< The Bad Twin >
Utente: SilentHell
Nome: Lilium.
Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo. Sono la carezza e la frusta. Amore e odio.Dolcezza e infinita perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†


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< Watching the Sky..>

mpi

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TI.AMO.
SOLO TU.NEL.CUORE.
Il mio tesoro prezioso
Il Ragno Rosso
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anima mia gemella.
Amorah MIA.
My Damned Queen
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Mia adorata Lili..
LeftynoLuv
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Mater Lacrimarum*O
My black light
Lika
Ma Petite..
Meravigliosa Sinfonia..
Dark Temple
My Manzo
Esteban..
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Scimmiettina Adorata
Esmeralda*
Musa D'Avorio e Cenere
Dark Temple <3
Tu Ribelle.Tu Nero Angelo
Carne Da Mordere
Mon cher Cartafilo
Luna Di Carne
Lucifero
Queen Of Darkness
PiccinaPicciò<3
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*Homecoming Queen*
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Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
Isabella RivoltaLaCroce
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< sabato, 31 gennaio 2009 >
Categoria:
Titolo: Lick Me



Gocciola lento,

questo tempo ingrato

ore e giorni

spasmi di secondi,

che vorrei recidere.

Parole inutili

frasi e verbi

che non so più usare.

Due mondi paralleli

e guardavi di cuspidi

le mie lune,

girare.

*
L'anima mia è sale

evapora con poco

guardo svanire ,

con meticolosa dolcezza

ogni mio neo.

La pelle ed il volto

che adesso non vedo

e chiamami stupida,

adesso

inginocchiata tra le fiamme.

Il mio cuore

maschera l'inverno

tre rintocchi di campana

per l'eclisse di luna.

Suona per me

muovi le mani,

saggio

sul mio corpo di vestale.

Graffiami dentro

non lasciarmi andare,

tra inguine e seni

ricordami chi ero.

Del mio orgoglio

diventato gelsomino,

i suoi fiori

come loto,

sulla lingua assaggio.

*
Sollevami le ansie

la mia piaga ora riposa

cuscino di seta,

per quando dormirai.

Rilegavo con viole,

questo ultimo spasmo

a terra riverso

questo corpo di carta.

Accartocciata poesia

cosa posso ora,

davanti a te, assassina?

Domandavi alla morte,

io lo so,

del canto notturno

dell'upupa in amore

e bisbigliavi

alle tremulanti foglie

l'ultimo perdono.

Sono ormai d'oracolo

le tue risposte,

sinfonie segrete

per trovarti.

*
Se solo riuscissi

se solo sapessi,

diverrei diamante

la mia luce eterna

come fiacccola dei morti

oltre le tombe

ed in alto nel cielo

vedresti l'immenso.

Nel sangue,

finirò.

Nel sangue,

ti giuro

finirai.

La mia condanna

ho accettato,

china sul mio petto

osservavo demoni danzare

sull'ultima sillaba.

Dammi tregua,

dicevo

dammi pace

imploravo.

Questo è il mio requiem

solitaria al mio sepolcro

adesso canto

e non c'è orecchio

che possa udire

che possa ascoltare

di sparsi suoni

il mio grido.

*
E' il giorno.

Albe meccaniche

a veglia di me.

Ho lasciato il mondo,

freddo e tetro

barchette di carta

da veder affondare.

Ero lì

la tua mano vicina

stretta in un pugno,

sciami di mosche

a coprirmi l'orizzonte.

La mia tristezza,

cappio al collo

adesso stringo,

spira di serpente

frammenta il mio sonno.

Di lenzuola umide

e pianti nell'angolo

vorrei dirti,

ma non c'è crocifisso

da dipingere col sangue.

*
Allargherò le braccia,

come rami d'albero

contro il blu,

stringerò il vuoto

bisognosa di carezze,

piangendo foglie.

Una ad una sulle tue guance

sentirai la mia neve,

pillola amara

che il palato rigetta.

Malattia morbosa

grattarmi di notte

sentendoti addosso,

quell'odore muschiato

di orgia di cani.

Stammi addosso

vienimi dentro,

allargo le cosce

e m'avrai di nuovo.

Tra le mie gambe,

marmo prezioso

lecca l'ambrosia,

vischiosa essenza

d' amantide perfetta.

*
So di te,

mio amante

delle tue notti d'estate

mille soli nel tuo tocco

ed io notte,

morivo nella luce.

