Nome: Lilium. Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo.
Sono la carezza e la frusta.
Amore e odio.Dolcezza e infinita
perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†
Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
Isabella RivoltaLaCroce
*
Oh, shed a tear for the loss of innocense,
for the forsaken spirits who aches... in us.
Cry for the heart who surrenders to pain,
for the solitude of those left behind!
Behold the pain and sorrow of the world,
dream of a place away from this nightmare.
Give us love and unity, under the heart of night.
O Death, come near us, and give us life..
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Dove sei?
Dov'è andato il silenzio
quell'ampio sorso d'immenso silenzio?
*
Come vedi le parole
come le persone
ci lasciano.
Camminano da sole
verso mete ignote
contro un sipario già chiuso
Rincorro così fatui fuochi
ed è coro angelico
ritrovarle lì
proprio lì
dove le avevo lasciate.
Abbandonate ma mai perdute.
*
Le sento ancora
quelle voci
non sono salva
nè voglio coprire con il bianco
ogni mio buco.
I proiettili li conservo in una scatola.
Una scatola quadrata con sopra un volto sbiadito
forse il mio,non so.
Dodici proiettili
per i dodici mesi del mio inferno.
Quello che nessuno ha mai davvero visto
e ci sarebbero meravigliati volti
e spalancate bocche
come a dire
ci dispiace,non potevam noi sapere
di questo.
di tutto questo.
Non c'è da perdonare
ma da perdonarmi.
Questi peccati che ho operato nel bene
ora non hanno significato.
*
Guardavi il cielo carico di neve
quel giorno di dicembre
un anno come tanti da depennare
uno stormo di corvi neri
e ripensasti a me.
Al mio corpo disteso a terra sul legno
un graffio scuro e morbido
che si teneva le ansie
per continuare a scrivere.
Sentivo i tuoi occhi sulla schiena
sebbene il sole fosse scomparso
e rimanessero cocci a farti brillare
dietro di me.
Sapevi brillare
era questo il tuo mistero
e per quanto avessi cercato,
niente riusciva a donarmi luce.
*
Calda
amorevole
luce.
Embrionali ricordi in questa mente distrutta
vedi le macerie
i palazzi crollati
e lì nel centro
questo cuore.
Tump tump.
il mio cuore.
I miei passi sul cornicione
uno dopo l'altro.
Sotto c'è
ogni cosa che ho desiderato e amato
le possibilità
ma non la redenzione.
Quella mano d'acqua benedetta
che mi salva da me stessa
dai mostri che tirano le mie gambe
nel più profondo abisso.
*
In quel freddo dove sento un piano
un piano che suona per me
una melodia lontana
le mie dita si muovono
ballerine attente nel loro danzare davanti a me.
Piccole,dieci,danzatrici del ventre
che si scoprono nella carta
per lo sguardo di tutti.
Tutti quelli che han solo sentito dire
questo dolore.
Quello stesso marcito fiore
che ha emanato un profumo letale
al suo schiudersi.
*
In questo giardino
dove non ci sono sentieri
ma solo un immensa via
di smarrimento
io ho trovato la pace.
Quando gli occhi miei chiudo
e il mostro a due teste mi sbrana
sento le zanne nel collo
ma un sorriso di disarmante amore
mi si dipinge sulle labbra.
E' così grande il mio ventre
che potrei racchiudere mille tramonti
per poterli poi far nascere
distorti e maledetti.
*
Ho dato tutto
per questa mia condanna.
Ho visto la pergamena di rosse vene
davanti agli occhi
che vedevano e non capivano
avrebbero voluto coprirsi e scappare
donarmi le tenebre
per un lieto continuo d'ore.
Credevano di aver ucciso questo giglio
che è in me.
Questo istinto animale
che mi rende la bestia e l'angelo di pietra.
Una lacrima di marmo
sotto queste lame.
*
Dalla croce
a terra
sono planata
come una piuma.
M'hai raccolto dalle fiamme
bruciando ogni solitudine
in quel prendermi
alzandomi dal male
oltre la follia
in un posto che posso dire mio.
Un solo
minuto
di tenerezza
tra noi.
dama dal manto tetro
m'hai lasciata infine andare
Ungendomi le labbra
di ambrosia e vino
fino alla fine del tempo.