< domenica, 29 giugno 2008 >
Categoria:

Avevo poesie
qui,
proprio qui
sulle costole.
Le avevo scritte mentre non c'eri
tra i rumori densi della città
e il canto delle cicale
di questa estate folle
Parole e ancora parole
che sommate
erano,comunque zero.
*
Anima mia maledetta
stuprata dalle Muse,
ancora carne da donarti
e labbra
ma di cuore
perdonami
non ne ho più,
neanche grattando la parete
con le forze ancora rimaste
riesco a creare magie
*
I was made to love magic
*
Un tempo
ero un giocoliere
e le palline colorate,
tra le mie dita
roteavano.
Era bello vedere lo stupore
bocche aperte
e sentirmi speciale
Ma cosa resta
dimmi
cosa
quando togli
al palco
le luci?
*
Parlo
e le mie labbra
non dicono niente
siamo figli
di discorsi vecchi
musiche già sentite
spartiti suonati
da cieche e sorde dita.
*
Un concerto di armonia
avrei voluto donarti
se solo ti fossi fermato
se solo il capo
avessi volto
al plenilunio
donandomi l'argentea luce
degli occhi tuoi
adesso spenti.
*
Le stelle ed il trucco
la parrucca rossa
ed il papillon.
Quant'era semplice
il teatrino
di marionette
muovere i fili
e guardare
lo spettacolo
della mia decadente vita.
Pezzo dopo pezzo,
al suolo,
come rose,dopo la potatura.
*
Questo deserto
che c'è tra i miei palmi
e lì,
in mezzo
una statua di sale e ghiaccio
ha membra fredde
eppure l'afa consuma i sensi.
Appoggia ora
l'orecchio
sul petto
non batte
ha smesso di correre
quel piccolo bastardo.
*
Ho ucciso io la mia bellezza
col pennino
dritto al centro
del piacere.
Strappando l'orgasmo
all'ultima lettera,
l'ultima frase
che delinea il silenzio
dopo l'amplesso.
*
Le mie mani
sono lame
e sfiorandoti
ferirei il velluto,
ma raccogli gigli
sotto la luna piena
e,di bianco
dipingi le note
che ora
non riesco più a ricordare.
< lunedì, 23 giugno 2008 >
Categoria:

Ripenso alla luce
quell'ambrosia di colore
che mi dipinge silente
guardandoti nel sonno,
una bolla d'aria
che poi scoppiava.
Ripenso alla cenere
all'ossario composto
dei nostri ricordi.
Uno accanto all'altro
ossa come sassi
lisce e bianche
nelle nostre bocche di squalo
*
Non guardarmi così
hai scarnificato la memoria
con un coltello a due lame
e veloce
questo anno è passato
di corse senza polmoni
rincorrendo fili dorati in questo cielo
di un altro tempo
in un altrove perfetto.
*
Cos'è questo freddo
s'è seccato il rosso
nella tavolozza
e quei tuoi occhi sottobosco
ora non dicono niente
rimangono fermi
e mi chiedo
dove sia la gioia.
Quella gioia intensa
che sentivo cantare
solo per me.
Dov'è finito il volto semplice
che mi sapeva innamorare
*
La corda su cui si cammina
si dimentica di noi
e infinitamente cadiamo
inginocchiati e tesi
attendiamo forse l'indice che ci
faccia suonare?
*
Piove adesso
gocce su gocce
il niente che mi conosce
mi fruga tra le tasche
e tra gli spiccioli
con i quali avrei pagato un tuo sguardo
e il rossetto
per un ti amo sullo specchio,
trova me.
Ma ci sono ancora,forse
a danzare folle
tra i marciapiedi di Madrid
nel vetro appannato di un bar
*
Versami ancora vino
nel calice ho vuotato
la solitudine
un solo sorso ancora.
E dì soltanto
una parola
ed io sarò salvata.
Nessuna fiamma se non te
a farmi bruciare di morte.
Morte vera.
*
Solleva le mie membra
e deponimi
sulla terra
quando il sangue s'asciuga
e rimangono solo le parole
a memoria di me.
Guardale e dimmi
che ho finto
guardale e dimmi
quanto,
la mia recita,sembrasse vera
mentre piangevi.
< martedì, 17 giugno 2008 >
Categoria:

Oltre la notte
che lenta sospende le nostre colpe
attendiamo tutti
i nasi all'insù
come a chiederci
se c'è ancora
speranza
se possiamo ancora credere
che sia vero
tutto questo palcoscenico.
*
Un rumore lontano
monete che cadono a terra
tintinnare di gioie minuscole
che a vederle
avresti potuto scambiarle
per abitudini.
Sentirsi d'improvviso
vuoti
come se quell'ultimo bacio
avesse rubato al tempo
gli ingranaggi perfetti,
rompendoli.
