< venerdì, 29 febbraio 2008 >
Categoria:
Dissonanze melodiche
in questo mondo girato
venti contrari per un unico scopo.
Alzare la testa come fossi un robot
e sentenziare verdetti di morte
per fantocci inorriditi davanti a me.
*
Dovrei essere l'eccelso ventre
nel quale trovare dimora
quello spazio di carne e tagli
che m'ha sempre protetta dal buio
guerriero impavido
dei miei giorni più tetri.
*
S'appanna il vetro
di questi sospiri che crescono nel petto
e diventi lava sulla schiena
l'unghia di ferro
che dilania le carni.
*
E' un colpo al cuore il ritmo
quando non ci sono più parole
per parafrasare
l'abominio amorevole del dolore.
Con ogni cicatrice
ho dipinto i miei sorrisi
sulla croce
altissima
ho sfidato le nuvole
in un barbaro scontro.
*
Tu che 'ascolti il mio muovermi
e l'elettrica danza
avviluppati come serpenti alla mano
dell'incantatore
conosci il nome della quiete?
Le lettere che possano comporre per me
la melodia calma di un fiume che scorre
portandosi via i miei detriti.
*
Una vertical voragine inghiotte il tempo
coronando d'incenso il mio sepolcro
dove solo le anime affini poseranno,
infine il capo.
Esauste dopo un essistenza di attese e cammini.
Ogni passo è stato sofferenza
io ti conosco
perchè il polso è intatto
e il sangue
che mi lasci bere
è la foglia sottratta dal bruco.
Il gusto veloce
di un bacio che penetra il mio guscio
scavandosi la sua grotta di sentimento.
< mercoledì, 27 febbraio 2008 >
Categoria:

[ me and my heart ]
Sopra la città un alone di pioggia
la rinchiude in una bolla apatica
di discorsi e frasi a metà.
Le finestre semiaperte sulle strade
l'asfalto bagnato e il traffico
più in basso.
Puntini colorati su un manto nero
che sfila con le auto verso mete ignote.
*
Lei è lì
la schiena girata verso la luce del mattino
ferma immobile
il capo leggermente chinato
verso il ventre rotondo
e diario di pagine bianche.
Scrivendo con l'inchiostro
sulle cosce aperte simili a strade in discesa
che giungono alla fontana
che d'ogni desiderio è colma.
*
Eva del celestial giardino
è colei che al mondo offre il nudo
girando come ballerina
sulle punte bianche d'un gesso
che piega le dita e indurisce gli sforzi
fino alla prossima caduta.
Tonfo sordo nel silenzio
ma nessun applauso conclude
il suo ultimo respiro.
*
Un cuore argenteo tra i seni morbidi
sfugge al nervoso tratto dell'osservatore
sfiorando la pelle d'alabastro
per posarsi come una piuma
sull'ombelico,
forziere di baci
dove la saliva corrode ogni distanza.
*
Nell'attesa del colpo
dispiego le carni
su tacchi a spillo rossi
senza guardare quanto profonda sia
la tana del Bianconiglio.
Solo respirando aria
e cenere
dalla stanza che diventa
improvvisamente
una fornace di confusi sessi.
*
Negli echi distorti
delle canzoni
ha palpitato quest'organo
nel ricordo di qualcosa
che non c'era.
Un rosario di minuscole speranze
da spezzettare prima di dormire
sotto il cuscino
per il cielo muto
e gli angeli,
che si coprirono le orecchie
pur di non sentire
il canto d'addio
della ninfa Calipso
< domenica, 24 febbraio 2008 >
Categoria:
[VidoGift by AtomicAlba.]
"you know where i come from
Where the worms are
where the roots are
Now who smoked your last cigarette?"
Aspirando bene il fumo in gola
tra le pareti annerite del palato
poi più giù in fondo
allo stomaco
groviglio rosso di nervi.
Ritorto contro l'impulso contrario ed esatto
di respingere la linfa
e farla esplodere lontano.
Non lì.
Non adesso.
*
Ho omesso le parole che dovevo dire
fissando un punto nel vuoto
tra i grattacieli e l'assenza.
Invisibili scie d'aerei
nel blu profondo.
*
I miei occhi rimangono asciutti
duri come la pietra
incavati nella terra come le piramidi
bruciate dal sole del deserto.
