< giovedì, 31 luglio 2008 >
Categoria:

Adesso si spengono le luci
adesso siedo
ed aspetto.
*
Miss SweetHeart
ha i capelli rosa confetto
gli occhi bianchi come i gatti ciechi
guarda altrove
i suoi sguardi
non vedono futuro.
Lei è la vergine maria
è la puttana che i desideri risveglia
lei è santissima trinità
e infine la mano tremante
che al suolo
ti riporta,
sbattendoti forte.
*
In un infanzia di bambole rotte
riportatela
non vedete
che si decompone?
Lecca la fede
su un crocifisso di luce psichedelica
sniffando polvere magica
e fatine verdi
ti invitano alla loro festa.
*
Al compleanno del tuo dolore
nessuno ride mai
ti sei seduta sul tavolo
osservando
sminuzzando vite altrui
come l'ostia sulla lingua.
Sono stanca,
dicesti
e c'erano cappi al collo
e lame sul materasso
contorsionista della carne
tra i lividi
e quell'immenso vuoto
bianco neve
che ricopre
ogni offesa.
*
Stringimi
con le tue braccia di ossa
stringimi
questa nebbia che si alza
e c'è una bambina dal vestito blu
che corre
che corre veloce
dove vai
dove vai
io vorrei
seguirti
vorrei sapere.
cosa sei
adesso dimmi
*
Le perle strette al collo
il vestito troppo corto
tra merletti e pizzi
le dita che ti toccano
le dita che aprono seni e cosce
perchè poesia è questo
è la vita morente di un asfodelo
è una strada che conosco.
*
Ho amato un poeta,
disse lei
che non aveva cuore
l'ho amato nella follia
dei colori del sangue
e nella pacatezza
della piuma del pennino sui fianchi miei
di quel sentimento
che lacera i polsi e le vene
fino a ridurti ad un fantasma
*
Si è vestita di bianco
oggi.
oggi si sposa il passato
e nessuno è lì ad accoglierla
e cammina
lei
cammina sulle carcasse putrefatte
angelica visione
le sue ali spiega
oggi si sposa il pasato
guardatela
vittoriosa
guardatela
cadere
guardatela
infine
diventare cicatrice
di questo silenzio.
< giovedì, 24 luglio 2008 >
Categoria:

Di questo amore
di questo amore malato
che ha arti di ferro
sorretti da fili trasparenti
sospeso tra cielo
e schianto
fatto con la stessa essenza delle fate.
Di questo amore docile
come la fiera
che il capo abbassa
per l'ultima carezza
noi vogliamo parlare.
Ci riempiamo la bocca
di parole
di frasi
di discorsi amari
ma cosa resta,
alla fine della notte,non so.
*
Di briciole
e lunghi silenzi
potrei farti dono
ma no,
non è reale
niente è reale
se non nella mia mente
e vorrei
giuro
rubare
di nascosto
con le mani dietro la schiena,
la vita
ai personaggi
di cui narro
*
Non sento niente.
c'è qualcuno
che mi osserva
angeli che sugli occhi
posano le mani,
neanche il cielo
a volte
sa guardarmi
come vorrei.
*
Appesa agli ultimi ganci
osservavo l'abisso,
mi era dolce
il vuoto.
Hello Darkness my old friend
ancora qui,
e mi fa eco
il mio stesso pianto
senza miserie
senza meccanismi
solo lacrime
da scordare.
*
Se avessi due gambe
le piegherei
infine
sul legno
pregando
per ali
e mani di cristallo.
Una luce
che non ho mai voluto
in questa gabbia
che somiglia
alla più perfetta
ed illusoria vita.
*
Taci adesso
non c'è più niente
da dirsi
ed anche la penna
cade a terra.
Guardo l'inchiostro sul tappeto
e sembra sangue
quello.
Morirò anch'io
spaccata dal desiderio
colpita al petto
dall'intenso mare
che mai
ho ignorato
e potrebbero vedermi un dì
Miss Sadness
la mia corona di tragedie
a scintillare solitaria
su questo paradiso di cartone.
*
Un ultimo applauso
la platea vuota
tre rintocchi di campana
e la magia
che svanisce
ma che colpa
posso avere
se
tra le fauci
dei miei mostri
ho il più dolce sonno?
Che colpa,
ho
se
indelebile
mi rimane
il ricordo?
< giovedì, 17 luglio 2008 >
Categoria:

Si trattiene il respiro
due minuti
di apnea.
Ritorniamo così
all'essere impavidi
del coraggio altrui
fingersi guerrieri
dal vile tallone.
*
Non c'è niente qui
non c'è aria qui
non cercateci più
non volgete a noi
lo sguardo,
alla fine della giornata
*
Lui non guarda nessuno
ed ha freddo
stanotte
la città si richiude
una scatola vecchia
di foto ingiallite
non sente niente
solo vaghi suoni
come un telefono
che a vuoto
si perde
squillando così
nelle epoche future.
*
Si era perso
una mattina di aprile
camminando all'indietro
sul vialetto di rose ingiallite
l'odore stanco
di lenzuola pulite
e graffi sui polsi.
Un sangue perfetto
colorato d'argento
dalle vene
fluiva
contando le gocce
sonnifero eterno
del riposo perduto.
*
Non si ha paura
a volte
prima di lasciarsi
si guarda bene
dietro di noi
ed il passato
svanisce
siamo lo zero
e poi il numero magico
la parola Fine
nel nostro capitolo.
*
Finire così
la storia di noi due
ballavamo silenti
davanti al banchetto di bugie
ed era dolce
l'illusione di te
cantastorie esperto
tessevi i sogni
per commensali assenti.
*
Mi rimane di te
lo scirocco
e la tramontana
l'intreccio dei venti
nel tramonto degli occhi.
Nient'altro
a cui credere
nient'altro
a cui poter dire.
*
Trasciniamo le membra
come foglie
in questo autunno afoso
e con la falce
disegnamo i nostri profili.
Sembreranno due cuori
e nella vena
che d'amore
tutt'ora
mi nutre
coprirò le fosse
che il dolore ha scavato.
*
Così abili
nel rimanere fermi
aspettando che nevichi
due statue
che nel marmo
facevano tremare
l'oltretomba.
Spiriti affini
magiche danze
mordendoci al collo
più forte
più forte
da sentire i denti
sverginare il mio senso
fino a rimanere
estatica.
*
Illibata,
ventre di stelle
scarnificato letto
di spine
che all'amplesso
il respiro,
cedono.
< venerdì, 11 luglio 2008 >
Categoria:

Se ci fosse stata tregua
tra i miei sbalzi
saresti rimasta qui
ancora qui
a tenermi le mani
nell'atto,
mentre scrivevo,
guardavi morenti luci,
dal cobalto degli occhi
al riverbero denso?
*
Milioni di piccole lucciole
sulla tua pelle di Diva
ed era rosso il tuo cuore
ma candide le membra.
La ninfa dai colori tenui
il pastello del pittore sbadato
lasciato cadere così
in una via affollata
tra le polveri sottili
e il caos
che dentro a te,c'era.
*
Perchè orsù diparti
primavera,
lasciandomi con
gusci di niente
e questa neve densa
che sembra soffocarmi.
I miei polmoni gelati per te
per arrivare,
infine
a toccarti
placido suono di laguna
fremere asciutto di serpi
nel fogliame
*
Eccoti,
pensai,
ecco l'idea
la forma delle cose
riconoscermi
guardarmi oltre le costole
e il paradiso
quello sguardo
di forma angelica
che posava
su me
le dita.
*
Non sono che nero inchiostro
una macchia indelebile
sulla sabbia,
un nome
che neanche le onde
osano
distogliere dallo sguardo del cielo.
Le tue ciglia
la curva delle tue labbra
adesso ricordo
ed è un sogno
poter appoggiare
la mia testa,
stanca
sulle tue gambe.
*
Gabbiani
stormi bianchi
per te
Purezza
per te
che entri
nelle mie ferite
illuminandole
con la tua fiamma
che non brucia
ma carezza i sensi miei
assopiti dalla rabbia.
*
Nelle pagine di un libro
resterai così
una statua bianca
di perfetta solitudine,
lo stagno etereo
per i tuoi canti
che i morti
risvegliano
e li vedi
cingerti le spalle
abbracciarti
con un sorriso senza bocca
felici spiriti
*
Errante creatura
che mai il tempo
ebbe coraggio
a toccare
troppo fragile
il tuo soffio
troppo esile
il tuo corpo
piuma dorata
per le mie pergamene,
riscrivi per me
l'ode all'Amore
quell'amore dolce
che stringe catene
quell'amore violento
che come impetuoso oceano
ti inabissa
portandoti via
dal reale.
*
La stele grigia
per i nostri ricordi
prendimi la mano
e disegnami
con geometrie concentriche
perchè in questo limbo
solo il lembo della tua veste
mi è salvifico,
perla lucente
in questo buio d'oltretomba.
< sabato, 05 luglio 2008 >
Categoria:

Onde di desiderio
a riportarmi all'origine
del dolore
alla fonte primaria
dell'estasi che,
s'incorona regina
del sensibile universo.
Palpitare immenso
della divinità
che s'immola.
*
Dalle tue vene
io bevo il sangue
il sangue eterno
nettare antico
per le mie labbra consunte.
I tuoi baci
Cherubo macchiato
sono spille dorate
sul mio petto di vestale
la veste bianca
la verginea figura
che le cosce divarica
all'arrivo dell'amante Notte.
*
Io,
che puttana
t'ho offerto il miglior diletto
la bambola cieca
dal volto coperto di stracci.
Trovami ancora
in queste stanze vuotissime
il letto disfatto
le lenzuola come macigni
sui desideri nostri,
nascosti.
*
Eccola qui,
la mia malattia
il morbo dal volto di lupo
le zanne color della neve
morderti all'altezza del petto,
strappandoti la vista.
Il tuo corpo
disegnarlo col carboncino
le dita nere
sulla linea perfetta
della schiena
ad altalenare di voglia
tra le natiche,
fino ai piedi,
ultimo altare di pietra
per l'incontro degli sguardi
*
Come amantide
dal religioso fare
le mie mani,
ora muovo
burattininaia abile
nella contorsione delle carni
*
Leccami via
le lacrime,
ora che c'è silenzio nella mente
e la porta si richiude
sigillando il segreto.
Ci sono nuovi occhi
pronti per te,
raccoglili,
come biglie
tra la cenere
e il ricordo
*
La fiamma arde in me
la sento
avvilupparmi da sotto
nell'inguine
ventre scarnificato
ove la mia lingua
intona canti di melodia arcana.
Mi senti adesso?
Gli undici cerchi
tra il seno dell'inverno,
travaglioso parto
di stelle cadenti
e nel liquido amniotico
tra eterei sospiri d'agata
la tua mano
in un periglioso cadere
m'invita
ma
dispiego infine
gli arti miei metallici
e stride la tristezza
ma avrò ancora parole
per descriverti
dentro di me,
camaleontico estro d'artista.