< venerdì, 28 marzo 2008 >
Categoria:
I see the bright lights, it's the month of July.
It's violent here, why have you left me?
If only you could stay, and keep me in.
It's violent here, why did you run from me?
.
I giorni grigi di dicembre ci sono nelle mani
vengono a noi come ninfee di stagno
hanno occhi enormi
li vedi?
hanno mani enormi
le senti?
Eri tu con me
cos'altro avrei potuto desiderare
te addosso
il profumo che avevi
di seduzione spontanea
lo sguardo mite di chi ha conosciuto l'orgoglio
dell'amarsi sempre e senza indugi.
Eri forte nel tuo cappotto nero
stretto in un punto imprecisato
eppure
guardavi me
in un caldo irreale.
*
Luglio di sole cocente
di morsi sulle dita
quando avrei voluto scrivere delle notti passate
a decifrarti i nei
e parlare con gli specchi
di quant'è profondo il sentire
quando non hai niente più
da perdere.
C'erano vuoti da riempire
la sabbia sui piedi
e le danze sui falò accesi
mentre guardavo i miei diari accartocciarsi.
Per amore questo ed altro avevo detto
col cuore che faceva eco alla mia fame.
Avrei mangiato la terra
e le formiche
per averti solo per me.
Egoismo purissimo
ed aveva ragione quella vecchia,
la sua mano ossuta.
Di cristallo è il dentro,attenta.
*
Alla fine della musica rimanevo sola
una parete che perdeva colore
punti e linee
curve di seni
e poi ancora
un buco sotto il cielo
il nero che copre il sorriso
annientando le note
che scivolavano
sul mento
a piangermi di noia.
*
Lavarmi gli occhi subito dopo
era un ottimo modo
per allontanarti
lasciare che tutto morisse da solo
senza aiuti.
Come ingannare il tempo
marcando il tratto
nelle posizioni del corpo
le natiche nude
e le gambe divaricate
nel più antico atto.
Contorcendo poi gli arti
per l'estasi che gocciolando
mi sfregiava i ricordi.
*
Correvi veloce
non potevo starti dietro
braccarti sul pavimento
allungare i denti al collo e staccarti le vene.
Un balzo di sangue in me
leggera altalena
tra ciò che ero e il precipizio scosceso
della mia perversione.
Apriti adesso
concedimi il bacnhetto tra le cosce,
la lingua che diventa arma
lasciati cadere
piuma di ventre contratto
nell'estatico inferno
tra i miei pensieri dimora.
< martedì, 25 marzo 2008 >
Categoria:

Aveva detto che sarebbe arrivato,
prima o poi
avrei sentito i passi sul linoleum
spegnendosi poi all'arrivo.
I piedi dritti sul pavimento liscio
fermi dietro di me
aspettando un ora
che nessuno conosce.
*
Al bancone la luce è fioca
e indora i capelli rossicci
di quella signora dagli occhi scuri.
Cosa pensa ti chiedi
appoggiata al legno,
un vestito troppo largo
che le scivola tra una lacrima e l'altra.
Nel caffè bollente e nero
come la notte che ingoia
senza soffiarci sù
quel calore la protegge dai brutti ricordi.
*
Siamo tutti nottambuli dice lei
sfiorando la mano dell'uomo accanto
osservando i gemelli d'argento alla camicia
indovinando quasi il motivo.
*
Come animali
annusiamo il dolore
e le nostre ferite diventano
l'unica cosa importante
l'unica da condividere
rimanendo uniti,
uno sull'altro.
Un orgia di fremiti
che insorgono di guerra
nei giorni vuoti
senza mai la sorpresa
che saprebbe rendergli grazia
e vita.
*
Cosa siamo noi
se non
nottambuli
che nelle vie di questa città
cercano pace
o forse qualcun'altro
con la stessa malattia
che ci racconti magari
di come è sopravvissuto
alle ore che ballavano veloci sul costato.
Raccontando una storia
fin troppo nota
ma che nessuno ha mai udito davvero.
*
Cercherò nella mia notte
il respiro fuggente della Madonna piangente
il battito marmoreo
di una fede abbandonata.
Senza tregua ingannerò
il corso del divenire
per perdermi dove già so
che uscita non c'è.
Per riscoprirmi libera
di saltare dall'alto
e d'essere per sempre
la musa,
il corpo martorizzato e d'intensa purezza
di un solo attimo ancora.