*
Hai mai l'impressione
di essere seguita?
Tu che affretti il passo
azzerando il respiro
per paura d'essere scoperta
a chinarti su un cadavere
a mangiarne gli organi
quando è ancora caldo
fresco di vita rubata.
*
I tasti di un invisibile piano
mi destano
sento le tue mani scorrerci sopra
e darei il fiato
per essere fatta di bianco e nero
per farmi toccare da te
producendo musica,
qualcosa di davvero bello
qualcosa di così sublime
da far piovere il cielo
di altre lacrime
e nuove lacrime.
*
Due parti gemelle
che al toccarle
sembrano uno
ed uno solo.
Il distacco che sento
quando abbracciandoti
mi si apre il torace
e riesco a sentire
anche un soffio sulla polvere.
Se solo mi vedessi
se solo potessi unirmi
cucire a doppio filo
queste due estremità
cucirei un vestito fatto d'immenso
e morirei così
semplicemente.
Con uno scoppio
in un vicolo,
in un assolato Agosto
*
Ho sognato per anni
il come
il dove
sapendo già le battute a memoria
studiando per quell'istante
una conclusione da fiaba
con il lieto fine,sai?
Riesci a sentirmi?
La mia voce registrata
e questo nastro
che continua a scandire
istanti che non torneranno.
Questo nastro
dove sto vivisezionando
quello che sono
e le mie parole mai come ora
vengono da dentro,
oltre quella corazza
che ormai mi proteggeva.
*
Fatta di cristallo
il mio corpo in controluce
dove ogni vena
è un ricordo preciso
un momento vissuto,ma mai perduto.
Al ventre stringo
il mio sole
raggi lunghi
che annientano
le ombre
tutti questi demoni
che sogghignano
mentre ansimo,
cercando un angolo dove nascondermi.
Ma a che serve
nascondersi
quando ti conosci così bene?
Quando hai passato
anni
cercandoti?
*
Un sole rosso sangue
perchè è dal sangue
che sono nata
dalle gambe divaricate di mia madre
soffrendo per esserci
in uno spasmo lentissimo
fino a respirare
per la prima volta
ed è come se adesso
io sentissi l'aria
preziosa.
Come se tutto questo
fosse un inizio
e stessi solo camminando su un filo,
incerta,oscillando.
*
Accasciata a terra
come un asfodelo
come un crisantemo in un giorno festivo
ho percepito la tua presenza
questo calore
tra le labbra
ed il silenzio di cose non dette.
Verità semplici
eppure
dentro di noi da sempre.
*
M'hai raccolta
pioveva,
tutti guardavano
nessuno avrebbe mai preso me,
il giocattolo rotto
l'orsacchiotto con le orecchie scucite.
Tra le tue mani
ho ritrovato il sentiero
e i corvi
non m'avranno
perchè questo dono
questo dono che ho con me
non può cedere agli urti.
*
Cuore mio,
t'ho detto
resisti.
Non mi lasciare adesso
che ho bisogno di te
ora che i corvi gracchiano sentenze
e le onde s'agitano.
Mostro tra i mostri
ed estraneo m'era il linguaggio.
Ho morso la carne
bevendone il succo
ad occhi chiusi
guardando finalmente il mio inferno.
Ed eccola la quiete
ecco il silenzio
pervadermi.
< giovedì, 12 giugno 2008 >
Categoria:

Ho spesso ripensato a noi
c'è ora una linea retta
che divide i minuti
in frammenti di storia.
Siamo dunque fantasmi?
*
Essenza di niente
profumati di nostalgia
per qualcosa che non è mai stato.
*
Ti ho sognato
ma non avevi occhi per guardarmi
solo mani
per entrarmi dentro
togliendomi il fegato
ormai annegato
tra il succo di vino e il nettare
dei tuoi respiri.
Eri un pagliaccio
dalla faccia gigantesca
e per quanto tirassi pugni
niente accadeva.
Rimanevi fermo
come una cometa
a vegliare sui miei incubi.
Riposa adesso,nell'erba alta
dimenticando ogni carezza
ed era il vento,
a volerti toccare,
non io.
*
Celebrali attrazioni
innamorarsi con la mente
ed il corpo
immaginarlo nei pensieri
col sole che lo investe
che lo ricopre come un manto giallastro.
Questo era l'orgasmo più grande,
toccarti nella fantasia
svestirti di ipocrisia e promesse
fino a rimanere puro scheletro
puro estetismo minimale.
*
Ho imparato a non provare dolore.
Quando sento la lama che affonda
ripenso alla rugiada
all'abbraccio mortalle della mantide,
al suono della pioggia sull'asfalto.