Il mio cadavere esposto

come tendina di pizzo

sventolava nell'aere

e tu guardavi

i tuoi occhi come finestre

finestre enormi

a giudicarmi impura.

Non ho che me

da darti,

pacchi regali già consunti

e qualche spicciolo

per l'ultima canzone.

Strappare al silenzio

la tua voce,

lettere sbiadite

dalle tue labbra,

mio finale atto.

*
Bacerò la tua crudeltà,

senza odio,

nè inganno.

Solo la mia voglia

a lambirti,

succhiando muta

ogni tuo rifiuto.

Fino a che verrai,

sentirò il tuo calore,

ancora e ancora,

sul mio ventre

pozzo di stelle.

Non so fingere,

questo battito

esiste,

lo sento pulsarmi in gola

mentre l'estasi

m' esplode tra i palmi.

Ai lati della bocca,

pulirò il tuo fantasma,

gocce sante

del mio dio immacolato.

Scoppio di guerre,

sotto la mia gonna

e osservami,

come voyeur

davanti alla tua immagine

voltarmi

e uscire da me.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 21:03 .::. commenti (38)
< venerdì, 23 gennaio 2009 >
Categoria:
Titolo: Drowned Rose



Fa male agli occhi,

questo pianto

lacrime d'aria fusa

e fissavi,

d'infinito spazio

l'assenza.

Bucava le iridi

il tuo canto,

ingannami ancora

non sento più niente

le tue bugie ancora

i tuoi baci ancora

la mia pelle

è scarnificato corpo d'ostia.

*
In piedi nell'inverno

fissavi icone

la tua solitudine

stanza immensa

per voli d' incenso

e cenere.

Ora guardami

il mare è qui

onde blu cobalto

del colore dei giorni,

che ora non ricordo.

Ave maria cantata

da voci gitane

nell'eco disperso del vento

la tua parola

roccia sferica

a lapidarmi sorridente.

*
Il trionfo

e la perdita

bare di vetro

il tuo viso m'appare

in una notte senza luce

giovinezza e oro

l' abito sollevato al ventre

arrotolavi il dolore

tra pollice e indice.

L' accordo bellissimo

dei tuoi capelli,

trame d'incanto

la sinfonia lieve

di un tuo sospiro

proprio qui,

dove batte il mio cuore

e baciami più forte

più forte adesso.

*
Su questo altare

io sono venere e puttana

sono il niente

sono l' ossigeno tra gli scogli,

il sale sulle labbra,

il sangue nelle pozze

e non c'è redenzione

nè perdono

per chi uccise

con dolcezza infinita

l'ultimo dei miei credo.

A terra riversi

i miei idoli

foto annerite

chi siamo noi ora

chi eravamo ,

riflesso spento

di questo sole ocra.

*
Lì dove stanca

poserò il mio capo,

tra spine e cera densa

raccoglimi,

il frutto dell' Eden

lasciato a marcire

e contempla le mosche,

il meraviglioso palazzo

di vermi,

dentro di me.

Distrussi ogni cosa

lettere al vento

e la poesia altrove

umana e null'altro

sfidavo tempeste,

fiera del mio sanguinare.

Lassù in alto,

tra lo spacco delle nuvole,

non c'è più spazio

non c'è più silenzio.

Dormi,

schiena contro schiena

scriverò per te di nuovo.

*
Vorrei un dio

a cui votarmi

un marito fedele

sposo bianco

a cui donare,

in perfetta simbiosi

ogni mio umore.

Fianchi e cosce

mani e sguardi,

nelle più profonde acque.

Angelo mio,

dalle tenebre tornavi,

invocavi quiete

il tuo pasto nelle ombre,

banchetto sontuoso

delle mie carni.

*
Ultima meteora

spilla preziosa

su di me splende,

il tuo dono.

Lo sfarzo e il vuoto

la caduta e l'ascesa

precipitare  folle

a dire alle pareti

la tua mancanza.

Immergersi,

le membra molli

corolle di fiori,

la processione della Madonna

cori di singole anime

per sempre,

dal basso osservare

dita a cercarti

dita a trovarti morte.

*
Dirò a me

di starti lontana

di contare i passi

verso di te

e saltare giù

al primo gelo,

questo ghiaccio

ora carezza.

Dirò loro

che non ci sei più

che m'hai ,

senza odio,

lasciata sola.

Come fare,

bicchieri di rum

adesso evaporato

un bacio alcolizzato

nell' ultimo mio tango.

