< The Bad Twin >
Utente: SilentHell
Nome: Lilium.
Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo. Sono la carezza e la frusta. Amore e odio.Dolcezza e infinita perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†


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< Watching the Sky..>

mpi

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< Mie Vene >
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TI.AMO.
SOLO TU.NEL.CUORE.
Il mio tesoro prezioso
Il Ragno Rosso
Zietto Adorato
anima mia gemella.
Amorah MIA.
My Damned Queen
Cronos
linda's life.
Mia adorata Lili..
LeftynoLuv
My Crazy Twin
Mater Lacrimarum*O
My black light
Lika
Ma Petite..
Meravigliosa Sinfonia..
Dark Temple
My Manzo
Esteban..
GiginoGigetto
Mon Cher Marius
.Vlad.
BorderlineDay
Scimmiettina Adorata
Esmeralda*
Musa D'Avorio e Cenere
Dark Temple <3
Tu Ribelle.Tu Nero Angelo
Carne Da Mordere
Mon cher Cartafilo
Luna Di Carne
Lucifero
Queen Of Darkness
PiccinaPicciò<3
Spirit Soldier*
Prince Lestat
*Homecoming Queen*
Violinista D'anime
My sweet Zorba
.Amortentia.
La Bambola di Porcellana
.Puff!..
.Querina*
Sir Starn
.Dark Lymph.
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Musique
..*Miao*.
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Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
Isabella RivoltaLaCroce
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< martedì, 03 novembre 2009 >
Categoria:


Cadi neve,

da ogni mio poro,

insozzata veste mia di sposa.

Le tue labbra crocifisse in alto

nella luce che ora,

sento avvolgermi e stringermi.

Sei il serpente dei giorni

vuoi il mio fiato

ogni mio desiderio e sogno,

mi vedi già bellissimo automa di cristallo

il sole che mi bacia,

i polsi lisci e intonsi.

Credi di avermi adesso

a terra genuflessa,le catene d'argento

è la tua bocca che parla

è la tua bocca che sento bestemmiare,

senza sentire.

Io non sento niente.

Non sento più niente

*

Fai della mia schiena,

il più divertente dei balocchi.

Io non esisto.

Fai della mia mente,

il suadente sudario delle tue perversioni.

Io non esisto.

Flagellami ancora,

schiaffi in centro,

duri come il marmo che di magia,

veste un passato remoto.

Divertiti con la mia carne,

mangiane tutta

non lasciarmi le ossa,

che cantano inni

alla più pura e bella solitudine.

Petali e margherite,

premute contro le guance

ricordo le spine

il freddo e la plastica,

l'anestetico ed il rossetto.

L'odore tuo,

di morte e di ritorno.

Io non esisto.

Diventa per me,

il bambino capriccioso,

strappami le ali a morsi

sputale sul pavimento di cenere,

tagliami le mani,

le mie piccole mani deformi

tagliale e buttale via

lontanissime da me

dai miei ricordi.

*
Capo chino,

fisso il marmo,

arabeschi e croci.

Nient'altro da guardare,

le tue gambe che si allontanano,

il profumo dell'incenso,

un portone che si chiude.

Dimmi io cosa sono.

Io non ho nome,

sono le parole

queste bolle calde e disperate

che mi danno senso d'essere

non la vita

io non sono in vita,

non ci sono mai stata,

figlio mio.

Ho un diario di colpe

scritte col sangue,

questo liquido prezioso e caldo

che ora mi cola sul ventre.

Vieni vicino,

guardami piangere

il sapore di tutti gli sbagli

sulla lingua e nel palato.
 

*
Giurami adesso

che questo amore

non finisce.

Che il tormento e l'agonia,

possono continuare

non per un attimo solo

ma per sempre.

Il teatrino è fatiscente

non ho cera nè rimmel

per truccarmi per te.

Ed eccomi

mi riconosci ancora

sfatta e misera

con le tasche piene di me

e me soltanto.

Nessuna compagnia

nessuna maschera,

ma vera,

nella cicatrice che ho

e che sento,

di aver meritato.

Sull'ultimo girasole che muore

ho scritto una poesia

sai

una poesia senza versi

nella mia testa.

Ci sono versi scritti

che sussurro ai fantasmi,

dovresti sentirli

parlano del mondo

dell' infinito spazio,

tra un lamento e un amplesso.

*

Giro e rigiro

tra le dita

questo pennino aguzzo,

come lama,

mi tenta.

Già mi vedo rinchiusa in scatoline piccolissime,

già sento chi ride,

come echi sfocati.

come vecchi fotogrammi.

Annulla dal cielo

le nuvole ed i ghirigori

gli alberi e le dita scheletriche dei rami,

togli il bello ed il sublime,

fallo per me

per non farmi più delirare.

Mi stendi a terra,

sono la tua bambola distrutta

il vestito sporco e le unghie scheggiate.

Caravaggio dipingimi,

ti dirrei se ti vedessi

ma di me hai la potenza e l'atto

che altro cerchi?

Non vedi che è tutto nei pugni,

che ora stringi?

*

Mi sono coperta gli occhi,

quando sei arrivato.

Tutta me ti apparteneva,

in quel tenero istante.

Pensavo ai fiori

ai fiumi gelati d'inverno

all'abbraccio del freddo sui crisantemi bianchi.

Mi hai stretta a te più forte

ed io volevo,

volevo tanto,

essere lì

con te

farti sentire il vibrare del mio corpo

come una libellula

su corda di violino.

Ora mi chiama,

la sua voce calda nell'orecchio,

la mano sulle spalle.

Qui,

per me

senza più paura,

libera, nel per sempre.

