< lunedì, 28 aprile 2008 >
Categoria:
Non gli aveva mai chiesto
di rinunciare a vivere
sebbene tutte le carte fossero scoperte
sul tavolo di panno verde
e fossero due giocatori falliti.
Entrambi persi nelle proprie concentriche fatiche
gli occhi lucidi posati sul pavimento
cercando forse un addio,un saluto che facesse meno male.
*
Te ne sei andato
e ho seguito col cuore
quei passi incerti verso la porta
e si schiudevano i gigli
nell'esatto momento del distacco.
Quando gli abbracci si sciolgono
c'è solo un enorme vuoto
avrei voluto lo sapessi
che non mi lasciassi
a brillare da solo.
Come potevo io
essere il tuo fulgore aureo?
Tra le contorsioni del corpo
ho ricercato quel movimento
quelle tue mani
che mi facevano rimanere in apnea.
In profondità.
E' solo così che voglio sentirti
non voglio silenzi comodi
nè attese troppo lunghe
tra un bacio ed un sorriso.
*
Mi piaceva guardarti
stare disteso e portarti via
quando ancora stavi fumando
la sigaretta stretta tra indice e pollice
da poeta maledetto
che poi,eri.
M'ero illuso di poterti legare a me
doppia mandata di cuore
e gettare lontano la chiave
per riservarti ai miei occhi avidi
alle mie dita di santo
sulle tue stigmate.
*
Hai girato la mano quando ti ho detto che sarei rimasto
questo
hai detto
è il mio dono.
Versare sangue
è l'abilità mia.
A chi non crede nel miracolo del creato
io disegno un cuore sul cuore
di questi anni di tragedia
con le mie mani rosso sangue.
Il rosso del velluto
che la notte mi stringe
come fossi tu
a dischiudere le braccia
in un ennesimo proteggermi.
*
Da cosa vuoi proteggermi?
Qual'è il tuo segreto intento?
*
Non c'era mai stata
una mattina migliore
per dirselo.
Un caffè amaro fumante sulla finestra
e le lenzuola stropicciate
Dove stai andando?
Da nessuna parte,disse
guardandomi.
Dove stai andando?
Sto tornando da te
non vedi?
Perchè c'è ritorno
quando già siamo uno
ed uno solo,
in due.
L'apostrofo che non voglio sia rosa
tra queste nostre sillabe,
il verticale ascendere
del fumo
in una parete come tante.
*
Voglio che tu mi scatti una foto adesso
con questa maglia a righe
l'espressione strafottente
un raggelare dell'istante
per amarti attraverso la pellicola
oltre che su pelle.
Colori elettrici per noi
solo per noi
e non so se tu mi capisci
se riesci a sentire le frasi
oltre lo spazio
di un respiro che ora ci separa.
*
Ti chiedo di essere
la mia via di casa.
Way Home.
Quel sicuro sapere
che non sbaglierai direzione
la linea retta da seguire.
Come funamboli su due corde che si incontrarono
creando un armonica instabilità.
M'hai coperto gli occhi
prima del salto
così non avrai paura di avermi perduto
prima dello schianto.
*
Sembravano fiori di loto
a cadere da un cielo metallico
tra i palazzi
due angeli
che sfilavano di gioia muta
tra la gente.
Un canto di cicale
nell'estate
che li aveva ritrovati così
stretti
come semi
nel calore nero della terra.
Pronti a rinascere.
Ancora.
< mercoledì, 23 aprile 2008 >
Categoria:
Certe cose non andrebbero mai dette
mai
neanche per scherzo.
Ironizzare sul proprio dramma
la faceva sentire meno sola
un foglio ancora bianco
dove l'alba doveva ancora posarsi
per comporre qualche melodia d'altri tempi.
Un coito interrotto
della notte precedente.
*
Pezzetti di vetro sulle ciglia
riflettevano perfette mosse
di manichini timidi
a sfiorarsi piano
le bocche.
Gli attimi rubati all'estate
rinchiusa in una scatola
di sabbia e male.
Non aver paura
è solo male da sciogliere questo
una pastiglia verde azzurra
sotto la lingua
e niente più
di un gorgoglìo di acque scure
a riempirmi
il ventre.
*
Il mio ventre
era diventato caos di vita
una vita che non era la mia
che cresceva di miracolo
attraverso la migliore mia vena
attorcigliando i battiti
come fili di capelli dorati.
In quella magia di notte
cullavo
bambole senz'occhi
che mute
sorridevano al mondo
sedute composte su un trono di ossa.
