< venerdì, 03 luglio 2009 >
Categoria:
A chi importa, se la scrittura, ti ha salvata?
A chi importa , se la scrittura, è la moneta con cui hai pagato il tuo Caronte?
Sono stanca.
Stanca di me,
stanca di questo posto che sa di marcio oggi
è sempre notte dentro di me,
non c'è spiraglio di luce o arcobaleno,
non ci sono colori,
se non nella mia testa.
Sono stanca,
solo molto stanca, si.
Tornare indietro con la mente a giorni bianco neve,
l'odore assettico della follia
memorie sbiadite.
A chi vuoi che importi.
Se quello che scrivi è sangue e lacrime,
non balletti di carillon
nè danze gitane.
Non riesco a non muovere le dita
a zittire le voci in testa.
[ Forse hanno ragione loro.Sei pazza.Completamente pazza.Smettila ]
Mostri dall' aspetto suadente m'invitano
porte piccolissime dove rinchiudermi
di nuovo silenzio
di nuovo questo ronzìo di luce al neon
rumori di passi.
Adesso ritornano, mi porgono fogli
come cappi
come farmi volutamente morire su carta
su quel pallido ventre che così bene conosco.
Prego in ginocchio
il mio dio non mi sente,
non ha mai ascoltato le mie grida,
io lo so.
Conosco il suono del violino distorto
spaccato su quei gradini di marmo
conosco l'intensità delle onde
e la spuma che corrode anche il ferro
conosco il sapore di me,
rugginoso,
come se succhiassi ruggine.
[ Prendi fiato ]
Abbi pietà di me
che non ho niente,
se non questo diario di colpe
non sono niente
parole dorate di poesie che mai ho scritto,
ma che avrei voluto.
Il fiato, vedi
muore in gola
i polmoni si gonfiano
come palloncini colorati.
Ricordi lontani,
tu ed io
tu ed io ancora insieme
tu che mi tenevi
tu che non mi avresti mai lasciata.
Quanto male fa ora pensarti
ricordarti presente,
in ogni mio movimento,
nell'angolazione perfetta
di due mani
una sull'altra.
Ho messo all'asta il mio cuore,
echi di rimpianti,
tramonti che non sono riuscita poi,
a dimenticare.
[ Respira a Fondo ]
Insegnami come si fa.
Io non lo so più
girandoli ed echi
non la tua voce
non il leggero tintinnare di monete sull'asfalto.
Ho tolto la maschera,
senza trucchi o inganni per incantarti
fatta di carne
inclinavo la schiena ed il collo,
per esserti bellissima.
Pensami altrove
immortale ed ebbra di gioia,
dipingimi con la terra
e fa che sia pioggia
il pianto di questo cielo sempre muto
fa che sia fuoco,
l'ultimo abbraccio che vorrei darti.
Faccio cerchi nella polvere,
perdendomi ancora
la linea dritta e rossa
svanisce, poco a poco.
Un cono di luce, m'illumina
una santa in una nicchia
una puttana al margine dell'alba,
decidi tu per me
la mia vita di oggi.
[ E Guardami.Guardati. ]
La luna materna
col ventre ricurvo
come un melo centenario.
E' dai suoi rami,
che ho rubato il mio peccato
saziandomi di quel calore,
che sapeva di per sempre.
Dal nero,
mi hai chiamata a te,
ero tua e lo sapevo
automaticamente spostavo gli arti,
nulla era più davvero mio,
neanche il nome,
come già avevo scritto.
Sollevami dalle pagine
e rendimi reale.
Un personaggio che sanguini
toglimi le manette sui polsi
e lasciami esistere,
oltre la rilegatura di un sogno,
che ora accarezzo.
Sette cieli più in su
spingerò le ali
queste ali bruciate
fino alla fine del blu,
penetrandoti con forza
e a fondo
Mia Arte.
Sono io la tua puttana,
l'hai sempre saputo.