< giovedì, 20 marzo 2008 >
Categoria:

[ .soulmates. never. die. ]
Alle 4.04, ogni notte lei si alzava
percorreva la distanza di un respiro strozzato
e tornava a letto
tra le lenzuola salate.
Guardava il soffitto
le nebbia salire dalla finestra
e tutto appariva così semplicemente bello
così astrattamente puro
che avrebbe voluto fotografarsi.
Con la pelle nuda davanti allo scatto
come faceva di solito.
*
A piedi scalzi danzava con un uomo diverso
ogni sera
e pretendeva l'amplesso dalle lacrime
l'amore in ogni goccia
l'amore in pillole colorate.
Una per dormire
Una per non pensare
Una per dimenticarmi di me
diceva sottovoce
con le cuffie a separarla dal rumore.
Sentiva questo traffico sempre
anche quando il cuscino le copriva le ansie
correndo veloce
disperdendo le forze ultime
nel tentativo di cogliere un girasole.
*
Nel vaso di cristallo
lo ammirava girarsi con i residui del giorno
e con lui
amputava i raggi
simile ad una meridiana di sangue.
I capelli corti tagliati di fretta
con le forbici in mano
davanti all'ennesimo rifiuto.
Non sapeva più se faceva più male
l'indifferenza
o la mancanza di ottimismo.
Come poteva esserlo
lei
in bilico tra incertezza e solitudine
lei
che aveva trovato e perso l'amore?
*
L'amai follemente
quella falena
sbattendo contro il neon
le ali bruciacchiate che penzolavano
sul foglio della lettera
stropicciandolo da un lato.
Perchè aveva tenuto il soffio estivo
per donarlo alla sua metà
in un campo di salsedine e mare.
Mare dovunque
fin dove non ti annoi e riscopri l'ossigeno.
Le piaceva l'andare e venire delle onde
era cresciuta lì
con la sabbia
e una volta era fuggita
senza dire niente
solo con la voglia di ritrovarsi.
*
Perdersi è così semplice
tra i bagliori fugaci
e le promesse dei mercanti
in qualche piazza d'Oriente
in un minuto
si sarebbe potuta scordare il suo nome.
Quell'ideogramma antico sui lombi
che combaciava con la voglia di farlo.
Fare l'amore
come due cuccioli di iena
e azzannarsi la carne al collo
consumando le ore
e i giorni
senza mai smettere.
*
L'ultimo bacio è quello unico
quello che ti dice come sei stata
se hai mentito
e sofferto
abbastanza
soppesando il cuore ad una piuma.
Il mostro aspetta
ha le fauci spalancate per l'anima tua
leggiadra colombella
ma tu danza via
non rimanermi accanto
che ormai
potrei solo sporcarti
con le mie manie
con le mie follie.
*
Convincerò i miei occhi a non guardarti
mentre te ne vai
voltando le spalle
al futuro
che dicono sia dietro di noi
perchè non possiamo guardarlo e pregarlo
affinchè volga a nostro favore le sorti.
*
Gli angeli non hanno sesso
ma ti vorrei
in queste quattro pareti di paradiso
a condividere con me il sentirsi
anima mia gemella
che hai rubato alla vita
il giorno mio di nascita
intessendo un esistenza
per noi sole
generate
dallo stesso gravido ventre di perfezione infetta.
< martedì, 18 marzo 2008 >
Categoria:
Hai iniziato a parlare
che ancora dormivo
avevo gli occhi chiusi
sentivo solo il buio entrarmi nei pori.
Le dita che sfregavano le corde
con quella dimestichezza di chi sa
amare e poi
cadere a terra senza peso.
Come se fossi piuma
o cenere.
*
Non ti sento
alza il volume
intona meglio il vocalizzo
nelle ultime sillabe.
Contorci la lingua sul palato
come se fosse tutto un grande segreto.
Questo amarci di nascosto
in un arcata di piccoli silenzi.
*
E' stato troppo tempo fa.
Ne posso quasi distinguere le piaghe
e come un cristo risorto ti eri accorto di me
girando il capo alla folla
una manciata di secondi per scoprirmi nuda.
Una libellula di sangue
che volteggiava sullo stagno
irrigidito dall'inverno dentro.