*

L'indaco ed il viola,

il porpora e lo smeraldo.

Sono questi i colori,

con cui vorrei vederti

ora che il tempo è sabbia,

su ogni voce umana.

Stringimi la mano.

Arrivano le ombre di nuovo,

le bestie sono tutte sveglie

e vogliono sacrificio,

il mio.

E' così che si fa,

si cade e basta

per sette e mille cieli

finchè non si dimentica.

Un viso,

un nome,

il creato.

Non ho più forza

e le parole mi abbracciano,

calde e strette,

famiglie di sempre.

Madre e Padre,

al petto,

mi sfiorano con ossigeno nuovo,

ancora.

Smettere di respirare, poi

e d'improvviso l' Eden

l'assenzio.

Di amore,

vorrei che mi drogassi

in vena l'eroina dolce

non più bugie e tagli

ma amore

a m o r e

ne soppeso le lettere,

una dopo l'altra.

Le succhio avida

godendo il tepore,

fino alla nausea,

fino al sonno.

Morfeo è tornato da me,

amante birichino e premuroso,

scosta le frecce dal mio costato

e mi fa sua,

tra bende e bestemmie.

E morde,

il Dio del Sonno di noi,

povere pedine

morde più forte,

dipingendo per me

poemetti e strofe di canzoni,

che canterò a lui solo



urlato alla luna da SilentHell .::. alle 16:39 .::. commenti (12)
< sabato, 12 settembre 2009 >
Categoria:



Ci sono i saltimbanchi

stessa musica di sempre

io lo so che ritorni

nelle ortiche dei giorni

rannicchiato nella polvere

nel ventre di mia madre.

Ho raschiato dal pavimento le ombre

non c'era più traccia di me

tra le piaghe di luce,

nelle imperfezioni e gli arabeschi

solo la tua voce

a perdersi con me.

Vischiose,

le tue dita tra le mie gambe

oltre la gonna ed ogni inganno

mi prendevi per il collo,

di nuovo a terra

la guancia premuta forte

profumo di fragole,

il rosso che cola,

come papaveri sulla lingua,

succhiarne il divino.

*
Recito l'ave maria in ginocchio

l'acqua alla gola ed i tacchi altissimi

la vertigine ed il volo,

pagliuzze di cobalto

in ogni mio movimento

a fermarmi poi

di carillon ballavo

sulle note della tua canzone.

Non ho più paura

se n'è andato il manto di notte

mi riconosco,

distorsione di petali che cadono,

qui sul palmo

dove ora tu lecchi redenzione.

Tra le fiamme,

mi faccio l'amore

nessun'amante alla mia corte

solo le dita nella carne viva

un fiore di marmo

da sbriciolare nell'estasi.

*
Verrò oltre il velo

a perdermi di nuovo

e ancora

e più dolorosamente

occhi negli occhi

oltre l'ultimo oceano.

Mi hai parlato dell' immenso,

voglio la scheggia nel cuore

morire e rianimarmi

per tutte le ere che ho.

Corri veloce

vieni da me

fottimi in silenzio

non dire parole

ma sfamami di rose.

Nell'inverno della mente

portami quiete,

quel caotico ritorno

che spezza i respiri.

*
Padre mio

che nei cieli non sei

dammi forza

dammi coraggio

sono una bambina di seta

sono un anello di coriandoli

sono una festa senza fine.

Padre nostro

che dormi nella gola

esplodimi nell'inguine

nell'orgasmo delle parole

gridami contro il tuo seme

germoglierò rabbiosa

la spinta verso l'alto

verso il cielo.

Accoglimi tra le tue braccia

dammi pazienza

io che esigo tutto e subito

taglia le vene e bevimi

fonte battesimale di sinfonie.

Benedici i miei vizi

nell'ira del tuo inferno

possiedimi

illudimi

stordiscimi

uccidimi.

*
Prendi questi anni,

fai la somma della tristezza

di pioggia e lacrime diluita

e creami di nuovo,

dal niente.

Padre mio

incidi le mie ali all'altezza dell'aorta

sto sanguinando

lo vedi?

Sono vera

sono reale

sono qui

sono qui per te.

*
Ho pagato tre denari

il mio Caronte

e sorridendo sono scivolata

più in basso di così

per trovarti lì

dove pensavo tu non fossi,

nell'errore primordiale.

Padre nostro

delle anime che danzano

della malattia e dell'odio

dell'indifferenza

venga il tuo regno

sia fatto il tuo verbo

ogni sillaba non scritta

nella pagina e così in terra

dacci oggi sollievo e ossigeno

e induci in tentazione queste ossa

sibilando promesse.

Nella tua stretta

vedo l'eclissi

l'onda enorme

il fondale dell'oceano

le nuvole nel pozzo.

Alzami il capo

e fammi regina,

nient'altro chiedo

tre secondi di potenza nell'atto

e poi silenzio,

la quiete nel massacro.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 23:32 .::. commenti (23)
< martedì, 08 settembre 2009 >
Categoria:
Titolo: First Snow


Due centimetri di cielo

dammi più azzurro

queste nuvole che bucano la pelle,

l'aria fresca sui palmi

e tutto il tempo che hai,

ogni traccia di finzione

ogni maschera.

Confondi col rosso carminio

il sangue mio,

questo patto nascosto

di sguardi rubati e un'abito di cristallo

da portare in silenzio,

con i tuoi occhi soltanto,

a coprirmi.

Sento freddo,

di nuovo

nel petto a sinistra

c'è un battito che sento

dimmi che è reale

che ci sei e non ti volti

spegni la sigaretta

e te ne vai.