Fiore di carne,
strappami i petali
uno ad uno divorali
e vomitami di desiderio, colma.
La tua opera d'arte,
occhi grandi e lacrime
così vive
così calde.
Abbi pietà di me,
distruggimi
< venerdì, 26 giugno 2009 >
Categoria:
Sto piangendo
sono ore e minuti
sessanta secondi di quiete
sessanta secondi di assenza.
Ti sfiorerò
sicura che è lì
tutta l'arte del mondo
non avrò più paura
nei vuoti tra le parole
nelle frasi nere,
nel bianco senza fine,
di quest' ultima pagina.
Appesa alla stessa croce di sempre
guarda i miei sogni morire
guarda i miei sogni marcire.
Profumo di ossa e di fiori secchi
in questa stanza asettica
lì dove mi sono rinchiusa
lontana da me
finalmente
lontana da me
adesso.
*
Guardami adesso
il cerbiatto sull'asfalto
i miei occhi grandi
biglie nere,
di un bambino annoiato.
Ho lasciato che mi vedessi
la cicatrice sul ventre
come di un parto
come una nascita bellissima
ed erano lì
tutte le parole
nascoste al buio
come me, in fondo.
Eri lì in alto
un rosone di luce,
contro le mie tenebre,
candela sempre accesa
danzando di musica sorda.
Il sangue che ho,
è quello che non ho versato
sono le parole che non ho scritto
i versi muti
che ho saputo tenere qui,
qui dentro.
Non bastano i requiem
nè santi campi di terra smossa
voglio la pioggia battente
i baci sul bicchiere
e mordermi forte.
*
Il limite del dolore
questa meravigliosa sinfonia sulla pelle
che non mi da tregua
le fitte ed il capogiro.
Vestita di lividi,
solo di quelli
verrò da te,
come una sposa senza velo,
inciampando su di me.
Potessi vedere i cerotti
a questo mio cuore malato
soffriresti
gettandomi a terra
tra polvere e schegge.
In una ragnatela di brina,
ho smesso di respirare.
Non più un suono,
tump tump
stringendoti a me,
per non farti scappare.
Dimmi che non hai paura
dimmi che non ne hai
contando i buchi nello stomaco
e poi
le farfalle morte sul mio collo.
Il loro volo nel cielo
quel blu che ferisce le iridi
una foto perfetta
i colori indelebili
il loro volo nel cielo
le ali leggere
coriandoli di passato,
cadere come pioggia.
*
Ero cosciente
ricordo così bene il dolore
la botta e il risveglio
un coma profondo e materno
tu a tenermi la mano
rossetto rosso e capelli di bambola
mi hai chiesto dov' ero.
Mi hai pensata folle
lo sguardo perso.
Non me ne sono mai andata
sono rimasta ferma
mentre tutto girava
girava fortissimo,
l'ennesima girandola di facce.
Un taglio trasversale
come mangiare la neve
non sentire più niente.
Nessun pensiero ,
non più
solo il silenzio, un mare di silenzio.
*
Odore di sangue che cola
magnifico
dipingerne sulla parete,
i demoniaci contorni
riscoprendomi.
Mordimi i palmi
più a fondo di quanto riesca a fare
e benedicimi,
nel peccato e nel miracolo.
Su questi fogli insozzati di sperma,
è te
che pregherò
con tutta me stessa
con l'arsenico sulla lingua
e filo spinato sulle caviglie.
Giocherò al martire
aspettando le pietre
una dopo l'altra come fossero abbracci
quel contatto di mani mancate
le carezze in scatole piccolissime,
balsamo per scheletri senza più memoria.
Sono una perfetta attrice di me
il trucco perfetto, le labbra disegnate
in questo show di pupazzi.
Tra pizzi e fiocchi,
nastri e sete
ruberò al tempo
nicchie in penombra
un eden dove potermi rannicchiare,
e scomparire in prosa.
*
Una notte di Ottobre
tornerò in punta di piedi,
ti sussurrerò i miei incubi
e saprai.