*
Ho sempre avuto gli occhi tristi
me lo dicono tutti
eppure
nessuno si ferma a chiedermi perchè
e quella smorfia di labbra arricciate
non c'entra niente con il mio dolore.
E' per sentirmi meno sola
quando nelle foto
il flash mi coglie
e sento quell'onda di luce dividermi i segni.
Baciarmi i nei.
*
Quell'immagine non sono io
è la realtà che si scontra con me
generando mostri e pixel.
Guardandomi
vedresti le imperfezioni
non il pianto
nè lo sgomento di saperti ancora in vita
solo quella parvenza di ridicolo che mi rende dolce.
Un pupazzo dal muso schiacciato
e il corpo morbido
da stringere al petto nelle notti di plenilunio.
*
Quando vorrei volteggiare leggera
come una parentesi rotonda
dentro un discorso.
Torneranno sai
le danze di streghe
e quei denti stretti
sorridendo sempre
delle disgrazie.
Con un sassolino tra le dita
nelle tasche del cappotto
seguendo la marcia funebre.
*
Con in testa l'oceano
e i pesci che nuotano
le code fluttuanti
e migliaia di fiori di loto recisi.
Come baci di angeli
quelle minuscole attenzioni.
Fingere che sia amore
fingere che sia per sempre.
*
Ti piaceva la parola
come suonava nelle orecchie e poi
ascoltarla tra un gemito
e un cioccolatino
era come sentirsi importanti.
Pensate,volute.
*
C'era un pettirosso sull'asfalto
ne ho pianto vedendolo
colpendo forte il cielo
perchè avesse pietà
e smettesse di farmi vedere quello scempio.
*
Tornare infine
a quell'allargarsi dei polmoni
per poi richiudersi
come ventre di conchiglia.
Tu come una peccaminosa voglia
tu sempre con me
creavi disegni di letti
dove farmi dormire
e lampade accese di giorno e di notte
perdendomi il senso.
*
La vista mai mi è servita
come i ciechi rinnego il dono
toccando la fede
in cui mi ritrovo
colmando i miei vuoti
fatti di schegge
se solo
mi sfiori.
Saprei essere una creatura divina
se avessi saputo
come si faceva a rimanere in piedi
non vacillare mai
col cuore intatto e le speranze sane.
*
Cosa resta io non lo so
forse tutto
forse niente
tra l'eco dello sparo
e questo mio
cadere
due fiumi
che al mare infine ritornano
nel blu profondo
di un tempo sconosciuto.
< sabato, 15 marzo 2008 >
Categoria:

Milano era dietro
bella e grigia come sempre
li stringeva stretti nella pellicola
del loro incontro.
Due puntini apparentemente come tanti,troppi altri
in un triangolo di affetto
invisibile ad occhio umano.
C'era qualcosa di speciale in loro
qualcosa che li legava stretti
un oscenità dolce e pura.
*
Quello che non si vedeva era la combinazione giusta
per arrivare ad Alex,
il ragazzo a destra della foto.
Si vestiva con le ombre
delineandole come spille
sul suo petto.
Due occhiali vecchi
che tanto la facevano ridere
diceva che era vecchio dentro
nonostante i suoi 25 sulla carta d'identità.
*
Due mani da pianista mancato
con la musica nel cuore
nell'anima intrecciata ai sogni
che non aveva smesso di coltivare
nonostante la famiglia
e i soliti doveri da assolvere
come un prete
sentiva sciogliersi l'ostia sul palato
senza preghiere.
Da quando aveva sei anni Alex non credeva in Dio.
Il pesciolino rosso vinto al luna park era morto
se ne stava a pancia in sù nell'acqua
fissando il soffitto
e ognuna di quelle lacrime
era una piccolissima parte di lui adesso.
*
Non c'era tempo di pensare al passato con lei.
Una che notavi subito non per bellezza
ma per la particolarità del viso
gli occhi allungati,truccati come le regine egizie
e quei capelli lunghi e scuri
che le scendevano sul cappotto di un solo colore.
Il nero le piaceva
a dieci anni si era rovesciata sulla nuca
un barattolo di tintura
giurando a se stessa che mai sarebbe stata quella che era.
The little Daddy's Girl.
Quella plastificata bambolina in una scatola di confetti.
*
Sia amavano così
senza sesso
dividendo un letto e due tazze di caffè nero al mattino
prima di fuggire alle proprie vite
un respiro all'unisono
di braccia strette e baci sulle palpebre.