*
Ho parlato alle pareti,

c'erano voci nella testa ed echi lontani

come fantasmi

un ronzìo ed auto in corsa

l'asfalto nero e  odore di benzina.

Lascia che bruci

le mie carte e la rabbia

laggiù in basso oltre le costole

le fiamme che salgono

ne sento la potenza sulla lingua,

quando nient'altro mi importa

se non le tue mani

per contenermi in pezzi.

In brandelli,

quella carcassa a lato della strada

lo stesso cadavere color verde erba

ricuci con perfezione millimetrica

questa me che non c'è

e che si regala,

come fosse Natale

a te soltanto.

*
La Grazia Divina

la luce che volevano vedessi,

l'ho rinnegata

camminando cieca in vicoli e viottoli

cercando te

e quel sentire,

quel sentirti a pelle

come le bestie feroci

aprire le fauci

e morderti con dolcezza,

senza fretta,

tutto il tempo del mondo,

la quiete.

Ho appoggiato le mie ossa,

nel sudario consunto,

come ogni volta

segnando strade strettissime e sconosciute

non sapevo mi seguissi

che avessi visto e guardato

l'istante finale,

del film senza pellicola

che svelava di me, il miracolo

*
Nella luce al neon

fredda e meterna

c'è un grido

che spezza il silenzio

e ho leccato

ti giuro

ogni centimetro del mio corpo

per immaginarti presente

le dita a profanarmi

come fossi io la cattedrale

il portale di luce

nel più suadente inferno.

Tra le mie gambe,

il tuo paradiso, Straniero

ed ho fame di te adesso

un'incontrollabile istinto

che da te mi fa tornare.

Cane alla catena,

giro e rigiro nel mio quadrato di marmo

uccidendo con i pensieri

ogni abile carezza.

*
Sei l'unico.

Prima di te, nessuno

ero l'infante rinnegata

quel soffio di vita già spento

il mozzicone di candela.

Ho tenuto nel ventre,

tutto l'inchiostro

la fame e la sete

araba fenice dei voli miei,

figli di Icaro.

Stringi queste mie ali di polvere,

tra le dita

così forte che il dolore,

diventi il premio

girati ancora

fallo di nuovo

avvicina gli occhi più in fondo

dove i miei non arrivano

dove non si tocca con i piedi,

nell'ignoto.

*
Dalle tenebre, partorita

un unico vagito

per l'umanità che ho conservato.

Nell'ansia e nella follia

nel dolore muto

e nel taglio.

Abbracciami e tienimi,

ora che tornano

questi mostri di sempre

meravigliosamente crudele

legami a te

dove non possa più trovarmi.

A perdersi,

ci ritroveremo di nuovo

al confine del reale

cadendo

sempre cadendo

in picchiata

un volo ad ali spiegate

verso la luce.

Tornando essenza,

tumulto ed estasi,

due cuori nel grembo.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 23:39 .::. commenti (6)
< mercoledì, 29 luglio 2009 >
Categoria:
Titolo: Bird Girl




Le unghie nei palmi

più a fondo delle ossa,

cercavo la fede

un ostia consacrata a me sola

questa luce che ho dentro

che troppe volte ho raschiato via,

vorrei tornasse

come un'onda altissima,

a saziarmi da ogni tristezza.

Ricordo i tuoi occhi

aperti come pozzi senza fondo

sul mio abisso.

Ballavo di musica muta,

per esserti accanto

respirarti un grammo d'aria,

in un' assenza perfetta.

I miei arti,

come vedi

li ho amputati

volo con la mente

non mi servono gambe

per cadere ancora

nè braccia per cercarti.

Fa male adesso,

la libertà che ho scelto

fogli bianchi ed inchiostro

nessun'altro dolore

se non quello che vedo

ed i miei occhi lo sanno,

vedono solo il peggio.

*
Lasciami qui,

al bordo di questa strada

come un fiore secco

fammi morire

 una stanca fenice

ti piangerò

nell'ultimo volo,

poi lo scoppio nel cielo

altissimo tra i suoni

un unico bagliore

di monete in fondo al pozzo.

Hai detto spogliati

non vedi che tremo?

Pochi denari tra le gambe,

il prezzo della solitudine

non avere più sogni

nè speranze

quelle no,

sono lame a doppio taglio.

Solo carne,

vorrei essere

seni e cosce

capezzoli di marmo e chioma di seta

non sentire più freddo

la neve che cade

silenziosa.

*
Ho amputato gli arti

come vedi

sono qui e un cono di sole m'illumina

tra le mani tengo mio figlio

non ho altro da salvare

qui e adesso

aiutami a credere

ho fede nella parola

in nient'altro credo.

Tienimi la testa

mentre vomito rose

ingoiavo i petali

li tenevo in gola dolcissimi

succhiandone il colore

di rosso vermiglio e giallo luminoso

avrei voluto mi vedessi.

Tornano le ombre

ed io ballo sola

premo la guancia contro il vuoto

cercandoti,

un grammo della tua aria,

l'ossigeno che manca

quando vedo l'abisso

e non nuoto più.

Semplicemente cado,

frutto marcito

vermi e larve nel mio cuore

eravamo come eroi

nella stessa battaglia persa

e tenevi la mia mano,

lo so

mentre nel sonno della follia

cercavo uno spiraglio di morte,

tra i boccioli di gigli.

*
Entra in me

che non ho fede

come uno sposo ubriaco

e benedici le mie ferite

fai germogliare gigli

dal mio dolore.

Lacrime azzurre e tagli,

sopra il costato

appena più a destra

trovami il battito

fingerò di averlo ancora,

il cuore

solo per te

per vederti riflesso,

in quest' ultima illusione.

