ascolto
una sola parola
ed io sarò salvata.
Bisbigliami ,
mio demone
mia Arte,
la via dolce
che porta al supplizio,
d'ogni umano confine.
A quattro zampe
l'animale in me,
ti cerca e ti vuole
ti brama sbavando
tra trine e pizzi
in arabeschi di ombre.
In quell' attimo,
uccidimi,
che vuota non servo
e nemmeno l'inverno
avrà pena d' amarmi,
rannicchiata alle foglie,
come polvere di stelle.
*
Dov' erano le pareti
quando si scioglievano,
ormai consunti
i nodi del passato
e mi rendevi libera
di non esistere.
Fiumi di freddo silenzio
donavi ai giorni
ore di volo,
le ali chiuse
piume d'ebano
a scivolarmi nell' aria,
da te macchiata.
Suadente,
venivi a cercarmi
in ginocchio strisciavi
su tappeti di pagine,
sperando
in quell'unico sorriso.
Pregare l' altissimo
ai suoi chiodi
appendere la fede
e l'inchiostro
a colarmi piano
tra le costole
e inghiottirne felice
litri e litri
insieme alle lacrime,
pioggia melensa
di questo teatrino solitario.
Alla mia croce,
io resto,
come un cigno
nel lago innevato
non muovo passo,
danzo e danzo
un unica nota
a cui votarmi,
l' immagine dell' infinito,
lo spazio vuoto
e la luce.
La luce che c'è
in ogni istante
in ogni minuto
speso con l'orecchio teso
al foglio.
*
Follia,
oppure solitudine
cosa vuoi che sia
l'oblio,
dolcissimo perdersi
le strade svanite
e tua,
l'unica chiave dorata
appesa al cielo.
Ansimavo sai,
un orgasmo di colori,
e l'ambra sulle dita
sentirla premere
ed esplodere
come un turbinìo di vortici
in mezzo al petto,
nell'ombelico
coroncina dorata.
Pezzi di coccio colorati
il celeste e l'ocra
fantasmi appassiti
come garofani in boccio
persi nel tempo,
nei mesi che l' autunno
ruba alle tele.
*
Finirò d' esistere
al culmine dell' estasi,
tra le cosce divaricate
al mio amante
tenderò la corda
per appendermi in alto,
dove solo gli uccelli,
potran gustarmi il fegato.
Tra memorie ammuffite
camminerò felice,
un immenso
di silenzio rappreso.
Lo strascico ed il velo,
mai più m'avrai,
pura emozione
pura essenza
di ciò che vorrei.
Un desiderio sulle labbra,
il colore del vino
rosso scarlatto,
dividi a metà
questo ballo di sogni intrecciati.
*
T' ho chiesto
su un piatto,
il cuore e l'anima
in un sorso d'oceano
tutto ciò che sei.
Fammi bere ancora,
ubriaca di noia,
dipingendo ciecamente
quell'orizzonte che mai saprai.
Lascia che sia
l'illusione
a sposarmi adesso,
ora che
a nessun'altro
concederei l' anulare.
Prendimi così
lasciami sola
tra gioielli e broccato
ritorna da me
nel pianto delle ore.
I tuoi respiri,
scandiscono il mio tempo
una simbiosi perfetta,
come stagioni ,
intrecciarsi d'anemoni.
Sei tu la malattia,
il morbo notturno
il contorcersi accartocciato,
come fiamme sui polsi
delle mie fantasie.
Tra collo e seno,
regalami il nettare
che fa di te,
la nuvola di bianco tinta
e dal basso
io roccia
ti guarderò passare,
una processione di lumini lontani,
fino all'alba delle rose.
Uno sbocciare irrequieto
solleticandomi le guance.
*
Sull'orlo del nulla
salto adesso,
tendendo la schiena
come ventre spaccato
di violino senza corde.