Un amore che non necessitava di altro
e quelle notti senza sonno
passate a fumare con le gambe nel vuoto
fissando il traffico
erano le migliori che lui ricordasse con una donna.
*
Quante stelle hai sul corpo?
Quanti buchi neri nascondi?
*
Si respiravano addosso
condedendosi alle carezze
sorridendo e ridendo degli stessi film
col fazzoletto in mano
pronti alla condivisione di liquidi.
Le lacrime scendevano sulle guance
e subito si leccavano via la solitduni
e ogni storia vecchia che faceva male
era solo un pretesto per un bicchiere di rum
e le confessioni stringendosi per mano.
*
Non mi lascerai mai,vero?
NOn te ne andrai mai,vero?
Giuramelo
ho bisogno che me lo giuri Alex
ti prego.
*
Non poteva dirle di no
lui che le sfiorava il dorso della mano
e le versava l'acqua nel bicchiere
come più nessuno faceva
trattandola come un altare sacro.
Era preziosa e lo sapeva
per questo aveva messo da parte il suo egoismo
sposandola nel profondo
con i suoi silenzi
e le liti furiose
di piatti spaccati sul muro
e musica altissima nelle orecchie.
*
Le loro canzoni saltando sul materasso
fingendosi rock star
urlando al cielo le domande
che loro non sapevano giustificare.
*
E' il tuo odore che voglio
E' il tuo odore che desidero.
La vaniglia del dopobarba
o il muschio che scivola nella scollatura
prima di uscire.
Un aroma caldo e intenso
di casa
e cose che ti proteggono
come le foto nelle cornici sul comodino
o i diari sotto le lenzuola.
Nel colletto della camicia
o nei jeans strappati
nei guanti e nell'inverno sul maglione che hai indossato
e che racconta di te,
della tua giornata.
*
Facevano l'amore ogni sera
con le mani
scrivendo racconti e fiabe per la buonanotte
disegnando sulla parete dei soli con i raggi dritti
che toccavano le lunghe ciglia nere di lui
solleticandole.
Si guardavano dentro
oltre la pelle chiara e i mozziconi di sigaretta
che erano frutto di boccate lunghe
ma non reali.
Fumatori nell'anima,si.
*
Non farmi andar via
le aveva detto con un taglio sul polso
non farmi scappare anche da te
come ho sempre fatto
dai miei e dal mio lavoro
con il calendario di mete esotiche sul muro
e le cene finte con il cappio al collo.
*
L'aveva raccolto e baciato
come un cucciolo randagio
lavandogli i capelli
grattando via i residui di cattiveria.
Il sapone si scioglieva insieme a quel capirsi
che nessuno aveva mai accettato.
Il segreto muto e condiviso nei gesti
e nelle parole che non c'erano mai state
per spiegare la verità.
*
Bastavano due soli minuti
per incontrarsi sotto le coperte
e slacciare i malumori come una collana pesante
sfilando i vestiti e rimanendo semplicemente fermi.
Immobili.
In un calore amniotico che era ventre materno
con un pezzo anni quaranta di sottofondo
fermando quell'istante all'infinito
finchè la luce non si spegne
e rimangono i corpi
perfettamente incastrati
due tele colorate di pesci e fiori
che si parlano in una lingua sconosciuta
e quando arriva il giorno
e si svegliano soffiandosi il sonno
sono l'opera d'arte di loro stessi.
Che a guardarla
vedresti solo cocci e rottami
ma se la osservi
vedi due cuori che pulsano
e le arterie cantare silenziosamente
una melodia suadente.
< mercoledì, 12 marzo 2008 >
Categoria:

Lucy ha sedici anni
gli occhi a mandorla,il collo lungo
le dita affusolate da pianista
e una cicatrice che le segna il volto
come a dirle
sarai per sempre lontana
un filo spinato nella bocca
e il sangue in gola.
*
Non ricorda niente
erase and rewind.
Memoria a breve termine
sussurrano i medici tra un ago e una garza.
Le ossa di vetro e un conto in sospeso.
*
Guarda a lungo una foto
ha i contorni consumati
e c'è solo un enorme demone che in lei si aggira.
Un basilisco dagli occhi di fuoco
che la tenta,mordendole la pelle.