Assenti.
Di vita propria.
*
Sento ancora il tuo respiro,
usignolo senza canto
nel selvaggio giardino del sonno.
Imprigionando promesse nei pugni chiusi
di lucciole e lanterne
sbagliando rotta
verso est.
*
Adesso forse comprendi
adesso forse riesci a vedermi
..
Il ventre aperto
e il fantastico banchetto di bianchi vermi
che staccano le vene dal collo
in un silenzio sacro
di cenere e bambole svestite.
Come mille lampade puntate
su questo corpo
che è mappa geografica d'insulti
e tradimenti.
Contar le coltellate
e scoprirne l'origine
di rapporti fragili come fatui fuochi.
*
Con la barba grigiastra divenni Mangiafuoco
stringendo al cappio
i miei pupazzi.
Le teste reclinate e l'arti immobili
nel canto melodioso delle sirene
sprofondando in Itaca perduta,
seme incestuoso dell'Atlantide che fù
generosa città
uccisa dall'oro.
*
Tra le rovine d'un tempo passato
e l'accartocciati fogli poetici
m'immergo.
Spengo la voglia
soffocando senza spasmi
nel paradiso di falsa luce
che m'accoglie
e per un istante
c'è solo calore
di madre all'infante
nella culla
che oscillando crea fregi
alla favola bella.
*
Al mutar della stagione
volgo le lacrime a ponente
che la vecchia pelle è ormai consunta.
*
M'hai rubato la sigaretta tra le labbra
coprendomi la voce
rincorrendo il riflesso di noi sul soffitto.
Prendimi.
Senza paura di ferirmi
sai che ho imparato a scalar montagne
con la facilità d'una farfalla.
Prendimi
tra le rapide della rabbia
e le cascatelle delle mie risate.
Prendimi per sempre
portami con te
ed io ti seguirò
dovunque andrai
sarò l'ombra dei tuoi passi.
Non esisterà perdita
ma solo infiniti ritorni.
*
E al calar della notte
stringimi
che
due braccia addosso
son l'unguento per ogni mia ferita.
< giovedì, 21 febbraio 2008 >
Categoria:

"Era l'odore muschiato della prima puttana nel cui letto avevo sfogato la mia passione.
Era la cacciagione arrostita dopo giorni di fame invernale.
Era odore di vino nuovo,di mele fresche,dell'acqua che scrosciava dal ciglio d'una cascata in una giornata afosa,quando tendevo le mani per berla a sazietà.
Ma era incommensurabilmente più ricco,quell'odore,e l'appetito che accendeva era infinitamente più acuto e semplice "
.
L'unico rumore in una notte d'estate
che ricordi con perfezione strabiliante
è il suono d'un piano
che si leva salendo al cielo
verso il firmamento
a colorarne di porpora le punte.
I tasti premuti con grazia
uno ad uno in una sinfonia
che sfiorava i miei contorni
come avrebbe fatto un sapiente amante
percorrendo con il palmo
ogni centimetro della mia irrequietezza.
*
Un colpo d'aria gelida sulla schiena
oltre la bordatura dorata del vestito
*
Nei giochi della memoria m'appare ancora.
Un pallido giovane dalla dorata chioma
di mille soli increspata
come quando il primissimo raggio colpisce i campi
di grano pronti per la mietitura.
Da sapienti mani reciso
per poi esser cibo e giovamento.
..
Non fù questo che in lui scorsi
bensì un romanticismo tragico.
La greca statua della testa mancante
che cercava nei miei visionari attimi
un doblone girato
che fosse eternità.
.
In un danzar di candele
il morso pendeva tra noi
come una scure sul collo
del condannato.
Potevo quasi sentire l'odore della polvere
macchiata di porpora
e gli sconfinati pendii
che m'avean relegata tra le ombre
la più dissimile.
*
In un oblio estatico scrissi per ore
la mano girava da sola le pagine
sferzando l'aria.
Ero la guerriera col pennino impugnato
e a niente sarebbe valso un plotone
già schierato
per la mia morte
sarei comunque vissuta
oltre la pallottola che perforava lo sterno.
Sarebbe stato il trionfo
d'una sola parola
al compimento
d'un libro ignoto.
.
La porta della mente
si sa
è cosa inesplorata.