Berrai il mio sangue stanotte

e ti amerò

di guerra e assenza

finalmente libera,

nella tristezza della pioggia battente.

Io ero lì

tra le gocce della città e le insegne al neon

io ero lì

occhi fissi nei tuoi

nocciola e smeraldo

in un' interminabile valzer

*
Ali piumate.

Dammi salvezza.

Ali leggere e fortissime.

Dammi pietà e perdono.

Non fa più male il rumore

nella mia testa ho mondi in collisione

ma che importa ormai

se tutto ciò che ho dentro

diventa veleno e mi rende umana.

Vulnerabile.

Fragilissima.

Ossa di vetro,

sarei dovuta morire sai

sotto nuvole di zucchero e balocchi

mi sarei sbriciolata

come stelle cadenti in volo.

Ho sognato di te

mi stringevi

un' abbraccio che toglieva il fiato

il tempo non esisteva.

Addosso il tuo profumo

di terra bruciata e vino

sigaretta e autostrada

mi hai percorsa

come un'auto nera segnando poi,

ogni meta con un bacio.

*
Mi troveranno in un giorno di sole,

riversa a terra

un tulipano rosso sul pavimento

non avrò più paura,

ti guarderò fisso

fantasma dei miei anni

lontana da me,

altrove.

La stanca fenice,

tra le ceneri ricorderò

la lacrima sull'occhio

e l'orizzonte di porpora

cercandoti qui,

accanto a me

sempre presente

non mi hai lasciato mai,

neanche un secondo

da respirare lontani.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 10:30 .::. commenti (27)
< venerdì, 03 luglio 2009 >
Categoria:




A chi importa, se la scrittura, ti ha salvata?

A chi importa , se la scrittura, è la moneta con cui hai pagato il tuo Caronte?

Sono stanca.

Stanca di me,

stanca di questo posto che sa di marcio oggi

è sempre notte dentro di me,

non c'è spiraglio di luce o arcobaleno,

non ci sono colori,

se non nella mia testa.

Sono stanca,

solo molto stanca, si.

Tornare indietro con la mente a giorni bianco neve,

l'odore assettico della follia

memorie sbiadite.

A chi vuoi che importi.

Se quello che scrivi è sangue e lacrime,

non balletti di carillon

nè danze gitane.

Non riesco a non muovere le dita

a zittire le voci in testa.

[ Forse hanno ragione loro.Sei pazza.Completamente pazza.Smettila ]

Mostri dall' aspetto suadente m'invitano

porte piccolissime dove rinchiudermi

di nuovo silenzio

di nuovo questo ronzìo di luce al neon

rumori di passi.

Adesso ritornano, mi porgono fogli

come cappi

come farmi volutamente morire su carta

su quel pallido ventre che così bene conosco.

Prego in ginocchio

il mio dio non mi sente,

non ha mai ascoltato le mie grida,

io lo so.

Conosco il suono del violino distorto

spaccato su quei gradini di marmo

conosco l'intensità delle onde

e la spuma che corrode anche il ferro

conosco il sapore di me,

rugginoso,

come se succhiassi ruggine.

[ Prendi fiato ]

Abbi pietà di me

che non ho niente,

se non questo diario di colpe

non sono niente

parole dorate di poesie che mai ho scritto,

ma che avrei voluto.

Il fiato, vedi

muore in gola

i polmoni si gonfiano

come palloncini colorati.

Ricordi lontani,

tu ed io

tu ed io ancora insieme

tu che mi tenevi

tu che non mi avresti mai lasciata.

Quanto male fa ora pensarti

ricordarti presente,

in ogni mio movimento,

nell'angolazione perfetta

di due mani

una sull'altra.

Ho messo all'asta il mio cuore,

echi di rimpianti,

tramonti che non sono riuscita poi,

a dimenticare.

[ Respira a Fondo ]

Insegnami come si fa.

Io non lo so più

girandoli ed echi

non la tua voce

non il leggero tintinnare di monete sull'asfalto.

Ho tolto la maschera,

senza trucchi o inganni per incantarti

fatta di carne

inclinavo la schiena ed il collo,

per esserti bellissima.

Pensami altrove

immortale ed ebbra di gioia,

dipingimi con la terra

e fa che sia pioggia

il pianto di questo cielo sempre muto

fa che sia fuoco,

l'ultimo abbraccio che vorrei darti.

Faccio cerchi nella polvere,

perdendomi ancora

la linea dritta e rossa

svanisce, poco a poco.

Un cono di luce, m'illumina

una santa in una nicchia

una puttana al margine dell'alba,

decidi tu per me

la mia vita di oggi.

[  E Guardami.Guardati. ]

La luna materna

col ventre ricurvo

come un melo centenario.

E' dai suoi rami,

che ho rubato il mio peccato

saziandomi di quel calore,

che sapeva di per sempre.

Dal nero,

mi hai chiamata a te,

ero tua e lo sapevo

automaticamente spostavo gli arti,

nulla era più davvero mio,

neanche il nome,

come già avevo scritto.

Sollevami dalle pagine

e rendimi reale.

Un personaggio che sanguini

toglimi le manette sui polsi

e lasciami esistere,

oltre la rilegatura di un sogno,

che ora accarezzo.

Sette cieli più in su

spingerò le ali

queste ali bruciate

fino alla fine del blu,

penetrandoti con forza

e a fondo

Mia Arte.

Sono io la tua puttana,

l'hai sempre saputo.

Fiore di carne,

strappami i petali

uno ad uno divorali

e vomitami di desiderio, colma.