*
Non dovresti mai dirmi ti amo
quando le lacrime colmano i palmi
e nutrono la pelle
fino a farne morfina
e inchiostro
per le pagine.
*
Scrivesti lettere folli
avevano lettere enormi
una a che si contorceva
negli smasmi
cercando di dire
amore
che fa rima con dolore
lo sapevi?
Che tutto ciò che credevi vero
non esiste
e t'hanno ucciso il sogno
quando ancora eri pensiero.
*
A quattro zampe
le natiche dilatate nel gesto ultimo
tuo
d'amarmi da dietro
non dovevo guardarti
gemere di noi
una fusione plastica
di nero e rosso
e bianco e nero ancora.
Tutto ciò che volevo
che tutt'ora voglio
era di poterti avere
una molecola del tuo profumo
da tenere nelle pieghe della gonna.
*
Quante altre volte
avrò il cuore
di aprirmi
coprendo le ferite con altra polvere
sembrando eterea
perfetta carne da violare.
Coprirmi i seni
succhiandoti il sesso
ed in lontananza
latrati di cani.
Il loro sfregare il muso contro la gabbia
il rivolo di sangue
palparmi la testa
deliziosa seta
per acrobatici salti nel vuoto.
*
Consumarci veloci
era questo che mi dicevi
non c'era tempo
per le parole che di dolcezza m'avrebbero saturata
ma solo tic tac
di orologi invisibili
e sigarette evaporate
tra le dita e il silenzio
che permeava i nostri umori.
*
La forma del cuore
era un quadrato perfetto
e ai lati
quelle ombre
che mi custodivano gelosamente
e le tue braccia
se solo le avessi tese
io sarei caduta
come farfalla
al suolo
nel giorno mio di nascita.
T'avrei rincorso per i tempi
e
riconoscendoti perduto
avrei votato il mio slancio
all'ennesimo livido.
< sabato, 19 aprile 2008 >
Categoria:
Cosa fai quando lo tocchi,
quando distrattamente sfiori le corde?
*
Era l'eco distante della voce
inghiottita dal silenzio
assorbita come spugna
dal suono del suo strumento.
Tra collo e orecchio
c'era il suo piccolo mondo antico
di ricordi e corse verso il sole.
Come d'Icaro le ali di cera
si teneva in bilico al violino
armonizzando le pause
tra solitudine e orgasmo
*
Diventa il mio pentagramma
gli aveva chiesto una notte
dopo l'amplesso coraggioso di chi
non guarda il baratro
ma disegna ballerini in una stanza vuota.
Era stata la sua risposta
a far sentire il dolore
del saperlo per sempre lontano
tenuto tra le pedine
del suo gioco migliore
*
Chi lo amava lasciava la sua vita
dietro la porta
e lo accoglieva come guscio di perla
in un oscurità di musicale leggiadria
dove solo lui conosceva le regole
del perdersi al primo bacio
tenendo le dita sulle corde tirate.
*
Il suo corpo era un'arco perfetto
per il piacere
un ramo teso e la pelle il tappeto erboso
morbido e profumato
sotto il lino bianco della camicia slacciata.
Ogni bacio era il suo dire
lasciami andare
lasciami libero di saltar giù
e appendermi come un quadro
alle pareti di questa stanza.
*
Quando di solo spirito
tu vivi
e fai della tua arte
la forma del tuo cuore
non rimane salvezza che donarsi
sciogliendo ogni dubbio
ciechi ed ebbri come bambini
che rincorrono l'aquilone
nel cielo terso in un mattino d'autunno
*
In fondo lo sapeva da sempre
che quel soffio d'immenso
aveva il suo prezzo
Vita e Morte
si sfioravano nel buio,
sull'intonaco che celava graffi
e altre note
che avrebbero composto
la melodia della sua esistenza.
Divisa tra essere e resistere
agli sbalzi dell'umore
sentirsi su un altalena
che salta e ritorna
come le onde del mare.
La follia che l'aveva preso bambino
crescendo in lui
la voglia di tutto
divorando a capo chino
fogli ed inchiostro.
*
Creava sogni per altri
li confezionava negli angoli delle strade
tra le risate dei passanti
e sentiva la voce
come un bicchiere a traboccare saliva
sulle mani giunte
in preghiera
nell'alto di un soffitto dipinto
ansimando nel grido
del cigno ferito.
*
Al tuo altare son giunto
tu che mi eri dio bendato
di fronte a me
minuscolo neo
del tuo corpo di stelle cadenti
ed io,
cosa sono io se l'imperfetto movimento
di questo strumento
che conosce la mia sorte
meglio di me.