Tuttavia spinsi nell'onirico
ogni dubbio
succhiando le gocce di sapere
che m'eran state donate
in un bacio senza labbra alcune
da quel Dioniso biondo.
*
Eravam muti
e se ci avessero visto
sarem sembrati fuori di senno
eppure senza parlare
vidi il suo nome tra un ricordo
e un violino
lucido alla fioca luce della luna.
*
Lestat
*
Come ti chiami straniero
occhi celesti come lapislazzulo
che l'egizio faraone scelse per il lungo suo viaggio.
Dimmi.
Qual'è la tua storia
leggenda o fantasia
narrami dunque il fatto che fù
almeno una volta
sussurrami
*
Tra le smorzate grida
cherubino caduto
da un cielo perverso
hai ottenuto il tuo riscatto
accogliendo sul tuo petto
l'ultimo respiro .
Rubando al candelabro del giorno
i ceri biancastri
per il tuo sonno.
*
Dormi ora
vegliato da queste mie mani
che furon vergini
anche tra le salive di avventati uomini.
Cullato della canzone del silenzio,
solo questa ho da offirti
oltre alle carte ammuffite
da anni di declino.
*
Lontano da me miglia e miglia
immagino il tuo sorriso
tra tutti il più umano e reale
Sulle tue labbra perfette
insegnami a coronar d'incenso
il mare perlaceo dello strumento
che del diavolo è l'arpa.
*
Con un laccio ho richiuso il diario
lasciandolo ai tarli
nel calore svanito delle ferite,
le poesie
che ancora t'ingannano
dal tedio.
*
Per l'angeli che mai vedranno
le nubi dal basso
tra malinconia e consapevolezza
d'un mondo
che tu soltanto hai bevuto
senza diventar stolto tra gli stolti.
< lunedì, 18 febbraio 2008 >
Categoria:
I hurt myself today,
to see if I still feel.
I focus on the pain,
the only thing that's real.
The needle tears a hole,
the old familiar sting.
Try to kill it all away,
but I remember everything.
What have I become?
.
Un finale perfetto.
Che non facesse troppo male
nel saluto ultimo
quando ti volti e vedi solo il vuoto
la strada deserta con l'odore di benzina sull'asfalto
chiedendoti se mai tornerà
quel brivido sulla schiena.
.
L'ho cercato tra le pieghe del lenzuolo e la finestra aperta
l'odore di magnolia e la tempesta di vento
che ha fatto cadere la foto dal piedistallo di falsi silenzi.
Un piccolo spasmo che ricadeva nell'accordo
stilato con me stessa .
Senza perdono
per i tagli scomposti sulla plastica.
*
Uno squarcio che divideva in due i cieli
emisferi paralleli
per un'occhiata soltanto.
*
E' durato per ore quel dolore
come se esistesse solo il neon
e il resto fosse soltanto polvere.
..
Una scatola quadrata
con i bordi sigillati.
Avevo lasciato al tempo
la saggezza per spiegarti
quel biglietto
le incomprensibili parole che avresti letto.
.
Ogni libro ha la sua storia
e i personaggi sono come Claudine
intrappolati nel loro palazzo giallo ocra
a guardare per una vita la finestra di fronte.
Il ragazzo con il giubbotto blu
che esce sempre alla stessa ora
e fuma sul balcone quando piove.
*
Mi innamorerei di te se ti vedessi
ma già conosco chi sei
dall'odore che emani
fiore di loto dischiuso
divertimento ipnotico
di anime selvagge.
Le mie dita ti afferrano le emozioni
come se avessero paura di smarrirle
e tornare a nascondersi
nei guanti del silenzio.
*
Ero solo un punto
alla fine della frase.
Un infinito negativo
tra il nero e il niente.
Disintegrandomi
lentamente
ma in modo talmente sottile
che potresti confonderlo con l'egocentrismo
questo mio darmi senza sconti
al posto giusto
corretta con la mia etica
di libertina.
Cangiando solo cappello
alla festa del gran Sire
mentendo ad ogni spoglia
la mia vera entità
di falene che sbattono le ali frementi
al vetro
annaspando per l'aria che manca.
*
E' sempre troppo poco questo universo.