La tua opera d'arte,

occhi grandi e lacrime

così vive

così calde.

Abbi pietà di me,

distruggimi


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:54 .::. commenti (18)
< venerdì, 26 giugno 2009 >
Categoria:
Titolo: Overdose



Sto piangendo

sono ore e minuti

sessanta secondi di quiete

sessanta secondi di assenza.

Ti sfiorerò

sicura che è lì

tutta l'arte del mondo

non avrò più paura

nei vuoti tra le parole

nelle frasi nere,

nel bianco senza fine,

di quest' ultima pagina.

Appesa alla stessa croce di sempre

guarda i miei sogni morire

guarda i miei sogni marcire.

Profumo di ossa e di fiori secchi

in questa stanza asettica

lì dove mi sono rinchiusa

lontana da me

finalmente

lontana da me

adesso.

*
Guardami adesso

il cerbiatto sull'asfalto

i miei occhi grandi

biglie nere,

di un bambino annoiato.

Ho lasciato che mi vedessi

la cicatrice sul ventre

come di un parto

come una nascita bellissima

ed erano lì

tutte le parole

nascoste al buio

come me, in fondo.

Eri lì in alto

un rosone di luce,

contro le mie tenebre,

candela sempre accesa

danzando di musica sorda.

Il sangue che ho,

è quello che non ho versato

sono le parole che non ho scritto

i versi muti

che ho saputo tenere qui,

qui dentro.

Non bastano i requiem

nè santi campi di terra smossa

voglio la pioggia battente

i baci sul bicchiere

e mordermi forte.

*
Il limite del dolore

questa meravigliosa sinfonia sulla pelle

che non mi da tregua

le fitte ed il capogiro.

Vestita di lividi,

solo di quelli

verrò da te,

come una sposa senza velo,

inciampando su di me.

Potessi vedere i cerotti

a questo mio cuore malato

soffriresti

gettandomi a terra

tra polvere e schegge.

In una ragnatela di brina,

ho smesso di respirare.

Non più un suono,

tump tump

stringendoti a me,

per non farti scappare.

Dimmi che non hai paura

dimmi che non ne hai

contando i buchi nello stomaco

e poi

le farfalle morte sul mio collo.

Il loro volo nel cielo

quel blu che ferisce le iridi

una foto perfetta

i colori indelebili

il loro volo nel cielo

le ali leggere

coriandoli di passato,

cadere come pioggia.

*
Ero cosciente

ricordo così bene il dolore

la botta e il risveglio

un coma profondo e materno

tu a tenermi la mano

rossetto rosso e capelli di bambola

mi hai chiesto dov' ero.

Mi hai pensata folle

lo sguardo perso.

Non me ne sono mai andata

sono rimasta ferma

mentre tutto girava

girava fortissimo,

l'ennesima girandola di facce.

Un taglio trasversale

come mangiare la neve

non sentire più niente.

Nessun pensiero ,

non più

solo il silenzio, un mare di silenzio.

*
Odore di sangue che cola

magnifico

dipingerne sulla parete,

i demoniaci contorni

riscoprendomi.

Mordimi i palmi

più a fondo di quanto riesca a fare

e benedicimi,

nel peccato e nel miracolo.

Su questi fogli insozzati di sperma,

è te

che pregherò

con tutta me stessa

con l'arsenico sulla lingua

e filo spinato sulle caviglie.

Giocherò al martire

aspettando le pietre

una dopo l'altra come fossero abbracci

quel contatto di mani mancate

le carezze in scatole piccolissime,

balsamo per  scheletri senza più memoria.

Sono una perfetta attrice di me

il trucco perfetto, le labbra disegnate

in questo show di pupazzi.

Tra pizzi e fiocchi,

nastri e sete

ruberò al tempo

nicchie in penombra

un eden dove potermi rannicchiare,

e scomparire in prosa.

*
Una notte di Ottobre

tornerò in punta di piedi,

ti sussurrerò i miei incubi

e saprai.

Alla fine,

capirai la tragedia,

sorridendomi oltre il vetro,

quando sarò lontana, perduta.

Coi polsi aperti

come porte sull'infinito

vedrai la mia Follia,

la donna bellissima dagli arti metallici.

Seduta tra ombre e riflessi,

la madre dei miei deliri,

le mani mie congiunte

come gigli bianchi

nell' unica morte che conosco.

Lucciole e canti d'estate

sostituendo al requiem

vorrei mi vedessi,

scomparire all'alba

credendo,

anche per un battito di ciglia

che fosse mio

l'incanto

e mia,

infine,

la nenia.

Nei secoli dei secoli,

amen.


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< martedì, 23 giugno 2009 >
Categoria:



Ti penso così

immobile

fiore di carne.

Emozione intensa,

come ago in vena

tu droga etilica

tu notte magica,

nel coro di voci identiche,

nelle parole dolcissime,

nell'eco delle stelle su di noi.

Tutti i miei sogni nei palmi

nuvole e ventre di cielo

grida disperate in un unica melodia,

cantandoti di vita e di morte.

Sentire la musica

oltre la pelle,

arrivare a sfiorarmi le gambe,

graffiandomi i pensieri,

uno ad uno corroderli,

acido e ambrosia.

*
Ho aperto le labbra nel buio,

milioni di sospiri,

gemiti e sussurri

piccole lacrime d'argento

che mai potrai vedere.

Notte,

ti dissi

portami via lontano

oltre le cupole e l'ossidiana,

nel rosso vivo

nell'ocra e nel cobalto

per un istante infinito

avrei voluto tu fossi lì,

mani nelle mani,

due braccia strette a tenermi.