Ci si sente così potenti
quasi dei in terra
quando si ha un cuore che pulsa
tra i palmi
ma cosa ci sarebbe di male
nel mangiarlo?
nell' ingoiare i battiti
e sputare poi un organo vuoto
privo di ogni presenza.
*
In questo tempio d'Amore
ho incoronato me stessa
come una dea che non ha bisogno di sorrisi
ma si compiace solo guardandosi.
Mi bastasse questo
sarei salva
ed io lo so
tu che non hai mai sollevato la mano
per tirarmi fuori
ma anzi
guardandomi annegare
hai sorriso
come dire
era la tua fine,
ce l'avevi scritto sui polsi
che sarebbe finita così.
*
Questo finale,
che ora vorrei riscrivere
per cercare una via di redenzione per me
per questi peccati della carne
che m'impone rigida ossessione
di vedere corpi mutilati
in ogni dove
e parole
sulla mia testa
sul mio seno
e quando per caso lo sfiorano
è un orgasmo nella mia mente.
Sento ogni sillaba
ogni inflessione di voce
diventare dita affusolate
che bagnano il mio dolore.
La fonte arida della gioia
che tornerebbe florida
se solo sapessi sorridere.
*
Alza le labbra
m'hai detto
prova a vedere l'alba
a tenere nelle iridi
tutto il calore che c'è
ma come posso togliere il gelo
dagli anni passati?
E' impossibile,per me
dimenticare.
Togliere foto
e rimpiazzarle con poster
di felicità posticce.
Non riuscirei a guardarmi
neanche uno sguardo di sfuggita
sarebbe solo vuoto.
Quel vuoto tagliente
che anestetizza le ferite
che fa essere automi perfetti.
*
Taglierò le mie catene
mi vedrai essere fumo
l'ultimo sorso di vita vera
prima di scomparire del tutto
e assaggerai l'aria
cercandomi
illudendoti che sia tutto normale
senza i miei occhi
che ti davano motivo d'esistere.
Il mio smisurato ego
che si pungeva per amarti
che sciocco è stato da parte mia
credere
crederti ancora.
*
La magia è conclusa
i conigli nel cappello
non li ho
come sai,
sto provando a nascondermi
tra le pieghe di questo tempo
sto provando a nascondermi
perchè questo eco
diventa un orchestra di cadaveri
e la Morte mi richiama
sento il tamburo nelle tempie
battermi cupo.
*
E' adesso il momento.
Non voltarti,
ma apri le braccia
come un cristo consunto dalle frecce
e succhia le mie fiamme
finchè rimarrà solo sgualcita memoria.
< sabato, 07 giugno 2008 >
Categoria:

Angelo solitario
le ali piegate
milligrammi di bianca eroina
in queste vene macchiate.
Il tuo sangue ancora qui
sulle mie dita
e ora
come posso
lavarmi
come posso
dimenticarmi che sei esistito davvero?
Cancellare
con un respiro
la tua presenza
che ancora m'angoscia.
*
Sei qui
ancora qui
le tue mani
su di me.
Tu che eri un ninnolo
per gli occhi di tutti
e lasciarsi toccare
ed amare
non significava certo
compiacerli
ma solo guardarli con miseria
oltre l'iride chiara
di foglie verdi
foglie marcite sotto le piogge di ottobre.
*
L' Agosto furente
di feste violente
eri lì
fermo immobile
una statua come il cristo
fermo immobile
tra le costole e lo sterno
cercavi di nasconderti
come se quel peso inesistente
avesse potuto redimerti.
Non c'è colpa
che possa essere espiata
quando agisci con dolore.
Quel dolore ammuffito
in stanze dorate
e a niente serve
essere idoli di se stessi
l'immagine non mente.
Rimani tu
solo con ciò che sei
grandioso insulto alla bellezza
o timido carillon senza musica
*
Spogliati per me
disse l'artista
voglio dipingerti cherubo insanguinato
fare delle tue labbra
la mia tela
sfiorerò con la punta
del mio intelletto
la porta del tuo piacere
e l'amplesso
tra le lacrime
sarà d'Amor Vittorioso.
Se tra le lacrime
infine
ricorderai il tuo nome
gridalo
voglio sentirlo
perchè io lo so
io ti ho visto
ed essere felici
è sempre stato più semplice.
*
Come se io potessi vedere
le gambe al petto
tu seduto su un balcone
la sigaretta che vola per tre piani
e si spegne
le lacrime che diventano
pioggia corrosiva
perchè si sa
gli angeli
non piangono
non conoscono tristezza
nè paura
nè odio
ma tu eri quello Caduto,
allontanato dal biancore
oltre le nuvole
eri sceso tra noi
tra noi tutti peccatori.
*
Perdonami se non t'ho preso per mano
e quando,
vedendoti ansimare
ho pensato fosse un gioco.