M'avevi guardato
e nel tuo sguardo non c'era ansia
solo l' Amore
di chi ha visto e capito
che in un baciarti
non ci saresti mai stato.
Tu che toccavi con la lingua
l'incavo del mio petto
come la cassa nascosta del violino
tra le gambe
a mostrarti di una nudità
mai volgare.
*
Adesso che c'è quiete
posa l'archetto
fingi che sia il concerto d'anime sole
e scrivi per me
il requiem,
posandomi nel sepolcro
della custodia
abbracciata dal rosso velluto
una teca perfetta
a conservarmi marmorea emozione.
< martedì, 15 aprile 2008 >
Categoria:
There are twenty years to go
the faithful and the low
the best of starts
the broken heart,the stone
There are twenty years to go
the punch drunk and the blow
the worst of starts
the mercy part,the phone
Era nata in un venerdì ventoso
le finestre chiuse che guardavano un giardino d'erba
gli alberi a delinearne gli occhi
sul vetro
giocando di trasparenze
mentre sfidava la morte.
Quel doppio cappio al collo di cigno
un piccolo grido
e il pianto di sangue
sputando pezzi di placenta
sul pavimento celeste cielo.
*
Piccole mani io ti darò
canticchiava la madre
piccole mani con cui vergare pagine di nero inchiostro
sarà questo il dono
sarà questa la condanna
avrai la vista acutissima degli uccelli
e il tatto sensibile della seta.
Eri destinata a sentire
tu principessa dai capelli castani
tu reginetta di un mondo perfetto
la gemma dorata tra i confetti
il punto indelebile in ogni foto
che trascinava via il mare
nelle onde profonde
che tutto possedevano
*
I vent'anni non se li era mai aspettati
aveva sempre pensato di non vederli
stretta nella terra
più volte aveva giocato con la vita
minuscoli tagli sulle caviglie
e collane di perle sulla carne di latte.
Morsi di gioia
parlando per la prima volta
muovere all'unisono le labbra
e far uscire il suono
che avrebbe destato i dormienti
il campanellino per gli appestati
che la seguivano per le vie
ipnotizzati.
*
Quel quadretto di perfezione imperfetta già da allora
presto si ruppe
e Lei capì cos'era quel regalo
tenuto nascosto
le dita
ad una ad una contarle di notte
non sentirsi mai più sola
con le tragedie nelle lacrime
e qualche estinta,gioia.
*
Chiudi gli occhi
si diceva
stringeva al petto il quaderno giallo
e smetteva di aver paura
quel buio che la ingoiava
con facilità d'acrobata.
Non c'era terrore
ma semplice accettare la verità
così come il sole non era più venuto a cercarla
tra le lenzuola
portandole via il sonno rimasto.
*
E' cresciuta la bambola rotta
il disco che s'era incantato sulla stessa tetra melodia
e tutti la guardano
sulla sedia ergersi altissima
canticchiarsi il BUON COMPLEANNO
le augurano felicità
e si sente
per un istante
il pezzo giusto del vuoto annerito.
La figura che rimette a posto
ogni errore
di sorprese e oceani ancora da vedere.
*
C'è ancora speranza allora
si può ancora sognare
la casa di marzapane con le tende di trina,
la favola che dica buonanotte ai bambini.
Il lieto fine che doveva esserci e non c'era mai stato
il peggio sempre.
*
Voglio essere un sorriso sulla bocca
che non finisca
voglio la festa e i palloncini
i regali da scartare con furia
e la carta colorata per terra.
Voglio la semplice normalità del sentirsi bene,
sentirsi al sicuro
annusando la quiete che c'è
nel momento in cui
le ansie spariscono
e ballo finalmente solitaria
alla mia dolcissima croce.
< sabato, 12 aprile 2008 >
Categoria:
Distesa osservavi il soffitto
stelle e pesci di cartapesta
per il tuo inferno privato.
Tenevi una chiave nella tasca destra del grembiule
sporca di terra
per rinchiuderti nell'ora del sonno.
Cosa vedevi
cosa sentivi
questo adesso dimmi
voglio ascoltare la tua storia
voglio che tu mi ami.
*
Sul letto con le sorelle di carne
pezzi di te che non riconoscevi
giocavi con le bambole
cavandone gli occhi
per risplendere ancora.
Tu la stella cometa su un albero di natale spoglio
tu a dare lucentezza alle ore di buio.