In alto,

quasi come un Cristo,

ho pensato a te

al tuo viso di sabbia,

alla voglia che mi mangiava

mentre eri altrove

in strade perdute,

annegate nell'ombra.

Le note mi hanno spogliata,

nuda e fragile

la tua sposa di carta,

scrivevo con la mente i versi,

l'inchiostro sotto pelle

nell'esplosione immensa delle vene,

partorendo amore

*
Muovermi lenta,

contare i passi,

ed i battiti di questo cuore,

organo in disuso,

per vecchi romantici.

Ti ho strappato dalla penombra,

ascoltandoti gemere,

arpa maledetta,

per le mie mani distratte.

Odore d'incenso e fiori secchi,

cattedrale marmorea

per il mio pianto nascosto

e germogliavi rose dalle ferite

chiamandomi per nome,

il tuo poeta.

Arriverà l'inverno

prometto

ci saranno letti di spine

e tutta me

da donarti.

Non esiste in me,

paura o ansia

con te.

Sei l'amuleto ,

pentacolo rosso sangue

trama di capelli,

che verso il basso mi spinge.

*
Distruggimi adesso

rigira la lama

qui dove pulso ancora

ho creature mai nate in grembo

e una miriade di costellazioni,

morte dentro me.

Reciterò perfettamente,

una maschera di cera inespressiva

indovina la risposta

dimmi se vivrò anche domani

o se ancora tuo

sarà il mio ultimo secondo.

Lasciati andare

cadere sui polsi

come neve fresca

bosco di betulle e salici

in te entrerò

profanerò il tuo altare

mia dea

e assaggerò l'ambrosia dei tuoi seni,

stringendo più forte il cappio.

*
Fin sotto le ossa

negli spigoli del costato

ti ho sentito mia,

vergine di ferro

venivi da me,

occhi negli occhi

di brace il tuo tocco,

sciogliendomi come ghiaccio

sotto di te,

prigioniera del tuo incanto.

Creatura immensa,

agli angeli strappa le ali,

vola da me

vola da me ora

spezzeremo le lancette al tempo

e per sempre resteremo.

Nel silenzio della tua assenza,

ho creato mondi lucidi,

fantasie folli in cui rannnicchiarmi

pregandoti.

" All i ever wanted is Here in My Arms "

*
Brivido e carezza,

tagli e lividi ti invocano

vogliono te,

bramando anche solo un grammo,

di questa tua aria profumata.

Sono solo ore,

queste che passano letali

tra lenzuola e abissi profondissimi

dove tu sola mi salvi

ma io non voglio

e rabbiosa distruggo di me,

il riflesso.

Baciami e toccami

nessun'altro pensiero

qui e con te.

M'inginocchierò ancora

e ancora

e ancora

fino a scarnificare l'universo.

Unghie a premere forte

tutto il dolore che posso sentire

e che voglio

guardandoti.

Immagine salvifica

in te mi perdo,

avvicinando alla bocca il revolver

ave maria piena di grazia

ave maria tu che sei benedetta.

Raccoglimi infine,

come un fiore di plastica sotto la pioggia

m'illuderò che sia tuo,

il paradiso

trattenendo il fiato,

nell' ultimo bacio

lingua su lingua

assaporandoti.


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< domenica, 14 giugno 2009 >
Categoria:



Nessun'altro suono,

nessun' altro colore.

Nero pece,

l'autostrada scivola sotto le dita,

come il vestito che indosso,

una corazza di perline e pizzi,

nuda sotto,

tra le cosce e l'ombelico.

Vieni qui,

ti sussurro il mio nome,

che importanza vuoi che abbia

c'è l'alba sui finestrini,

nell'ultima sigaretta,

nel fumo denso sulle mie labbra.

Ne succhio avida,

guardandomi annegare.

E' bello morire

come frutti maturi cadere

aprirsi alle tue mani,

facendosti mangiare,

scossa dopo scossa,

tra tremolii di vento e grida.

*
Luci al neon,

psichedeliche luci per danze infernali

con i demoni mi muovo,

sono le spire del serpente

osservami godere

venire nel ventre

materna nell'atto,

mordendoti al collo,

fiotto di sangue caldissimo

sul palato assaggiarti,

trovarti buonissimo,

dolcetti di miele e colombe

con cui giocare.

Miss Strange Love,

i tuoi desideri e le tue voglie

perversione purissima,

scucimi le natiche

e ridisegnami, artista.

Sotto di me, inchinato

come uno schiavo

un servo fedele,

porgendoti tutta me stessa,

un piatto dorato ,

per sfamarti di notte

*
La mia lingua

tempio e dannazione dei poeti,

muovo su di te

tempie e guance

giù

fianchi e inguine

più giù

genuflessa nota.

Mi suoneresti come fossi un violino

terresti sulle labbra,

questo sapore di brina,

pensandomi lì,

riflessa nelle tue stanze.

Occhi negli occhi,

ho qui un corsetto di ansie e ricordi,

da slacciare per te.

Fili intessuti con cura,

di foto e ferite

sotto la pelle

cicatrici senza sutura,

che urlano pietà.

Un attimo soltanto,

di pace e quiete,

il nulla, il vuoto

il silenzio muto.

*
Hai pagato.

Profumo di banconote e vodka,

gocce di pioggia sulla schiena,

le cinghie ed i tagli,

un lussurioso circo

per bamboline altolocate.

Ti avrei cercato,

le mani come serpenti minuscoli

la mia bocca vorace,

annuendo innocente,

di ogni mia inclinazione.