Ora che la tua carne è diventata umana
e le piume che ti coprivano
sono scomparse
sei nudo
le forme perfette alla luce embrionale
tornare nel ventre
con un morso di vita che distrugge
questo avresti voluto.
Un cappio dorato all'albero di Giuda
tradirti
tradire tutti quanti
svanire
in una nebbia di stupore generale.
*
La porta dell'Inferno
hai aperto
quando l'orgasmo,
liquido piacere
ti ha catturato
e ti sentivi
per la prima volta
la sirena lasciva
il turgido capezzolo della madonna.
Quel lembo di pelle
che avresti succhiato a dovere
se solo ti fossi accorto
di quanto è sensuale
la santità.
Sentirsi sopra ogni cosa
su un piedistallo di vetro
e da lì
osservarela luce diffondersi
tornare assoluta
annientando la notte.
*
Dimmi se ora ti manca
la tenebra
le stelle amiche
che ascoltavano il divenire dei passi
l'incerta corsa
verso l'infinito suono.
Ti manchi e non riesci a spiegarti
il pianto ininterrotto
le mani chiuse sul capo.
Ora discendi
colpiscimi sul volto
potrai specchiarti in me
deforme visione
ed il tuo cuore,
conservalo protetto
in ogni sospiro
al riparo
dagli urti.
Angelo mio
dove sei
angelo mio
perchè non arrivi
angelo mio
adesso lasciati morire
lasciami guardare
il sacro diventar profano
e questo amore
polvere del mio sudario,
ora è fiamma
ora è cenere.
< lunedì, 02 giugno 2008 >
Categoria:
Mi ritrovo voglia
insaziabile bocca
che s'apre di malinconia
per terre lontane.
Guardando lo stesso orizzonte
tu ed io
promettere così
casette di legno
di una felicità muta.
*
E' tutto inutile allora
correre verso il niente
il tunnel che s'allarga
come le braccia del dio
quando cerchi anima sperduta?
Inutile come raccogliere
pioggia
dal cielo arrabbiato.
*
Non ho guardato le nuvole
ma solo il mare
quando volavo
solo il mare celeste
sotto di me
e mi vedevo cadere
una piuma scura
tra gli sguardi di derisione pieni.
Guardatela
adesso si stacca
e si schianta.
Guardatela
quel corpo di masso
s'è trasformato
in farfalla acrobata.
*
Ti chiamerò un giorno
amore.
Questo dolce muovere le labbra
e comporre così
poesie.
La tua voce è rauca
mentre mi sfioro
tra le gambe
a sinistra
sulla cicatrice
e mi è soffice,
il momento del distacco.
*
Dev'essere bello
sognare
e avere la mente al sicuro
il territorio vuoto
tra l'angoscia e il pentimento.
Desideri che si colmano subito
senza tempo
per progettarli
per averli tra le mani.
*
Con la curva
della mia schiena
vedrai
coprirò
ogni distorto suono.
Il giradischi che suona
vecchie canzoni
su cui ballare
fianco a fianco
sentendoci così retrò.
*
L'amore
ci strazierà.
Ancora.
*
Spero tu possa
ora sentirmi
che questo urlo
che mi spezza le vene
serva a svegliarti
in questo coma bianco.
*
Non volevi
mera sopravvivenza
ma vita
ed io lo so
quando le stanze diventano minuscole
e l'aria
quest'aria
manca.
C'è una festa tra i polmoni
dovresti andarci
vestito di rosso sangue
danzare sulle costole
fino a non sentire più musica.
*
Gli spasmi dell'ansia.
Ti ho guardato stringere i pugni
leccare la fede
come mai.
Un solo sguardo
tra di noi
tu che mi facevi sentire
la principessa bellissima
e non il mostro
nella gabbia.
*
Gettate ancora noccioline
al gorilla dietro le sbarre
nei suoi occhi neri
ci sono io.
Si dimena in quei due metri
di condizionata libertà
e come me
forse vorrebbe
uscire
ed avere buio.
La luce è volgare
ti scopre
vulnerabile
perdente
inutile.
Madre tenebra
c'accoglie
ci culla
e ci fa dormire.
*
Non aver paura
di me.
Sono lo spirito di me.
La copia ingigantita
di ciò che in potenza sarei.
Come una stampa
considerami autentica
solo nel colore
e nella forma.
Il contenuto forse
s'è perso,non so.
*
Dal sudario
di questo pianto
mi solleverò
camminando dritta
verso la foresta
scordando la ragione
finchè le foglie
avranno coperto
il mio dolore.
Divorata dagli insetti
vivisezionata
dal vento
ed infine
sputata a terra
come una cosa lasciata lì,
in penombra
dimenticata.