*
Sotto un plenilunio eri nata
da braccia che sapienti
t'avevan lasciata nell'erba
come una pozza di pioggia dimenticata dal vento
e neanche la carezza delle nuvole
avrebbe saputo destarti dal coma.
Perduta Alice
nel buco del mondo
avresti potuto perdonarmi l'errore
quel passare sopra ogni cosa
chiudendo appena gli occhi
sentendo il crollo nello stomaco
quella vertigine del vuoto
che sapeva farmi l'amore
nella solitudine di sfolgorante luminescenza.
*
Aprivi i palmi
alla notte
girando la schiena al cambio delle foglie sui rami
cadendo con loro
sul tappeto morbido
corpo scuro sul quale posavi
le membra
abbandonandoti al pianto del diluvio
quell'indistinto esserci
tra le parole e il silenzio.
Lo strappo della pelle
che ti conservava bellezza ed armonia.
*
Per sempre sarebbe durato lo sfregio
la cicatrice sul labbro
a distruggere baci perfetti
incuneati all'inguine aperto
per le dita
che facilmente scorrevano.
Ombre confuse su un muro bianco
e una giostra di demoni
che le unghie premevano sulla vena
per farti sentire
l'immensità della dolcezza
la caramella a lungo succhiata
e i punti di sutura
chimere e fate
nell'imperfetto costato
del firmamento.
< martedì, 08 aprile 2008 >
Categoria:
[ night.it's a long night without your eyes.]
Tracciare linee di fuga
era il suo miglior difetto
si premurava ,ogni volta
di riuscire a scappare
in tempo per non vedere
il decomporsi delle sue opere.
Quei fogli di carta che avevano un prezzo e un nome
ma non per lei
che aveva sudato i fogli
negli anni
ci aveva rovesciato sopra il caffè amaro degli amori
raccontando
raccontandosi.
*
La notte era il momento migliore
per scrivere
pensava
quando le cicale sibilavano preghiere
e l'estate era il circo acquatico
e posare la testa lì
era rilassante
quasi come prendere il respiro
e trattenerlo
fingendo fosse lì.
Come se stessi guardandoti farti del male
Non avrei dovuto farlo.
*
Era lì
mi guardava dalla gabbia
in fondo al corridoio
il neon che batteva negli occhi pece
nel corpicino esile
rannicchiato quasi a isolare
il mondo
in quei due metri di libertà vigilata.
*
Lì dove tutti cercano amore
come le puttane slacciano le gonne
per amplessi a buon prezzo
avevi scelto
il cieco e vecchio
con la coda che ciondolava
e neanche sentivi il verso,
era un perenne lamento.
sembrava ti dicesse
adesso fallo
non guardarti mentre lo fai
non avere nè paura nè tremore
fallo e basta
consumami.
Come una sigaretta sull'erba
o una libellula sul vetro
la vista appannava
la possibilità che sarebbe potuta essere
con anni in più
e nessun altro debito
a cui chiedere altro tempo.
*
Col cuore che stillava
avevo lasciato andare il respiro
una bottiglia di vetro
che potesse portarti il mio messaggio
dirti,per me
che l'amore c'era
ed era possibile salvare ogni cosa
senza farsi troppo male.
Il male minore,
si doveva scegliere sempre quello
avevi detto una sera
nella sfacciata tua bellezza
di contorni morbidi
di torte alle ciliege e sorrisi verginei.
*
Era quello che mi piaceva,
il tuo essere la sposa
quello strascicare il velo per terra
sporcandolo
le cosce strette in un autostrada innevata
ed io leccavo quei fiocchi
sciogliendoti
pian piano.
Le lacrime che avevo dipinto
come occhi che ti guardavano
piroettare da sola
nella stanza
con le tue ombre.
*
Gettiamo alla polvere
il caos
rovesciamo questa perfezione scomoda
sfregiando infinitamente
questo firmamento che ora
è nudo e squallido
come se avesse perso fulgore
mentre eri via.
*
Nelle fiamme
il tuo sguardo ritrovo
mi hai spiegato
l'inganno
la trappola astuta intessuta di ragno
di mosche e insetti blu
che ronzavano come me
cercandoti
le labbra si muovevano dicendomi
ti amo
ed in quell'intonaco di cenere
ti prometto
inciderò i nostri nomi
affinchè anche il silenzio
diventi rumore
colmando di nuovo i polmoni.
< sabato, 05 aprile 2008 >
Categoria:
"angeli di ali immobili
sopra roghi gravidi
succhiami i respiri ultimi
e dopo mangiami..."