Vai e fai ciò che devi
balza giù da queste mura e annienta.
*
Non è stata voluta nè amata
lasciata a crepare in un sacco
tra i rifiuti e il marciume.
Queste sono le sue prime visioni
e quel ferro che le lacera la faccia.
*
Era una regina con la corona di diamanti
e la veste bianco vergineo
anche camminando nel sangue
dei suoi genitori.
*
Ha reciso le loro teste
lei che niente aveva visto nè sentito
era tutto un dèjà vu
un continuo tornare indietro
alle delusioni vecchie di anni.
Vecchie esattamente come loro.
*
Non c'è luce dove risiede il crimine
ma l'abominio è stato compiuto alla sua nascita..
Stringe ora nelle mani il suo ventre
la voce cupa e folle
di lei
con le labbra intrise di odio
e un sorriso che non muore
*
In quel ventre sono nata
e in quel ventre ritorno
un bozzolo di rosse vene
che sapranno forse cullarmi.
..
Attraversa il costato
l'amore,
ma più forte
corrode l'ira.
Batte nel cervello
notte e giorno
non ti lascia respiro.
*
Il peccato ora dimora nel suo corpo giovane
bevendo dalle loro carcasse
come una iena
scorticando la pelle a piccoli pezzi
masticandola dolcemente
sfiorandola con la lingua.
*
Non dura per sempre
questo suono
come un ronzìo.
Non sarà per sempre
questo rantolo nelle orecchie
simile ad un chiedere perdono..
Ma di tempo non ce n'è.
E il sentirsi bellissimi
anche senza perfezione nè appigli
non vi è concesso
poichè solo un angelo dalle ali metalliche e il cuore vitreo
avrebbe saputo firmare con lettere auree
questa vostra
eterna condanna.

< domenica, 09 marzo 2008 >
Categoria:

"when there's nothing left to burn you have to set yourself on fire"
Lo sapeva perfettamente Eloise
che sarebbe svanito
l'alone bluastro dal polso.
Quel sogno vivo di pelle
che gridava al mondo di esistere
e non sarebbe mai successo nulla se.
Gli occhi delle persone non si posavano su di lei
capelli raccolti sulla nuca da una matita instabile
e gonna troppo corta che spesso
era delizioso belvedere.
*
Portava sempre con se un taccuino
dove disegnava le persone
i profili perfetti al finestrino del treno
mentre ogni cosa rimasta
si trascinava indietro.
Chi la conosceva
non sapeva niente di lei
e di quella relazione nascosta
come una caramella dal dentista
tra i pugni chiusi,inumiditi.
*
Lei era più giovane
i ventun anni spenti dalle candeline rosa Barbie
e le caviglie raffinate dalla danza
gli orecchini di perla e la catenina d'argento.
Un perfetto modellino della persona che non avrebbe potuto diventare.
*
Quand'erano insieme non sentivano rumore
erano due suoni armonici
che ritrovavano il pentagramma
e si divertivano a creare note troppo alte
o ,eccessivamente basse.
Il loro linguaggio si scioglieva nei baci
che rasentavano l'osceno
tra la gente per strada
in una Parigi di fine secolo.
*
Per mano contro il mondo
era il loro motto
e il caffè non bastava
così come le sigarette
spezzate per dividere
quella quotidiana estasi.
*
Una principessa delle tenebre e un ritratto di Vogue.
Voglio essere in prima pagina con te,
aveva sussurrato durante l'amplesso.
Con i fiocchi sulle dita
il rossetto perlato e le calze tirate.
Fammi restare
qui senza di te non è mai lo stesso
e per quanto mi sforzi
ogni cosa mi parla di te.
*
Il romanticismo era cresciuto con la bambina bionda
in una casetta di marzapane
dove alla sera ci si sedeva in veranda a guardare il tramonto
con la carta da parati a righe e il cielo sempre azzurro.
Un sogno a misura sua
il raggio di sole che aveva scelto l'oscuro
il suo riflesso distorto
eppure bellissimo
*
Si amarono come ogni volta
aderenti alle piastrelle del bagno di un bar
silenziose nelle risate
frugando nei minuti
per trovarne l'ingranaggio e fermarlo.
Ma dopo c'era solo la città
e i loro volti sulla plastica.
Smorfie di vita sulla spiaggia
due statuine nere identiche
con il cuore allibito.