Alla fine,
capirai la tragedia,
sorridendomi oltre il vetro,
quando sarò lontana, perduta.
Coi polsi aperti
come porte sull'infinito
vedrai la mia Follia,
la donna bellissima dagli arti metallici.
Seduta tra ombre e riflessi,
la madre dei miei deliri,
le mani mie congiunte
come gigli bianchi
nell' unica morte che conosco.
Lucciole e canti d'estate
sostituendo al requiem
vorrei mi vedessi,
scomparire all'alba
credendo,
anche per un battito di ciglia
che fosse mio
l'incanto
e mia,
infine,
la nenia.
Nei secoli dei secoli,
amen.
< martedì, 23 giugno 2009 >
Categoria:
Ti penso così
immobile
fiore di carne.
Emozione intensa,
come ago in vena
tu droga etilica
tu notte magica,
nel coro di voci identiche,
nelle parole dolcissime,
nell'eco delle stelle su di noi.
Tutti i miei sogni nei palmi
nuvole e ventre di cielo
grida disperate in un unica melodia,
cantandoti di vita e di morte.
Sentire la musica
oltre la pelle,
arrivare a sfiorarmi le gambe,
graffiandomi i pensieri,
uno ad uno corroderli,
acido e ambrosia.
*
Ho aperto le labbra nel buio,
milioni di sospiri,
gemiti e sussurri
piccole lacrime d'argento
che mai potrai vedere.
Notte,
ti dissi
portami via lontano
oltre le cupole e l'ossidiana,
nel rosso vivo
nell'ocra e nel cobalto
per un istante infinito
avrei voluto tu fossi lì,
mani nelle mani,
due braccia strette a tenermi.
In alto,
quasi come un Cristo,
ho pensato a te
al tuo viso di sabbia,
alla voglia che mi mangiava
mentre eri altrove
in strade perdute,
annegate nell'ombra.
Le note mi hanno spogliata,
nuda e fragile
la tua sposa di carta,
scrivevo con la mente i versi,
l'inchiostro sotto pelle
nell'esplosione immensa delle vene,
partorendo amore
*
Muovermi lenta,
contare i passi,
ed i battiti di questo cuore,
organo in disuso,
per vecchi romantici.
Ti ho strappato dalla penombra,
ascoltandoti gemere,
arpa maledetta,
per le mie mani distratte.
Odore d'incenso e fiori secchi,
cattedrale marmorea
per il mio pianto nascosto
e germogliavi rose dalle ferite
chiamandomi per nome,
il tuo poeta.
Arriverà l'inverno
prometto
ci saranno letti di spine
e tutta me
da donarti.
Non esiste in me,
paura o ansia
con te.
Sei l'amuleto ,
pentacolo rosso sangue
trama di capelli,
che verso il basso mi spinge.
*
Distruggimi adesso
rigira la lama
qui dove pulso ancora
ho creature mai nate in grembo
e una miriade di costellazioni,
morte dentro me.
Reciterò perfettamente,
una maschera di cera inespressiva
indovina la risposta
dimmi se vivrò anche domani
o se ancora tuo
sarà il mio ultimo secondo.
Lasciati andare
cadere sui polsi
come neve fresca
bosco di betulle e salici
in te entrerò
profanerò il tuo altare
mia dea
e assaggerò l'ambrosia dei tuoi seni,
stringendo più forte il cappio.
*
Fin sotto le ossa
negli spigoli del costato
ti ho sentito mia,
vergine di ferro
venivi da me,
occhi negli occhi
di brace il tuo tocco,
sciogliendomi come ghiaccio
sotto di te,
prigioniera del tuo incanto.
Creatura immensa,
agli angeli strappa le ali,
vola da me
vola da me ora
spezzeremo le lancette al tempo
e per sempre resteremo.
Nel silenzio della tua assenza,
ho creato mondi lucidi,
fantasie folli in cui rannnicchiarmi
pregandoti.
