< domenica, 18 gennaio 2009 >
Categoria:

[ Tnx to my luvly Muse:
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www.princessmerykara.deviantart.com/gallery ]
Se almeno avessi
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potuto
nell'istante prima della notte
conoscerti,
disegnarti immobile
tra istanti che danzavano,
sui miei occhi stanchi.
Bambola che danza
arti fissi sul ghiaccio
disegni arabeschi rosso sangue
sui miei polsi.
*
Perchè sei triste?
Perchè non mi guardi
e provi,
anche solo per un istante
ad innamorarti di me?
*
Così semplice mentire
rigirare le carte
eri tu il Cappellaio Matto,
tra fenicotteri e colombe,
il più straziante spettacolo.
In scena l'orgoglio
vetro in frantumi,
lo specchio rivolto
alla luna lassù,
non vedevi dolore
la tua immagine ancora,
riflesso perfetto.
Quel bacio che hai rubato
angelo dalle ali legati,
il tuo volo nascosto
succhiavi gocce di luce,
quasi come fosse eternità.
*
Ancora braccia
a riportarti da me
cherubo macchiato
uccidevi per me il giorno,
sorridendo obliquo
per l'ambrosia delle ore,
nettare sublime
che ti faceva bellissimo quadro.
Tenerti dentro,
come figlio di un amore non corrisposto
tenert dentro
morbo e cura
iniezione di blu cobalto
l'abisso che non vedrai,
oltre l'orizzonte c'è ancora
sai,
quel bracciale di promesse,
quella frase graffiata
quell'ultima parola
rubata al mio capitolo.
*
Scrivevo di te
inchiostro indelebile
queste pagine che mi parlano,
voci nella testa
e ancora ci provo.
La tua mano sul mio capo
la carezza dalla nuca alla schiena,
incidevi con lame di sospiri,
gli ultimi lembi
del mio corpo malato d'essere.
Come sale sulle ferite,
ti ripenso figura esile,
tarocco girato
del mio poker di regine,
a guardarmi ancora beffardo,
desiderando forse un millesimale pensiero,
l'attenzione che ti dovevo.
*
Il gioco che mi seduce
eri tu a condurlo,
ed io,
cos'ero io, nell'arcata fredda del tuo abbraccio
se non un altro trono?
Con indifferenza venivi,
rapivi la mia Ragione
mangiando con gusto la mia carne,
zuccheroso pasto
per le tue fauci,
di bestia dal volto quieto.
Inclinavi la schiena,
amplesso dorato di queste pareti
che mi trovo ad invidiare
intonaco bianco sporco di te,
di noi ancora,
del liquido muoversi
di due cobra innamorati.
*
In ginocchio al tuo cospetto,
il mio capo adesso in dono,
all'altezza delle spalle,
taglia pure, il fiocco rosso
sarà il tuo compleanno, vedrai
per sempre
applausi e risate
a coprirti la solitudine.
Numeri scomposti sulla torta
soffia ancora
soffia più forte
fai svanire i miei fantasmi
ora che non ci sei
e ti vorrei
ora che manchi
e ti vorrei presente,
non più pensiero tra mille altri
ma carne e lacrime.
Asciuga il tuo altare,
son giunto qui
per il tuo cuore,
ingranaggio mirabolante,
bocche spalancate poi
a guardarti sul palco
ridendo di te, del tuo mito.
*
Allarga le gambe
fammi restare sospeso
ci sono gigli sotto le mie gambe
e rose tra le dita
per frustare quell'ultimo vapore,
dolce ricordo
di una notte mai vissuta.
Tieni al guinzaglio
il rubino del tuo ventre
laddove Eros perse il senno,
custodisci sotto teca
ciò che resta dell' Eden.
Mi ritrovo qui adesso,
e ti voglio,
nonostante gli anni
nonostante il ponte di silenzio
tra ogni nostro addio
e dimmi ancora addio,
curva le labbra
lasciami guardare la fine,
non togliermi l'ode ai morti,
farfalla che si posa,
impudente
sul punto più alto delle natiche
e a me poeta,
viene a narrare meraviglie.
*
Invidioso del sole
ho strappato i raggi
per vestirti nei miei ricordi
perchè tu fossi
sotto la lama del mio pennino,
perfetto e immortale.
Resta fermo,
non ti muovere,
lascia scivolare la camicia,
nudità estreme
di un accordo di flauti.