Delirio e libertà

il tuo nome come unico suono

più forte del male e del piacere,

più a fondo delle spinte,

contrazioni perfette

concentrici pensieri

a sbattermi come falena,

contro la stessa,

seducente luce.

*
Sarò la tua Venere, se vorrai

userai la penna per tratteggiarmi

i seni e gli zigomi,

ricordandomi eterna,

su pagine ingiallite.

Avrò un trono d'avorio

nella tua mente,

sarò immortale

per sempre bella

per sempre crudele.

Ecco la mia favola,

non ho principi nè re

ma un cuore puttana

rubini e sete come talamo.

Alla fine della notte,

ritorno lì

dove nasce e muore il vento

nello sfiorarsi di dita

nel riverbero di un sole lontano.

Nella penombra della luna,

in un cratere sommerso

solleverò le gambe offrendomi.

Fiore di loto,

maledetto ed estatico fiore,

spine e rovi le mie braccia,

riportandoti a me con forza,

bisbigliandoti dolcemente,

il più tenero mio inganno.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 23:30 .::. commenti (18)
< martedì, 09 giugno 2009 >
Categoria:



Mi tieni in piedi

mi dici sei bellissima,

alzi la gonna oltre l 'inguine,

lecchi e mordi.

Godi in silenzio,

ti dico.

Ci sono angeli di coccio sul soffitto

mi guardano venire,

venire in te

e bevi di me

come fossi alcolica essenza,

solo anima vorrei essere,

con le tue dita dentro.

Un manichino dalla testa leggera,

questo vestito aderente alle ossa,

i capelli lisci come cuscino di piume.

Siediti su queste mie macerie,

ed osserva il buio,

tenebre color del vino

ed estatiche lune a capovolgersi,

una nell'altra,

come amanti,

come noi.

*
Piegata contro il muro,

sentivo la parete raschiarmi i sogni,

i desideri tutti

come filo di perle,

staccarsi di pelle e ricordi,

girotondo di spettri,

una mano tesa,

la tua,

invitandomi a danzare.

Campanellini d'argento sulle caviglie,

il tintinnare del bisogno,

il pallore della pelle,

il castano dorato del tuo crine.

Ci sono frammenti di te, qui

quando apro gli occhi

sei lì

come l'ultima goccia di allucinogeno,

guardo il pavimento

e ci sono prati sul tuo viso,

margherite e anemoni,

gigli e rose.

Coglierei le tue iridi,

se potessi.

In un volo opposto al sole,

le ombre a svanire,

nell' orizzonte disperso.

*
Morirò in uno scoppio,

stelle cadenti sul viso,

polvere e diamanti tra le labbra.

Raccogli l'aurora per me,

conta i minuti,

i secondi

ad alta voce.

Fino all' oltretomba voglio sentirti,

l'eco della tua voce,

l'imperfezione meravigliosa dei tuoi sguardi

E tu sei lì,

la musica fortissima

il volume nelle orecchie rimbomba

ballo da sola,

aderisco al tuo corpo,

desiderando appartenerti,

penetrarti l'anima

rubarti il cuore,

mangiarlo e masticarne le arterie.

Immagino il tuo sangue,

il sapore della ruggine,

un giorno di pioggia

la terra bagnata, le foglie sui palmi.

strisciare felina,

miagolando attenzioni.

Ti accarezzo la schiena

e già ti vorrei

nel ghiaccio del drink,

nell' ansia che sale.

*
Adesso le luci si spengono

non rimani che tu, seduto

padrone di ogni mio respiro.

Da brava,

allargherò le gambe e ti lascerò entrare,

sarai di nuovo mio,

nient'altro che conti.

Perfetta bambola,

il fiocco sulle cosce da sciogliere ,

nessun imbarazzo,

nel lasciarmi andare,

in frantumi, ai tuoi occhi.

Vacillo,

tacchi a spillo sull' asfalto

una madonna a poco prezzo,

gettami a terra i denari,

leccherò via la tristezza,

raccontandoti di  me,

di come da farfalla,

divenni bolla di marmo.

Il tuo giullare,

la puttana se vorrai,

ai tuoi ordini,

non avrò emozioni, prometto.

*
A volte,

ho paura.

L'aria diventa acqua

ed io affogo.

Non temo la morte,

ma la tua perdita,

il vuoto del dopo

il non saperti sotto le unghie

non poter correre da te

a gridarti ciò che sai.

Il prezzo di un milione di istanti,

lo scorrere di questo tempo,

a me non importa.

Genuflessa ora prego,

senza croci nè rosari

un orgasmo potente,

che mi faccia dimenticare.

Cinque minuti di assoluto

bellissimo

inebriante niente.

Solo cori di voci delicate

e petali di noia

a solleticarti l'ombelico.

*
Rannicchiata contro me stessa,

in un quartiere dimenticato,

le luci della città,

feste e delirio.

Nel valzer che ho in testa,

nelle scarpe con la punta,

contro un palo metallico,

mi tengo stretti i muscoli,

cercandoti.

In queste tasche vuote,

nei vicoli,

dove mi prendi e mi uccidi

lasciandomi vuota,

persa

ansante.

Porti via il mio respiro,

in cambio di me,

tutta me

in quell' ora di sublime ascesa.

In quel cielo,

asetticamente bianco

c'è solo neve,

nessun brutto pensiero

nè lacrime mai.

Lasciami lì

stringimi le spalle

anche quando ogni mia fibra

urlerà cedimento.

*
Negli idoli dell' estate

nel dio immaginato

nelle bende della redenzione

acqua santa,

per le mie ferite.

Succhierai l' estate

in ginocchio

implorandomi di parlarti.

Per ore,

la mia voce soltanto

seguirla come nenia

fino al sonno più quieto.