" All i ever wanted is Here in My Arms "
*
Brivido e carezza,
tagli e lividi ti invocano
vogliono te,
bramando anche solo un grammo,
di questa tua aria profumata.
Sono solo ore,
queste che passano letali
tra lenzuola e abissi profondissimi
dove tu sola mi salvi
ma io non voglio
e rabbiosa distruggo di me,
il riflesso.
Baciami e toccami
nessun'altro pensiero
qui e con te.
M'inginocchierò ancora
e ancora
e ancora
fino a scarnificare l'universo.
Unghie a premere forte
tutto il dolore che posso sentire
e che voglio
guardandoti.
Immagine salvifica
in te mi perdo,
avvicinando alla bocca il revolver
ave maria piena di grazia
ave maria tu che sei benedetta.
Raccoglimi infine,
come un fiore di plastica sotto la pioggia
m'illuderò che sia tuo,
il paradiso
trattenendo il fiato,
nell' ultimo bacio
lingua su lingua
assaporandoti.
< domenica, 14 giugno 2009 >
Categoria:
Nessun'altro suono,
nessun' altro colore.
Nero pece,
l'autostrada scivola sotto le dita,
come il vestito che indosso,
una corazza di perline e pizzi,
nuda sotto,
tra le cosce e l'ombelico.
Vieni qui,
ti sussurro il mio nome,
che importanza vuoi che abbia
c'è l'alba sui finestrini,
nell'ultima sigaretta,
nel fumo denso sulle mie labbra.
Ne succhio avida,
guardandomi annegare.
E' bello morire
come frutti maturi cadere
aprirsi alle tue mani,
facendosti mangiare,
scossa dopo scossa,
tra tremolii di vento e grida.
*
Luci al neon,
psichedeliche luci per danze infernali
con i demoni mi muovo,
sono le spire del serpente
osservami godere
venire nel ventre
materna nell'atto,
mordendoti al collo,
fiotto di sangue caldissimo
sul palato assaggiarti,
trovarti buonissimo,
dolcetti di miele e colombe
con cui giocare.
Miss Strange Love,
i tuoi desideri e le tue voglie
perversione purissima,
scucimi le natiche
e ridisegnami, artista.
Sotto di me, inchinato
come uno schiavo
un servo fedele,
porgendoti tutta me stessa,
un piatto dorato ,
per sfamarti di notte
*
La mia lingua
tempio e dannazione dei poeti,
muovo su di te
tempie e guance
giù
fianchi e inguine
più giù
genuflessa nota.
Mi suoneresti come fossi un violino
terresti sulle labbra,
questo sapore di brina,
pensandomi lì,
riflessa nelle tue stanze.
Occhi negli occhi,
ho qui un corsetto di ansie e ricordi,
da slacciare per te.
Fili intessuti con cura,
di foto e ferite
sotto la pelle
cicatrici senza sutura,
che urlano pietà.
Un attimo soltanto,
di pace e quiete,
il nulla, il vuoto
il silenzio muto.
*
Hai pagato.
Profumo di banconote e vodka,
gocce di pioggia sulla schiena,
le cinghie ed i tagli,
un lussurioso circo
per bamboline altolocate.
Ti avrei cercato,
le mani come serpenti minuscoli
la mia bocca vorace,
annuendo innocente,
di ogni mia inclinazione.
Delirio e libertà
il tuo nome come unico suono
più forte del male e del piacere,
più a fondo delle spinte,
contrazioni perfette
concentrici pensieri
a sbattermi come falena,
contro la stessa,
seducente luce.
*
Sarò la tua Venere, se vorrai
userai la penna per tratteggiarmi
i seni e gli zigomi,
ricordandomi eterna,
su pagine ingiallite.
Avrò un trono d'avorio
nella tua mente,
sarò immortale
per sempre bella
per sempre crudele.
Ecco la mia favola,
non ho principi nè re
ma un cuore puttana
rubini e sete come talamo.