Ricordami

come un petalo dischiuso

all'immoralità del dolore

ricordami

Atlantide immobile

statua sfregiata.

Ai miei piedi

gigli e viole

primavera di Maggio,

per me,

fiamma tremolante.

Non fermarmi ,

guardami cadere

perfetta e bellissima

non fermarmi più

legami le mani

voglio affondare

oceani da bere

e scrivmi

di disperazione colmo.

Bagna la terra col tuo seme,

rinascerò di vita nuova

al calare della prossima luna,

figlia mai amata

dal tuo petto di spigoli


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 20:57 .::. commenti (57)
< domenica, 18 gennaio 2009 >
Categoria:


[ Tnx to my luvly Muse:
it.netlog.com/_XxX_SinnerCat_XxX_
    www.princessmerykara.deviantart.com/gallery ]

Se almeno avessi         potuto

nell'istante prima della notte

conoscerti,

disegnarti immobile

tra istanti che danzavano,

sui miei occhi stanchi.

Bambola che danza

arti fissi sul ghiaccio

disegni arabeschi rosso sangue

sui miei polsi.

*
Perchè sei triste?

Perchè non mi guardi

e provi,

anche solo per un istante

ad innamorarti di me?

*
Così semplice mentire

rigirare le carte

eri tu il Cappellaio Matto,

tra fenicotteri e colombe,

il più straziante spettacolo.

In scena l'orgoglio

vetro in frantumi,

lo specchio rivolto

alla luna lassù,

non vedevi dolore

la tua immagine ancora,

riflesso perfetto.

Quel bacio che hai rubato

angelo dalle ali legati,

il tuo volo nascosto

succhiavi gocce di luce,

quasi come fosse eternità.

*
Ancora braccia

a riportarti da me

cherubo macchiato

uccidevi per me il giorno,

sorridendo obliquo

per l'ambrosia delle ore,

nettare sublime

che ti faceva bellissimo quadro.

Tenerti dentro,

come figlio di un amore non corrisposto

tenert dentro

morbo e cura

iniezione di blu cobalto

l'abisso che non vedrai,

oltre l'orizzonte c'è ancora

sai,

quel bracciale di promesse,

quella frase graffiata

quell'ultima parola

rubata al mio capitolo.

*
Scrivevo di te

inchiostro indelebile

queste pagine che mi parlano,

voci nella testa

e ancora ci provo.

La tua mano sul mio capo

la carezza dalla nuca alla schiena,

incidevi con lame di sospiri,

gli ultimi lembi

del mio corpo malato d'essere.

Come sale sulle ferite,

ti ripenso figura esile,

tarocco girato

del mio poker di regine,

a guardarmi ancora beffardo,

desiderando forse un millesimale pensiero,

l'attenzione che ti dovevo.

*
Il gioco che mi seduce

eri tu a condurlo,

ed io,

cos'ero io, nell'arcata fredda del tuo abbraccio

se non un altro trono?

Con indifferenza venivi,

rapivi la mia Ragione

mangiando con gusto la mia carne,

zuccheroso pasto

per le tue fauci,

di bestia dal volto quieto.

Inclinavi la schiena,

amplesso dorato di queste pareti

che mi trovo ad invidiare

intonaco bianco sporco di te,

di noi ancora,

del liquido muoversi

di due cobra innamorati.

*
In ginocchio al tuo cospetto,

il mio capo adesso in dono,

all'altezza delle spalle,

taglia pure, il fiocco rosso

sarà il tuo compleanno, vedrai

per sempre

applausi e risate

a coprirti la solitudine.

Numeri scomposti sulla torta

soffia ancora

soffia più forte

fai svanire i miei fantasmi

ora che non ci sei

e ti vorrei

ora che manchi

e ti vorrei presente,

non più pensiero tra mille altri

ma carne e lacrime.

Asciuga il tuo altare,

son giunto qui

per il tuo cuore,

ingranaggio mirabolante,

bocche spalancate poi

a guardarti sul palco

ridendo di te, del tuo mito.

*
Allarga le gambe

fammi restare sospeso

ci sono gigli sotto le mie gambe

e rose tra le dita

per frustare quell'ultimo vapore,

dolce ricordo

di una notte mai vissuta.

Tieni al guinzaglio

il rubino del tuo ventre

laddove Eros perse il senno,

custodisci sotto teca

ciò che resta dell' Eden.