Ne ho sempre voluto di più
Ancora
e più a fondo
credevo fosse un atmosfera cancerogena
il solo sopravvivere
alzando il capo giusto per prendere nuovo slancio
e poi nuotare di nuovo.
*
Dolcissimo epitaffio
di quest'ultime righe
buttate come semi
in un ventre sempre gravido
a scandire il mio tempo umano
sospeso
tra essere e divenire.
< venerdì, 15 febbraio 2008 >
Categoria:

Vestita solo di me stessa
ho aperto le mie porte a questo nuovo giorno
col sole sulla fronte
il tremore nelle mani tra le canzoni
e il paesaggio assonnato fuori da un finestrino.
Ho preso a pugni le paure
ed i ricordi di un anno fa
uccidendo per sempre quei flash
di una panchina,di una scala mobile
che,all'apparenza
erano semplici oggetti senza significato...
*
..
ma così grande è il mio cuore
e così sconfinata la mia memoria
che cataloga ma non cancella del tutto
soprattutto se quei rifiuti scomodi
avevano inibito queste mie protezioni.
*
Ritornare sui percorsi già noti
voci calde e un abbraccio che ha portato via
una lacrima di Febbraio
tra il caos della gente
e l'urto con il cielo azzurro.
Il tendone che si spalancava
e con gioia,ho trovato calore.
Un trapezista che sulla lingua custodiva i suoi segreti
tra i mazzi di carte e i bicchieri in equilibrio
mi ha parlato con intimità
quasi fossi il suo diario
sorridendo a me.
*
La libertà
di una risata
non sentire più dolore
dimenticando quasi,i miei errori
mano nella mano al mio doppio.
Questa senzazione di calma
di fluttuanti discorsi
tra speziati sapori
e la leggerezza di una piuma
che continua a soffiar favole
ai nasi ,all'insù rivolti.
*
Giunge così la sera
luci lontane,case amiche e nemiche
sfrecciano veloci davanti ai miei sguardi stanchi
Disegni elementari di un qualcosa
di familiare che ti tenga nascosto
al mondo,
il forziere di mattoni
per quelle gemme
di piccole cose,racchiuse dentro.
*
Sulle spalle oltre questi neri capelli
ho due cicatrici delle ali che un dì
m'ornavano la schiena
blu cobalto si ergevano come una madre
sul mio corpo.
Ero un feto debole
e se non l'avessi avute sarei precipitata
in un oblio infernale
per mai più tornare in superficie.
.
Incorniciata è l'immagine
ferma
ne tratteggio i contorni con una matita
indelebile
tatuaggio sul polso
di rovesciati occhi che mi fissano
e nel buio
accarezzano piano
il mio cuscino
con le indurite ciglia
annullando ogni solitudine.
< martedì, 12 febbraio 2008 >
Categoria:

A rallentatore t'ho sentito tornare indietro
percorrere scalzo,le scale fino a me.
T'avrei concesso altr tempo per spogliarmi
dalla camicia di giorni esaltati
al filo che teneva unite come due chiemere
le gambe al busto
attaccate per caso
da uno scultore sbadato.
Ha dimenticato il collante
che sapeva sciogliersi colando
sulla tua lingua
che sfilava leggera nell'interno per assaggiarmi tutta.
*
Quel frutto amaro di Maggio
raccolto nella prima neve dei mesi
conservato sotto teca
per gli sguardi
curiosi
della gente
vogliosi di protezione
anche loro appesi
alle incertezze diurne.
*
T'ho girato di schiena
come avrei fatto ad un manichino
incidendo un calendario di luna
sulla tua pelle
sudario eterno di queste lacrime che non sgorgano
perchè bucate da aghi
che m'aiutano a sollevarmi
e sembrare sempre altissima
irraggiungibile.
..
Sapessi che gioia è per me
trascurare le muraglie e concedermi
per istanti che durano ore
il languido perdermi
nelle braccia altrui
conoscendo così bene il sapore
della vittoria facile
per coprire le buche
tra le grida mute.
*
In questo spazio
che circonda le parole
sacrificandole al loro destino
esiste ancora il silenzio
che non scalfisce
e s'addentra nella gola.
Liquida essenza
la maschera di ferro che indossi
nel tedio delle giornate
tra gli umori delle cosce
e la scioglievolezza di un sorriso
neanche tanto forzato.