Alla fine della notte,
ritorno lì
dove nasce e muore il vento
nello sfiorarsi di dita
nel riverbero di un sole lontano.
Nella penombra della luna,
in un cratere sommerso
solleverò le gambe offrendomi.
Fiore di loto,
maledetto ed estatico fiore,
spine e rovi le mie braccia,
riportandoti a me con forza,
bisbigliandoti dolcemente,
il più tenero mio inganno.
< martedì, 09 giugno 2009 >
Categoria:
Mi tieni in piedi
mi dici sei bellissima,
alzi la gonna oltre l 'inguine,
lecchi e mordi.
Godi in silenzio,
ti dico.
Ci sono angeli di coccio sul soffitto
mi guardano venire,
venire in te
e bevi di me
come fossi alcolica essenza,
solo anima vorrei essere,
con le tue dita dentro.
Un manichino dalla testa leggera,
questo vestito aderente alle ossa,
i capelli lisci come cuscino di piume.
Siediti su queste mie macerie,
ed osserva il buio,
tenebre color del vino
ed estatiche lune a capovolgersi,
una nell'altra,
come amanti,
come noi.
*
Piegata contro il muro,
sentivo la parete raschiarmi i sogni,
i desideri tutti
come filo di perle,
staccarsi di pelle e ricordi,
girotondo di spettri,
una mano tesa,
la tua,
invitandomi a danzare.
Campanellini d'argento sulle caviglie,
il tintinnare del bisogno,
il pallore della pelle,
il castano dorato del tuo crine.
Ci sono frammenti di te, qui
quando apro gli occhi
sei lì
come l'ultima goccia di allucinogeno,
guardo il pavimento
e ci sono prati sul tuo viso,
margherite e anemoni,
gigli e rose.
Coglierei le tue iridi,
se potessi.
In un volo opposto al sole,
le ombre a svanire,
nell' orizzonte disperso.
*
Morirò in uno scoppio,
stelle cadenti sul viso,
polvere e diamanti tra le labbra.
Raccogli l'aurora per me,
conta i minuti,
i secondi
ad alta voce.
Fino all' oltretomba voglio sentirti,
l'eco della tua voce,
l'imperfezione meravigliosa dei tuoi sguardi
E tu sei lì,
la musica fortissima
il volume nelle orecchie rimbomba
ballo da sola,
aderisco al tuo corpo,
desiderando appartenerti,
penetrarti l'anima
rubarti il cuore,
mangiarlo e masticarne le arterie.
Immagino il tuo sangue,
il sapore della ruggine,
un giorno di pioggia
la terra bagnata, le foglie sui palmi.
strisciare felina,
miagolando attenzioni.
Ti accarezzo la schiena
e già ti vorrei
nel ghiaccio del drink,
nell' ansia che sale.
*
Adesso le luci si spengono
non rimani che tu, seduto
padrone di ogni mio respiro.
Da brava,
allargherò le gambe e ti lascerò entrare,
sarai di nuovo mio,
nient'altro che conti.
Perfetta bambola,
il fiocco sulle cosce da sciogliere ,
nessun imbarazzo,
nel lasciarmi andare,
in frantumi, ai tuoi occhi.
Vacillo,
tacchi a spillo sull' asfalto
una madonna a poco prezzo,
gettami a terra i denari,
leccherò via la tristezza,
raccontandoti di me,
di come da farfalla,
divenni bolla di marmo.
Il tuo giullare,
la puttana se vorrai,
ai tuoi ordini,
non avrò emozioni, prometto.
*
A volte,
ho paura.
L'aria diventa acqua
ed io affogo.
Non temo la morte,
ma la tua perdita,
il vuoto del dopo
il non saperti sotto le unghie
non poter correre da te
a gridarti ciò che sai.
Il prezzo di un milione di istanti,
lo scorrere di questo tempo,
a me non importa.