Suonarmi con la mente,
quell'unico istante di calore,
prolungarlo per sempre
tra il sole e il vuoto,
lo zenit sull' inguine
a ricercare la voglia,
che mi rendeva splendente.
Attorno al falò
dei miei demoni e santi,
danzo per te,
sette veli di carne
da strappare coi denti
e dimmi una parola,
una sola
che sia d'amore
e io salverò l'anima
e i sogni tutti
per un solo istante.
Ti lascerò qui,
sotto teca,
sarai immortale
bellissimo ed immortale
la bambola di seta
e sbava adesso
ringhia più forte.
Strofino alla gabbia
l'inguine e l' osceno candore
a mostrarmi così.
Una carne di santa
che per i tuoi sguardi
diventa puttana
e nel voluttuoso concedersi
lascia la maschera
e s' offre
nuda e perfetta,
la sagoma della penna
come cammeo di crisalidi
sull' ultima sillaba, posata.
< domenica, 15 febbraio 2009 >
Categoria:

Eccomi qua,
eccomi di nuovo,
le mani fremono
nel gelo del giorno.
Soli amputati,
come arti, fuori sull' asfalto.
Ed io qui,
io qui ancora,
puttana triste,
rigiro l'inchiostro,
come fosse estasi,
tra le vene gonfie di rabbia.
Mio dio ,
l' Odio,
scuote forte,
queste ossa disperse
e vieni da me,
esplodi per me
di più,
la tua luce regalami.
*
La notte tace,
non ha parole,
tra le labbra rose,
a forza tenute,
tra i denti e lo scheletro.
Appoggiati al mio cadavere,
sono calda come marmo
e ti diranno,
al fine di questa strada,
che ero io,
a sbattere il seno
ululando tristezze.
Vendermi ancora,
ed io la santissima,
il crocifisso dorato,
tatuato dentro.
Ti sento vita,
vita mia perduta
giorni miei consunti,
e vorrei venire,
dove tu sei,
con l'ansia del risveglio.
La luce m'investe,
ho smesso d'esserci
era così semplice fingere
darti il cuore
e fuggire via,
guardandoti da lontano.
*
La poesia
con te non serve
sei sudario d'altrui lacrime
iniezione profonda
di morte suadente.
Ancella di parole,
nella carta t'ho sposato
eri riflesso opaco
di ciò che appaio,
nello specchio riflesso
un mostro ,
che adesso muto
pretende ascolto.
Urla rosse
di questo strazio
che è amarti,
tenerti dentro.
Tutto il calore che c'è
che ho dentro
è cristallo scheggiato
io lo so
ma prendimi al collo
e buttami a terra,
ad infrangermi bellissima.
*
Cadi.
Sii perfetto
tra terreno ed aria,
nelle fiamme
il mio tormento
e vieni,
amore vieni
succhia dalle dita l 'insoddisfatta voglia.
Sputa.
Questo seme di gramigna
sulla lingua
dì per me preghiere
dal tono cupo
per le mie creature,
per loro sole chiedo ,
adesso perdono.
Colpisci bene,
prendi la mira
e mira qua
dove il cuore dorme.
Lui è un bambino,
lo sguardo di glicine
e cortili di pietra.
Lì seduto,
corre via,
non si fa prendere
dalle mie mani,
bisognose d'amore.
Quell' amore denso,
come sangue sulla lama,
da leccare in silenzio
benedicendo lieta,
la mia bella condanna.
*
Abbracciami qui
mentre mi uccidi,
e il pugnale,
tra le costole,
sarà il mio monte sacro,
dove strofinare le cosce,
stanca di tutto.
Hai di me,
la migliore immagine,
non sono io
quel battito d'ali
l'immenso volo nel cielo
ma pesante macigno
a terra riversa.
Diventa incorporeo
come aria
da inquinare
da insozzare ,
con queste mie dita storte.
E' cammino al contrario,
tutto questo camminare,
i passi ,
a trascinarsi stanchi.