Dormi cherubo stuprato,

ti tenevano stretto lo so

polsi e caviglie

come un cristo dicevi basta

sapendo che mia,

era la stretta.

*
Come la Vergine,

ti ospiterò tra le braccia

cadrai dall' alto

come neve,

un fiocco più bello degli altri

più fragile

assorbirai i colori del mondo,

sporcandoti di umanità.

Sarò lì,

per seviziarti nuovamente,

le catene e la frusta.

Voglio sentirti urlare

risveglia il paradiso tutto,

fammi sentire che è me,

che brami.

Davanti a te,

strapperò coi denti,

questo vestito di piume di cristallo

chinandomi su di te,

materna.

Umido e caldo,

aspetterò il momento

per germogliare rose carnivore

dal tuo stesso sudario.


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< giovedì, 04 giugno 2009 >
Categoria:



Le mie mani,

queste dita storte e delicate,

le sento toccarmi,

c'è un piacere intenso, in questo

nelle corde vibrare,

l'amplesso del suono,

scoprendomi viva ancora,

questo corpo enorme,

come gabbia, mi stringe

vorrei scrivere fine,

col rosso del mio sangue,

la fine d'ogni cosa,

saperla trovare, dentro.

Non ci sono state corde,

trapezista sempre

il volo incompiuto

a te le mie ali,

nei palmi stringevi le piume,

di libertà piena.

*
In catene al tuo cospetto,

solo carne e lacrime,

i polsi aperti, come fonte

il battesimo dell' angelo

insozzavi col pollice,

ogni mio poro,

più a fondo delle ossa,

sapevi scuotermi.

Questo suono fortissimo,

falene di luce negli occhi,

seguire l'immenso,

seguire l ' invisibile,

come spettri questi echi,

pazzia mia, amica di sempre.

Qui e adesso,

ti voglio ora ti dico,

il cielo non basta, non più

vorrei già essere evanescente,

un rumore di arti metallici,

il frusciare di foglie mai cadute,

l' antichissimo tremore.

Di voce acuta,

il tuo canto m'arriva,

danzavi timido,come non ci fossi

per i miei occhi,

per i miei occhi specchi profondi,

cigno stordito,

dall'apatia dei sensi.

*
Inarcavo la schiena,

i tasti del tuo piano,

la puttana della musica

mi davo e ritraevo

come onde nerissima

non sai la meraviglia,

non saprai mai lo stupore,

darmi totalmente a te,

in balìa dei giorni,

anni e secoli,

cosa vuoi che sia,

con l'immortale tuo sospiro su me.

Sveglia la mia fiera,

questo animale che non dorme,

freme e graffia,

contro lo sterno, forte

il suo respiro,

il mio respiro,

legacci di vene,

a tenerci uniti.

Ti dono la mia voce,

il segreto mio giardino,

di carnivore piante e rose sfiorite,

cogli la bellezza,

spezzando in due lo stelo,

perfezione estetica,

puramente questo.

*
Cattedrale di marmo,

ultimo sudario estremo,

un mare di suoni,

alla fine di quest' era

fatta di niente,

pura essenza, questo sono.

Cercami nelle distorsioni,

nel vento e nel suo errare,

portami via il dolore,

succhia dalle ferite,

vecchi veleni e l'amaro,

da queste mie labbra.

Profanerò il tuo altare,

tra le mie viscere,

ti lascerò essere il virus,

per uccidermi una,

e tutte le volte che vorrai.

Nei tuoi palmi,

il mio pennino,

scrivi per me,

nel nero pece,

autostrada notturna,

trova per me la via.

Ultimo mio respiro,

uno sguardo di rosoni e madonne,

la fede in te,

il freddo del legno,

contro i lombi.

*
Con l'indice,

traccio la mappa di me,

dove tu sei

nel cuore e nei polmoni,

boccata di fumo intensa,

la tua sigaretta spezzata,

un godimento segreto,

pensandoti sempre,

dentro di me,

come un pagano desiderio.

Profondamente,

oltre lo stomaco,

nel ventre,

tra grovigli di sangue e inguine,

rannicchiato, dormiente

la malattia dal volto perfetto.

Sfregiarmi per te,

è questo che volevo dirti,

che tutta la bellezza non bastava, sai

l' imperfetto accordo dei flauti

cadendo lenta,

oltre la coltre del giorno,

notte eterna accoglimi

come fossi tu la mia bara.

Tomba di gigli,

preparami alla fine ultima,

accompagnami,

vestita da sposa

sussurrami il verbo,

e sarò salva.

Una sola tua parola,

quella che io non conosco,

prendimi la mano,

e impazzisci con me,

il sentire,

questo mare dolcissimo,

lo senti salire come pugnale?

Lo senti, dimmi

come amante possederti?

*
Mia sublime Arte

nell' inconscio dimori,

io non ti conosco,

lasciati guardare

da me,

una volta soltanto

sacrificherò ogni cosa

per averti con me.

Sono tua adesso,

prendimi con te,

morbo deforme di ogni mio incubo,

vieni qui

nel mio letto , sposo novello.

Sarai la mia droga,

l' estatico momento dell'alba

a fuoco incisa sui fianchi,

sulle ciglia frammenti d' oro.

Mosaico di meraviglia e sospiri,

trattieni a te, strette

le mie spalle,

ricreami dal niente

e dammi vita.

Germoglio di gelsomino,

nel tuo profumo di seta,

annego.

Non più vita,

nè amore,

nè sintetici paragrafi

ma oblio,

dolcissima quiete

la pace tra i morsi,

la quiete del massacro.


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