Mi ritrovo qui adesso,

e ti voglio,

nonostante gli anni

nonostante il ponte di silenzio

tra ogni nostro addio

e dimmi ancora addio,

curva le labbra

lasciami guardare la fine,

non togliermi l'ode ai morti,

farfalla che si posa,

impudente

sul punto più alto delle natiche

e a me poeta,

viene a narrare meraviglie.

*
Invidioso del sole

ho strappato i raggi

per vestirti nei miei ricordi

perchè tu fossi

sotto la lama del mio pennino,

perfetto e immortale.

Resta fermo,

non ti muovere,

lascia scivolare la camicia,

nudità estreme

di un accordo di flauti.

Nell'ultima pagina,

dirò di te

paesaggio sommerso dal sogno,

e diverrai

immorale desìo

per solitari spiriti,

fiammella e assenzio

per chi,

come me

ha trovato nella pagina

il più sontuoso talamo.



urlato alla luna da SilentHell .::. alle 14:32 .::. commenti (37)
< giovedì, 15 gennaio 2009 >
Categoria:

Ci sono minuti

di bellezza,

caramelle d'estasi

per bocche arse d'estate.

Non vedo più la mia vita,

è una ragazza che mi saluta

troppo veloce corre,

lontana da me,

vita maledetta

vita voluta

vita sciupata.

Come in fondo,

gli istanti in cui,

persa di te

raccoglievo rose,

al limite della mia follia,

chiamandomi innamorata.

*
In silenzio, tra le schegge

racconterò il pianto dei cieli

sommersi e altissimi,

dove il corpo santo,respira.

C'è un cuore,

reliquia di ciò che ero,

teca di cristallo,

guarda le bestie succhiarmi le vene

come da cannucce colorate,

di certo faresti

con grazia.

Pulirti l'angolo della bocca,

leccandomi di disprezzo,

piccole vittorie

amuleti al vuoto

pezzi di ametista nelle tasche,

sigarette evaporate,

fumate di fretta,

nella luce,

in tutta la luce che resta.

*
Cappio dorato

le tue mani sul collo,

apnea di lacrime congelate

sotto falci di luna.

La seduzione del dolore

e di ogni vizio

che facevano del tuo sorriso, perdizione.

Spalancate porte d'inferno,

collane di ansia,

da sfoggiare lontana da me.

Come se non esistessi,

 recitando battute

ridendo di una bocca non mia.

Sposo rosso porpora,

feconda lo squarciato ventre,

 spazio rosato della Madonna

i suoi occhi di vetro

i suoi occhi di sale.

Gambe divaricate

sempre in attesa

di un requiem dolcissimo.

Nella gioia,uccidila

quando il battito diventa onda

quando il sogno sfiora le iridi

solleva le natiche e graffia,

non la vedrai ribellarsi,

ferma su uno scranno di colpe.

*

Impazzito violino

su sette corde

ti lasci violentare,

da deformi mani

che della mia inquietudine

cantano la malinconia.

Aureola dorata,

sul mio capo,

questa pelle

che vorrei morsa e ferita

questa pelle

che non riconosco più

bianca e morbida.

Posso dirmi viva,

quando i tuoi occhi, non m'incontrano?

*
Ticchettare,

come d'ossa ,

questo tempo che scorre

lama precisa sui miei polsi

e bevine amore mio

bevi ciò che resta,

sarò la fonte battesimale

per ogni tuo capriccio.

Vuota

carne d'eccesso e vertebre numerate

riponi li arti nella scatola

come fossi una bambola

che aspetta la sua bara

tra broccato ed ebano.

Incisa con le unghie sul legno,

la data e l'ora

del saperti vivo,

ai miei occhi, meraviglia.

Parlavi di disastri,

promettevi lune nel pozzo

come potevo sapere

e intrecciare fiori al futuro

che neanche aspettavo.

Alla mia tavola posti vuoti

ancora da servire,

nel piatto carne di intonsi giorni

vergini e intoccati

come neve.

Succhiare il gelo

e dirti ancora

che c'è calore

dal quale far nascere figli di carta,

con strazio disumano,

vederli fuori da me,

cellule disperse di questa doppia tristezza.

*
Sollevi il capo adesso

posso disegnare su un foglio

la forma delle tue labbra, nell'aria

le nuvole nel marmo,

le ali spezzate da desideri pesanti,

gocciolanti di Eros.

Mi giravi,

ero la tua tela preferita,

la mia schiena liscia

a sfiorarmi l'immenso

il pennello invisibile

tra le cosce e le caviglie

corde e ganci

a tenermi stesa sul muro,

ero nuda e volubile,

mi bastava saperti lì,

sempre altrove.