*
La ferita,
orizzonte sui polsi,
lunga come un mare
scomparivo in stanze,
da lacrime sigillate,
lì dove muore
come una piuma ,
il respiro.
Manca la forza,
ed ora che avrei
fiocchi e nastri
per nasconderti ,
mi mostro invincibile,
le mie ali meccaniche,
suono di violini
all' arrivo della neve,
sui palmi sfregiati.
Il mio morbo
ha due cuori,
per me che ora
piango nell'angolo.
Tu che m'hai presa
tra le pagine,
come fossi un fiore,
i petali a caderti,
danzando,
sullo sterno,
uno ad uno
erano i miei deliri.
*
Mezzo secondo.
Lancetta che poi,
chissà come
si ferma
e siamo fermi
labbra su labbra,
un bacio nella mia testa,
la pelle che profuma,
di questo addio
che non ti dirò.
Io lo sento,
mi sbriciolo,
come intonaco
chinandomi come i gigli,
sotto la luna.
Ridammi un viso,
una faccia rosea
da prendere a pugni,
liscia guancia
da uccidere graffiando.
Se avessi saputo,
essere bella,
bella davvero
sentirmi tale,
t'avrei innamorato,
legato alle mie ciglia
come uno scoppio di risa,
all'improvviso.
Dividi con me
l'ultima sigaretta
il fumo denso
salire come cobra
nel buio,
e fammi invidiare,
il filtro
che ti sfiora.
*
Sorsi d'ossigeno,
come valzer d'autunno,
le foglie in ginocchio
sentivo gridando.
Fidati di me,
io fingevo
dicendoti ti amo,
erano solo sillabe
a calpestarmi orgoglio
e quegli spilli
appuntati vivi
sulla carne morbida
eran solo orpelli,
a dimostrarti che ero davvero io,
quell' indelebile emozione.
Instacabile fata del niente,
tiravo al mio ventre,
i miei occhi,
chiusi da sempre.
Apriti ora,
la perla sotto la sabbia,
vulcanico brivido
lungo la schiena
e verrò,
con un mazzo di crisantemi
al tuo altare
se solo mi vorrai,
se solo t'accorgerai
che non ero io a narrarti
di meraviglia piena,
questo mondo di stupore,
ma l'altro pezzo,
la mela marcia
che i vermi venerano.
*
Qui sul mio capo,
incoronami,
inutile regno, il mio
e ricordami cosa
dove e come,
ero io.
Quell' unico sentire,
a rendermi la linfa,
a dirti alla fine,
di questa musica dolce
che sarei morta,
straziata e sorridente
di te.
< giovedì, 05 febbraio 2009 >
Categoria:

Thnx To :www.veloutage.deviantart.com/
Il sapore del sangue
sulla lingua e sulle mani
gocciola quieto.
Parole dal gusto amaro
adesso da dirti,
nella penombra.
Silenziosa scivolo
tra vertebra e vertebra
fascinosa danza,
la mia,
di campanelli.
Su questo mio ventre
senti trillare
in questa notte
la mia voce,
sirena stonata.
*
La mia mente,
vespaio impazzito
immagini violente
sbattermi addosso
come arpioni,
tirandomi via,
tirandomi in basso.
Quest'aria che manca
il respiro mozzato
e sentirti vivere,
ancora intatto.
Poker di lame,
tra le mie mani,
vieni a guardarmi ,
gioco nuda
davanti alla platea,
un unica luce,
questa,
ad accendermi fuoco.
Io sono fiamme,
mi amòr
sono diabolico fumo
nelle narici
come droga
tra le vene dimoro
e cerco spazi,
stanze d'avorio
dove cedere
al mio vizio.
*
Il tuo corpo
altare sacro,
guardo dormire
cuscini di pelle
da succhiare credendoci.
Gocce di sonno,
Morfeo straziato
dall' alto mi incita,
parlandomi.