Genuflessa ora prego,
senza croci nè rosari
un orgasmo potente,
che mi faccia dimenticare.
Cinque minuti di assoluto
bellissimo
inebriante niente.
Solo cori di voci delicate
e petali di noia
a solleticarti l'ombelico.
*
Rannicchiata contro me stessa,
in un quartiere dimenticato,
le luci della città,
feste e delirio.
Nel valzer che ho in testa,
nelle scarpe con la punta,
contro un palo metallico,
mi tengo stretti i muscoli,
cercandoti.
In queste tasche vuote,
nei vicoli,
dove mi prendi e mi uccidi
lasciandomi vuota,
persa
ansante.
Porti via il mio respiro,
in cambio di me,
tutta me
in quell' ora di sublime ascesa.
In quel cielo,
asetticamente bianco
c'è solo neve,
nessun brutto pensiero
nè lacrime mai.
Lasciami lì
stringimi le spalle
anche quando ogni mia fibra
urlerà cedimento.
*
Negli idoli dell' estate
nel dio immaginato
nelle bende della redenzione
acqua santa,
per le mie ferite.
Succhierai l' estate
in ginocchio
implorandomi di parlarti.
Per ore,
la mia voce soltanto
seguirla come nenia
fino al sonno più quieto.
Dormi cherubo stuprato,
ti tenevano stretto lo so
polsi e caviglie
come un cristo dicevi basta
sapendo che mia,
era la stretta.
*
Come la Vergine,
ti ospiterò tra le braccia
cadrai dall' alto
come neve,
un fiocco più bello degli altri
più fragile
assorbirai i colori del mondo,
sporcandoti di umanità.
Sarò lì,
per seviziarti nuovamente,
le catene e la frusta.
Voglio sentirti urlare
risveglia il paradiso tutto,
fammi sentire che è me,
che brami.
Davanti a te,
strapperò coi denti,
questo vestito di piume di cristallo
chinandomi su di te,
materna.
Umido e caldo,
aspetterò il momento
per germogliare rose carnivore
dal tuo stesso sudario.
< giovedì, 04 giugno 2009 >
Categoria:
Le mie mani,
queste dita storte e delicate,
le sento toccarmi,
c'è un piacere intenso, in questo
nelle corde vibrare,
l'amplesso del suono,
scoprendomi viva ancora,
questo corpo enorme,
come gabbia, mi stringe
vorrei scrivere fine,
col rosso del mio sangue,
la fine d'ogni cosa,
saperla trovare, dentro.
Non ci sono state corde,
trapezista sempre
il volo incompiuto
a te le mie ali,
nei palmi stringevi le piume,
di libertà piena.
*
In catene al tuo cospetto,
solo carne e lacrime,
i polsi aperti, come fonte
il battesimo dell' angelo
insozzavi col pollice,
ogni mio poro,
più a fondo delle ossa,
sapevi scuotermi.
Questo suono fortissimo,
falene di luce negli occhi,
seguire l'immenso,
seguire l ' invisibile,
come spettri questi echi,
pazzia mia, amica di sempre.
Qui e adesso,
ti voglio ora ti dico,
il cielo non basta, non più
vorrei già essere evanescente,
un rumore di arti metallici,
il frusciare di foglie mai cadute,
l' antichissimo tremore.
Di voce acuta,
il tuo canto m'arriva,
danzavi timido,come non ci fossi
per i miei occhi,
per i miei occhi specchi profondi,
cigno stordito,
dall'apatia dei sensi.
*
Inarcavo la schiena,
i tasti del tuo piano,
la puttana della musica
mi davo e ritraevo
come onde nerissima
non sai la meraviglia,
non saprai mai lo stupore,
darmi totalmente a te,
in balìa dei giorni,
anni e secoli,
cosa vuoi che sia,
con l'immortale tuo sospiro su me.
Sveglia la mia fiera,
questo animale che non dorme,
freme e graffia,
contro lo sterno, forte
il suo respiro,
il mio respiro,
legacci di vene,
a tenerci uniti.