*
Camminare,

muovere un passo,

un altro ancora

dividere la faccia

nelle pozzanghere.

Asfalto e margherite,

polline sulle guance,

piegarmi sotto di te

sollevando la pelle,

a mostrarti tesori,

gelosa anche del cuscino

che ti teneva le ore quiete,

stretto a se, beato.

Cos' avrei dato,

per essere arte,

sentirmi osservata

morire pian piano,

il colore scrostarsi

lembo dopo lembo

tornare ossigeno macchiato

da quelle insane voglie

che nel tuo nome,

ancora continuo ad idolatrare.

Crocifissi e specchi in frantumi

per il mio nuovo cuore,

incandescente stella

per un unico cielo.



urlato alla luna da SilentHell .::. alle 10:00 .::. commenti (38)
< lunedì, 05 gennaio 2009 >
Categoria:


Io lo so,

adesso.

Eri tu

quel brivido.

Ti ho dato un nome,

amore.

La mia pelle

è canto d'inverno

ramo spezzato

da un corvo nero

come le mie brame.

Correvano i fiocchi

questa neve che addormenta i sensi,

per sempre

ed io

che non sapevo respirare.

Boccheggiavo

un pesce saltellante per terra

facevo del blu del tappeto

il mio oceano mare.

*
Il mio pianto

la lacrima rossa dall'occhio

che mai vedrai

su un letto disfatto

costole e mani

che mi toccano

e vorrei essere altrove.

Principessa con troppi troni

troppo stanca

per dire no,

ma i miei occhi son coraggiosi

piangono ancora

quando nella penombra

mi strappano baci

che hanno ancora il tuo odore.

Diresti puttana

diresti vattene

ma il mio cuore è sincero

è sempre stato sincero.

Quel quadrato di marmo bianco

le dita a toccarsi poi

quel sorriso obliquo

che era per me sola.

T'ho guardato

tu non sai cosa volevo

non puoi saperlo

Caronte

del mio ultimo respiro.
*

Il mio scrivere

è una dedica,

tutto quello che rimane

di guerre contro i miei demoni.

Le unghie sporche di terra

raschiavo con foga

per sentire ancora

per illudermi che fosse ancora tuo

quel calore vago.

Che sciocca bambina

ho avuto ciò che volevo

ancora una volta.

I fiocchi tra i capelli

e bocche aperte

a sorridermi beate,

ignare di tutto.

Non bastava,

premevo l'indice sul pollice

a sentire dolore

e il mio corpo era una conchiglia sommersa,

voleva solo essere presa

e tenuta al collo,

lucente.

Chissà se hai capito

tutto questo

chissà se leggi

nelle stelle

il mio destino

di solitudine e finto perdono.
*

Avevo bisogno di te

ad infettarmi le vene

fino all'ultima goccia.

Follia bellissima

un'altalena di sentire

rabbia e quiete

e ancora

fin quando si ha voglia.

Quella spinta all'esterno

nuova e sconosciuta

quel cuore sacro

che non ho mai voluto mostrare

come madonna bianca sotto la teca

preferivo osservare,

rimanere immobile a tutto.

M'hai reso famelica belva

sciogliendomi i polsi

rendendomi fragile e bellissima

correndo accanto a me

alla stessa velocità

dei battiti

che rompevano il silenzio.
*

Pugni e calci

ai sogni nella notte

quel momento  che mi riporta

dove io vorrei stare

ritrovarmi,

ritrovare l'anima che ho perso.

Sono una giara di sospiri

di risate davanti al bianco accecante,

nient'altro

e quella sfavillante creatura

adesso è prigioniera

di folle sconosciute

e due occhi gelati

dietro ad un vetro.
*

Dì soltanto una parola

e io diverrò

acqua a lenirti il dolore

fiamma a scaldarti le voglie

foglia d'edera sul palmo.

Madre santissima

di questo amore

che brucia d'inferno

danzando nei gironi

per poi tornare docile agnello

al tuo finale cospetto.

Genuflessa carne

dipingimi  di rosso porpora

contro di te

succhierò il miele

e puniscimi

perchè ho desiderato

per un secondo soltanto

di mangiarti e tenerti dentro

come il peccato

che adesso gode con me

focolare luciferino

di ogni insozzato paradiso.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 10:39 .::. commenti (34)


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