Uccidilo ora.
Uccidilo adesso.
Con gli occhi chiusi
non potrà sentirti
le tue dita sul cuore
strapparlo,
come margherita
bagnare le fosse degli occhi
con quel succo.
Dammi i tarocchi
conterò sulla mia mano
il tuo destino,
che ora
per mio volere,
si piega.
Carte impolverate
rivelano l'arcano
matti ed appesi
alla mia croce
sussurranno.
*
A capo chino
sarò l'angelo
della tua fine.
Col capo ad est
guarderò il sole
nelle tue scapole
tagliandole di netto
perchè nemmeno il vento
si ricordi di te.
Di questo tuo profumo
maledetto veleno
m'hai tenuta a te
stretta addosso
non potevo andar via,
oh no,
era sensuale ,
quel tuo uccidermi.
*
Rubami la maschera
Maledizione Sontuosa
denti d'oro
a mordermi i pensieri
a riportarmi da te
trascinata come Salomè
davanti al tuo trono,
mio re.
Questo è mio,
il mio pugnale
il mio miglior amico
la tua fine,
il mio inizio.
Pensarti nel rosso
tempera reale,
i palmi a terra,
riconoscerti ,
tra le chiazze di polvere.
Aprimi,
come se fossi un frutto
recidi dallo stelo,
uno ad uno
tutti i miei sogni,
adesso incubi.
Balletto di visioni,
non c'è estasi
solo cadute,
e il paradiso finisce
sotto ai miei piedi.
Ginocchia sbucciate
a quattro zampe
la tua pantera mansueta,
tra le mie fauci,
al centro di me,
un vulcano di voglie.
*
Odore di terra bagnata
il viso premuto,
forte la presa
forte la mano,
a stringere.
Vieni con me,
macchiati in questo lago
avremo vesti pulite
angeli da bere
e fonti di lacrime,
al tramonto.
Seguimi,
io sono la Morte,
ruberò ai tuoi giorni
il fulgore
e vivrò di te.
Di questa tua linfa,
come edera,
forte del mio odio,
su di te prepotente,
trucidandoti dolcemente.
*
Autopsia.
Usa il bisturi
per tenermi con te,
trattini sottili,
amputami le braccia,
o ti stringerò nell' alcool.
Sapore di rum,
bevuto senza respirare,
in gola con l'intonaco
rigando disperata
l'ultimo ricordo.
Non posso fingere,
indifferenza Sovrana,
mai m'ha accolta ,
come madre
tra le sue doglie.
Ringhio
sono cane rabbioso,
mostrami il tuo cuore
lo sento pulsare
e ne ho fame.
Pioggia e saliva,
stelle e pietra,
a farmi compagnia.
*
Ho scavato
in una notte
la mia tomba.
Tu con me,
lamento dei fiumi,
ardore delle nevi,
ultimo tremore isolato
dei boschi.
Ero la Ninfa,
la più bella
la più fragile.
Alla giugulare,
punta lì
dove sento frusciare
come cobra,
la nostra estate.
D' afa e violini,
staccavo le corde
frustando quel pensiero.
Tu altrove
tu lontano,
e non potevo star ferma.
Diventai nube
per pioverti addosso
sentirti sotto,
e tifone
a scuoterti come brivido.
*
Anatomie perfette
i nostri corpi
perfette lune
concentrici eden,
ad unirsi passione.
Concedimi tregua,
tra le sorsate,
sono sporca di te
le mie labbra
t'invocano.
Mordimi forte,
cosa vuoi che sia il dolore
cosa vuoi che sia poi,
il livido?
Al guinzaglio,
eppure immensa,
illuditi che sia lì
il trucco
e legami al cielo,
stuprami notte
i sogni a penetrarmi
uno dopo l'altro,
strofinando punte,
fino all'orgasmo,
fiotto di sangue,
per la mia teca.