*
Did you forget to take your meds?
*
Bendata al solo tatto
ho leccato le gocce di brina
gustoso acciaio fuso
di psichedeliche lampade
hai acceso la mia passione.
Scivolando su di te per far crescere
il desiderio d'avermi
velocemente
e neppure un bacio al sapore d'ambrosia
ti sarebbe bastato.
Premevi contro le mie difese
come i fiumi,le dighe
per poi concederti
in ginocchio
ai miei istinti
di cannibale.
*
Ritratti veritieri
di due corpi disfatti,
alle prime albe
già svaniti.
< domenica, 10 febbraio 2008 >
Categoria:

Di muti suoni ci nutriamo
nel mezzo del nostro insoddisfatto stomaco
una pietra che ne blocca i movimenti.
Istantanee di queste ferite
profonde
che non vedrai.
*
Nient'altro che spiragli
questi baci desiderati e mai avuti
un battere di tastiere senza corde
per incedere nel mio regno d'estasi.
..
Lasciami vivere di un tuo sospiro
quand'anche l'aria sarà svanita
lasciando il posto a tele bianche
e colori senza ricordi
Solo un minuto
di violenza
regalami.
*
Col fiocco e la carta azzurra
un cuore
che batta doppiamente
senza indugi
per me
e per te.
*
Ho nella bocca il requiem.
Sei minuti sono abbastanza?
Per cercarti e sollevarti dagli affanni
ed io so che ci sei
quasi le nostre dita si sfiorano
e solo un grigio pallore
ci divide
i momenti.
Fendendoli come la più antica spada.
*
Ho vissuto a ritroso l'infinità dei tempi
arrivando alla tua nascita
quand'anche i girasoli eran gialli
e si lasciavano ritrarre ,
simili a perfetti modelli.
Come potevo io toccarti
o immaginare
un tuo sguardo solo a me
rivolto?
Schiava della carne
ho posseduto la cenere del nostro fuoco
gelosa delle scintille che ancora mi dava.
*
Se chiudo gli occhi
abbassando,come un sipario,
le palpebre
vedo l'abbraccio dei sensi
sciogliersi
per noi
e non è la mancanza che mi logora
ma il ricordo di ciò che fù.
*
Stringimi nell'Ade amor mio
ai corpi celesti giungeranno le nostre
stille
per questa missiva senza cartiglio
che stringo come tesoro
al petto
bramando tutt'ora
il tuo ritorno.
Su argentee galassie
a riscoprirmi
viva.
< venerdì, 08 febbraio 2008 >
Categoria:
"Oh how I wish
For soothing rain
All I wish is to dream again
My loving heart
Lost in the dark
For hope I'd give my everything"
In ogni notte v'è la fine di qualcosa di precedente.
Un sogno,un incubo,qualcosa che ben ricordi.
E' ancora appiccicato alla pelle,non senti?
Un vapore denso che attanaglia i perchè
come sassi da tirare lontano
oltre il limite dello sguardo.
*
..Se avessi un cuore
credo,
che si romperebbe adesso.
In mille pezzettini luccicanti
sul pavimento
e a nulla servirebbe riattaccarli
uno ad uno si staccherebbero
ritornando pedine senza scopo.
*
Guardo da quassù la città prendere vita in questo ennesimo giorno,
il profumo di coloro che cacciano e non sanno
d'esser prede ambite.
Mi gira la testa se annuso troppo intensamente
quest'aria malata
consumata da battaglie e guerre
dove nessuno vince mai.
Cammino ad occhi chiusi in bilico
tra il cornicione e il traffico più in basso.
Ha una sensazione d'infinita quiete
il vuoto.
Ricordo la prima volta che aprii le braccia
e caddi
senza graffi
sulla terra bagnata di pioggia.
Immagino sia stato quello il mio
momento felice.
*
Dopo, il niente
il tempo che passa e non mi sfiora
i concerti,l'arte,i musei
E' tutto qui il mio niente
un cumulo di polvere in ville diroccate
che se potessero parlare
narrerebbero la mia storia al contrario
partendo dall'inizio
parola per parola
la mia fine
intessendo la ragnatela dei fatti
che ora
non ho forza di ricordare
*
All'alba i sogni,
lo sai
muoiono.