Di piccoli spasmi ti vestivi
che il giorno di ieri
avevi rimosso
come pulviscolo estivo dagli occhi
chimere melliflue del tempo meraviglioso
dell'amor profano.
*
Intagliavo per te cristallini orizzonti
un sogno perfetto in cui credere
bambina
pizzi e merletti sull'abito a festa
un coro d'angeli a cantarti la ninna nanna
per dormir quieta
nelle ortiche della culla.
Mille e più volte t'avrei voluta felice
con mani altrui a sfiorarti al crepuscolo
distante da me
dal laccio che stringeva i nostri desideri
amalgamandoli
in un mare quieto
nuotando a largo
dove non si tocca
e i pesci dai denti aguzzi
sfioravano i piedi.
*
L'ala piegata al risvolto della nube
quella carezza bianchissima
che soffocava le grida
in gola
avevo solo dolci dialoghi
una collana di diamanti
che non sapevo come far brillare
quando mancavi
e l'iride bruciava
al pianto melodico
nella danza dei mostri.
*
Ho accudito con tenerezza
il figlio deforme
il nastro rosa al polso
di una bellezza disumana
che con occhi di ceramica
mi guardavano dal basso
la mia discesa al cielo salire
un vortice di petali
che schiudeva il mistero.
*
Lasciai le ombre
a riposare nel vespro
i nidi svuotati
e i corvi a richiamarmi forte
nella nascita dal corpo mio di madre
estatico istante
di luce brillante
la salvezza ad un metro.
vederla e toccarla.
lasciarla andare.
come se fosse un paradiso proibito
ai miei sensi insozzati dalla realtà
di questi anni feroci
che avevano strappato
a mia insaputa ,ogni sensatezza all' essere.
*
Rinchiusa infine
in un palazzo di conchiglie
le onde sentirle
sulla pelle
la spuma delicata
annegarmi nel profondo
godendo nei palmi
dell'irruzione del giorno
nell'intimità col foglio
e brindare alla vittoria
col respiro intonso
e i polpastrelli di sangue agonizzanti
< mercoledì, 02 aprile 2008 >
Categoria:
Non si sapeva la sua età per certa
era come una statua gelata
nel bel fiore degli anni
e rimaneva così
ferma immobile di bellezza surreale
e i capelli lisci smpre al loro posto.
*
Claudine non aveva mai avuto un rossetto
spremeva le fragole
e fingeva una piccola banale lussuria.
Due piccoli promontori rossi
che sconfiggevano la morte
e i suoi mostri
ogni volta che veniva baciata
a lungo.
Le sue donne l'avevano amata,si
sconvolta e sconfitta
più volte
tra la folla di impazziti Toreador
s'era rialzata,
le gambe indolenzite
ma libera
di andarsene e non lasciare lettere di addio.
*
Odiava le parole di circostanza
le lacrime alla stazione quando qualcuno partiva.
Per questo portava grandi occhiali scuri,
per proteggere il suo pianto
dalla furia del mondo
che la scaraventava a terra
ansante
con gli occhi fissi al cielo
oltre le cupole dorate
e il campanile che suonava un nuovo avvento.
*
Se ne stava lì
su un fianco
girata verso di me
scoprendo i piccoli seni
due coppe di vino bianco e dolce
succosi sulla lingua
componeva ghirlande con i capelli
e sorrideva del mio muovermi
attenta a non rompere niente
su dei tacchi troppo alti
sfidando il crollo.
Mi guardava aprirle le ferite
raccontarsi di nuovo
come fosse la prima volta
le avrei detto che l'amavo quella sera
tra il valzer ed i coriandoli
anche se non era carnevale
anche se nessuno di noi rideva
e tutto sembrava una patetica,tua,copia.
*
Per quanto tempo rimasi ferma
io non so dirlo con certezza
sui polpastrelli avevo il nero
del carboncino usato per ritrarla
su di lei come un amantide
le cercavo l'ombelico
per poter entrare dentro di lei
ventre materno
di liquido amniotico
richiudi la memoria.
*
Simili a cipressi ce ne stavamo
tu ed io
parlando di niente
tra le tombe di ieri
e quei poeti che mi cantavi
abbracciandomi
come se niente più avesse senso
tu ed io
mani come radici
ad intricare di fluidi e giunture
riscoprendo il corpo
navigando tra gemiti e carezze
quand'anche un minuto sarebbe bastato
per spiegarti il divenire,
e delle foglie
la venatura
che rende impareggiabile
l'arte dell'eros
gocce d'inchiostro versato
a fine pagina