*
A volte non si sa semplicemente cosa dire
la lingua si secca
e hai paura che il battito esploda
che tutti possano sentire la tua gioia segreta.
Sorriderai ancora
oltre questo giorno e oltre questa nebbia
e se troverai un altro nido
che sappia dirti ben tornata a casa
scrivimi.
Mandami una tua foto
dove io possa riconoscerti,
correre da te
nella folla e sceglierti
come la prima volta.
< giovedì, 06 marzo 2008 >
Categoria:

"something is happening here but i don't know what it is.."
La radio accesa e qualche lacrima
che scivola sul viso
come una pennellata nera.
Il trucco che avevi preparato era perfetto,
eppure
c'è sempre qualcosa che lo sbava.
Le labbra sempre troppo rosse
e le ciglia scure su due laghetti azzurri.
..
Lui amava perdersi e nuotare
quando ancora c'era luce abbastanza
per vedere la riva.
*
Le onde lente e il suono delle conchiglie
il sale sulla punta delle dita
per sciogliere in un bicchiere
tutta l'amarezza.
Rimpicciolita.
Come con un colpo di bacchetta magica
era tornata bambina
tra i giochi e gli spruzzi di spuma.
*
Aveva solo diciott'anni.
Cosa c'è di sbagliato in questi giorni ripiegati
come un mezzo cuore
e nel distruggerli come pioggia di polvere?
..
Nessuno che ti risponda
quando chiedi alla tua vita
se esisti oppure no.
Il silenzio bagnava Tokyo
insieme alla pioggia di Luglio
ed i grattacieli erano indici alzati.
Guarda il cielo,sembravano dire.
*
Un vetro di sicurezza la proteggeva
da tutto quel vuoto.
Sarebbe stata una piuma che perdeva equilibrio
e semplicemente
cadeva a terra.
Niente di più semplice..
*
Non era il rumore delle cuffie
o l'assenza di qualcuno
tutto quel dolore.
Se lo ripeteva come una cantilena
ogni sera prima dell'insonnia.
Seduta sul niente guardava la città
e studiava le angolazioni delle finestre in basso.
Aveva visto l'amore una volta
ma dove non se lo ricordava.
*
Il capo reclina
al giorno che muore
aldilà dello spazio visibile
e sui deserti sofferma la carne,
che i giorni sfilano in fretta
e rimane giusto un minuto.
Un solo minuto di violenta bellezza
di quella che non ha filtro
e colpisce il cuore
fino allo spasmo
e al sonno della ragione.
*
Dormi ancora
tieni chiuse le palpebre
e nell'immaginarti l'alba
insegnami ad amarti
così come il vento
ama le foglie
nel loro ultimo volo di terra.
< lunedì, 03 marzo 2008 >
Categoria:

Se ne stava lì,attaccata alla pelle
d'un rosa elettrico figlio d'un ago senza malattia.
Era le ali di libertà di un sogno appena nato
tra stelle celesti rigate di nero
socchiudeva gli occhi
quel tanto che bastava
per dividere con precisione l'attesa.
*
Seguendo un tracciato leggero
incideva il suo volo
e le labbra si pronunciavano in ti amo
senza conclusione
verso il bicchiere e il bordo appena inumidito.
Amy fissa lo schermo
la macchina fotografica scatta
e le sue ossa sono perfette
bianco cenere raccontano la sua storia.
Di anelli alle dita e gioielli
sulle fosse.
Aveva rispetto dei morti
per questo osservava le lapidi
versando lacrime silenziose per i cortei di cui
non sapeva il nome.
Erano tutti suoi parenti,
amici,
quegli estranei.
*
Le sarebbe bastato un morso di vita
senza sporcarsi mai
di liquidi maschili e gomme da masticare.
Una bolla di confetto
per la sposa che tale non era.
Un bouquet preparato con gli steli
delle camelie,
aveva quando si decise a saltare.
I dodici piani scorrevano
un film senza sonoro
di cui conosceva già le parti.
La donna col cappello nero
e l'uomo con la cravatta
che parlano
e poi il finale su un treno che parte.
I saluti e il the end,classico.
*
Le voci ritornano
nella testa,scivolano sul collo
diventando pesi di piombo.
Ma ora non piange,
distesa su un letto di piume
deride il suo stesso carnefice
mostrando una farfalla immortale.