*
Mi riparo dal sole
perchè non veda
che a niente vale la vita oltre la morte
se non hai qualcuno
di veramente speciale da svegliare.
Re Artù aveva la sua Ginevra
e per lei ha attraversato l'Ade a nuoto
tra gli scheletri..
solo per riportarle la corona e finire il cammino
uniti.
*
La solitudine è la mia penombra
d'un calore che non avvampa
e sgretolandosi porta
malinconia
di schegge d'affetto
Io so..che.. anche solo una carezza saprebbe destarmi
dal coma bianco
con la potenza di un uragano
scuotendo forte il tetro altare
del mio addio.
*
Il buio ben presto diviene coperchio di bara
per me che erro
vagabondando per il mondo
alla ricerca della perla
che contorni con una lacrima
la mia immagine
fredda da troppo.
Nell'assenza di calore però le cose rimangono intatte e perfette
protette dalla patina di gelo
preservandosi agli attacchi del malefico strazio
dell'invecchiare e scomparire.
...
Ora.
Disegna per me una goccia
rigando di nero i tratti
e ad ogni morso che donerò
allaccia le vene all'immenso.
Lì ti troverò
e con me
oltre ogni limite
ti porterò.
< martedì, 05 febbraio 2008 >
Categoria:

I fiumi di notte
somigliano a delle vene aperte.
Il nero che si specchia nella notte
e con un guizzo crea arcobaleni sommersi
per coloro che han occhi per vedere
oltre il velo
e scoprire con meraviglia
l'ennesima sorpresa.
*
Questione di pochi minuti
per tornare nel caos
e non c'è mai tempo abbastanza
per soffermarci e perderci
nel dolce oblio che somiglia
alla più artistica morte.
*
Nessuna maschera per l'inquietudine quest'oggi
questo viso è una crepa
in questo muro d'ossigeno
se solo volessi potresti distruggermi
anche solo
guardandomi.
Non sorprenderti di queste suture
fatte di fretta
senza pensare al dolore
scappando altrove
quando lo spazio si inclinava
e gettava su di me i cocci aguzzi.
*
Helena ha vent'anni
lega i capelli sulla testa
tra riccioli e quell'incoscienza che la rendono bella
e maledetta
con il pennello dipinge il suo interno
lo stomaco vuoto
e le gambe ossute
perfettamente dritte davanti alla luce del neon.
..
Gli anni del liceo
i voti mai giusti
quella scritta sul muro
la vita di sempre.
Sognava di fuggire
con l'amore nelle tasche
e le idee sparpagliate in testa.
L'aveva letto sui libri
che tutto era possibile
da Peter Pan alle poesie francesi
che l'avevano fatta innamorare.
*
Date al mondo un nuovo polmone
per reggere questi nuovi sospiri
nell'attesa di un nuovo bacio o solo
di due occhi addosso.
Voleva essere vista davvero,lei.
Le tele divise
tra sangue e saliva.
*
Faceva l'amore con le sue creature
per poi venderle ad altri
che non avrebbero capito
quanto fosse materno il suo attaccamento.
Sfiorava con la pelle umida i colori
e struggeva sull'inguine i colori
pastello
per un nuovo orizzonte
che sapesse di lei
e non di vuoto.
*
L'orgasmo la faceva ansimare e piangere.
Helena era così
affetta dal morbo incurabile della bellezza
cercava l'arte per far pace con le voci
che le dicevano di farsi del male.
*
Autolesionismo,
aveva sentenziato il medico come una condanna a morte.
*
Spiegare alle stelle
il malessere di un convulso spasmo
soffiando sui ceri
dell'anno trascorso
con il desiderio ardente
di implodere
tra fuochi fatui
che avessero la consistenza
della tempesta nel mare.
*
Per le vie di una città qualunque
mi sono ritrovata ad ascoltare il rumore
il suono assordante della mancanza
che percuoteva i rami
spezzandoli
e le anime stanche
sbadigliando salutavano il mio arrivo.
*
Helena questo non lo sapeva
l'avrebbe salvata il suo ottimismo
il sorriso dolce sulle labbra
per chiunque le passasse accanto.
*
Ancora la sogno di notte
avvolta in una camicia bianca
col profumo sui lombi
di quel sentire
che solo i morti rimpiangono.