Nell'ultima pagina,
dirò di te
paesaggio sommerso dal sogno,
e diverrai
immorale desìo
per solitari spiriti,
fiammella e assenzio
per chi,
come me
ha trovato nella pagina
il più sontuoso talamo.
< giovedì, 15 gennaio 2009 >
Categoria:

Ci sono minuti
di bellezza,
caramelle d'estasi
per bocche arse d'estate.
Non vedo più la mia vita,
è una ragazza che mi saluta
troppo veloce corre,
lontana da me,
vita maledetta
vita voluta
vita sciupata.
Come in fondo,
gli istanti in cui,
persa di te
raccoglievo rose,
al limite della mia follia,
chiamandomi innamorata.
*
In silenzio, tra le schegge
racconterò il pianto dei cieli
sommersi e altissimi,
dove il corpo santo,respira.
C'è un cuore,
reliquia di ciò che ero,
teca di cristallo,
guarda le bestie succhiarmi le vene
come da cannucce colorate,
di certo faresti
con grazia.
Pulirti l'angolo della bocca,
leccandomi di disprezzo,
piccole vittorie
amuleti al vuoto
pezzi di ametista nelle tasche,
sigarette evaporate,
fumate di fretta,
nella luce,
in tutta la luce che resta.
*
Cappio dorato
le tue mani sul collo,
apnea di lacrime congelate
sotto falci di luna.
La seduzione del dolore
e di ogni vizio
che facevano del tuo sorriso, perdizione.
Spalancate porte d'inferno,
collane di ansia,
da sfoggiare lontana da me.
Come se non esistessi,
recitando battute
ridendo di una bocca non mia.
Sposo rosso porpora,
feconda lo squarciato ventre,
spazio rosato della Madonna
i suoi occhi di vetro
i suoi occhi di sale.
Gambe divaricate
sempre in attesa
di un requiem dolcissimo.
Nella gioia,uccidila
quando il battito diventa onda
quando il sogno sfiora le iridi
solleva le natiche e graffia,
non la vedrai ribellarsi,
ferma su uno scranno di colpe.
*
Impazzito violino
su sette corde
ti lasci violentare,
da deformi mani
che della mia inquietudine
cantano la malinconia.
Aureola dorata,
sul mio capo,
questa pelle
che vorrei morsa e ferita
questa pelle
che non riconosco più
bianca e morbida.
Posso dirmi viva,
quando i tuoi occhi, non m'incontrano?
*
Ticchettare,
come d'ossa ,
questo tempo che scorre
lama precisa sui miei polsi
e bevine amore mio
bevi ciò che resta,
sarò la fonte battesimale
per ogni tuo capriccio.
Vuota
carne d'eccesso e vertebre numerate
riponi li arti nella scatola
come fossi una bambola
che aspetta la sua bara
tra broccato ed ebano.
Incisa con le unghie sul legno,
la data e l'ora
del saperti vivo,
ai miei occhi, meraviglia.
Parlavi di disastri,
promettevi lune nel pozzo
come potevo sapere
e intrecciare fiori al futuro
che neanche aspettavo.
Alla mia tavola posti vuoti
ancora da servire,
nel piatto carne di intonsi giorni
vergini e intoccati
come neve.
Succhiare il gelo
e dirti ancora
che c'è calore
dal quale far nascere figli di carta,
con strazio disumano,
vederli fuori da me,
cellule disperse di questa doppia tristezza.
*
Sollevi il capo adesso
posso disegnare su un foglio
la forma delle tue labbra, nell'aria
le nuvole nel marmo,
le ali spezzate da desideri pesanti,
gocciolanti di Eros.
Mi giravi,
ero la tua tela preferita,
la mia schiena liscia
a sfiorarmi l'immenso
il pennello invisibile
tra le cosce e le caviglie
corde e ganci
a tenermi stesa sul muro,
ero nuda e volubile,
mi bastava saperti lì,
sempre altrove.
*
Camminare,
muovere un passo,
un altro ancora
dividere la faccia
nelle pozzanghere.
Asfalto e margherite,
polline sulle guance,
piegarmi sotto di te
sollevando la pelle,
a mostrarti tesori,
gelosa anche del cuscino
che ti teneva le ore quiete,
stretto a se, beato.
Cos' avrei dato,
per essere arte,
sentirmi osservata
morire pian piano,
il colore scrostarsi
lembo dopo lembo
tornare ossigeno macchiato
da quelle insane voglie
che nel tuo nome,
ancora continuo ad idolatrare.
Crocifissi e specchi in frantumi
per il mio nuovo cuore,
incandescente stella
per un unico cielo.