Ti dono la mia voce,
il segreto mio giardino,
di carnivore piante e rose sfiorite,
cogli la bellezza,
spezzando in due lo stelo,
perfezione estetica,
puramente questo.
*
Cattedrale di marmo,
ultimo sudario estremo,
un mare di suoni,
alla fine di quest' era
fatta di niente,
pura essenza, questo sono.
Cercami nelle distorsioni,
nel vento e nel suo errare,
portami via il dolore,
succhia dalle ferite,
vecchi veleni e l'amaro,
da queste mie labbra.
Profanerò il tuo altare,
tra le mie viscere,
ti lascerò essere il virus,
per uccidermi una,
e tutte le volte che vorrai.
Nei tuoi palmi,
il mio pennino,
scrivi per me,
nel nero pece,
autostrada notturna,
trova per me la via.
Ultimo mio respiro,
uno sguardo di rosoni e madonne,
la fede in te,
il freddo del legno,
contro i lombi.
*
Con l'indice,
traccio la mappa di me,
dove tu sei
nel cuore e nei polmoni,
boccata di fumo intensa,
la tua sigaretta spezzata,
un godimento segreto,
pensandoti sempre,
dentro di me,
come un pagano desiderio.
Profondamente,
oltre lo stomaco,
nel ventre,
tra grovigli di sangue e inguine,
rannicchiato, dormiente
la malattia dal volto perfetto.
Sfregiarmi per te,
è questo che volevo dirti,
che tutta la bellezza non bastava, sai
l' imperfetto accordo dei flauti
cadendo lenta,
oltre la coltre del giorno,
notte eterna accoglimi
come fossi tu la mia bara.
Tomba di gigli,
preparami alla fine ultima,
accompagnami,
vestita da sposa
sussurrami il verbo,
e sarò salva.
Una sola tua parola,
quella che io non conosco,
prendimi la mano,
e impazzisci con me,
il sentire,
questo mare dolcissimo,
lo senti salire come pugnale?
Lo senti, dimmi
come amante possederti?
*
Mia sublime Arte
nell' inconscio dimori,
io non ti conosco,
lasciati guardare
da me,
una volta soltanto
sacrificherò ogni cosa
per averti con me.
Sono tua adesso,
prendimi con te,
morbo deforme di ogni mio incubo,
vieni qui
nel mio letto , sposo novello.
Sarai la mia droga,
l' estatico momento dell'alba
a fuoco incisa sui fianchi,
sulle ciglia frammenti d' oro.
Mosaico di meraviglia e sospiri,
trattieni a te, strette
le mie spalle,
ricreami dal niente
e dammi vita.
Germoglio di gelsomino,
nel tuo profumo di seta,
annego.
Non più vita,
nè amore,
nè sintetici paragrafi
ma oblio,
dolcissima quiete
la pace tra i morsi,
la quiete del massacro.
< lunedì, 25 maggio 2009 >
Categoria:
Sono un cane randagio,
la notte ed il buio,
hanno lo stesso identico odore.
Le strade bagnate di pioggia,
il bicchiere di rum,
bevuto di fretta,
la sbronza del dopo,
parole a trascinarsi lente,
come cadaveri in un fosso.
Ti eri lì,
oltre lo stesso muro,
forse sconfitto, impaurito
profumavi di miele,
mentre ti baciavo
e c'era il mondo,
accanto a noi,
seduti sul marmo
ma eravamo soli,
io e te
come orchidee solitarie,
a stringerci stretti,
per paura del freddo.
*
Siamo tutti soli,
io lo so,
non c'è tenebra
che non sia materna
nè alba rosea,
nei miei occhi.
Sei diventato per me,
la via di casa,
il respiro di aria pura,
dentro le mie stanze nero pece,
tra gli sbalzi del mio umore,
ti iniettavi come droga,
nelle mie vene,
cantandomi melodie arcane,
sicuro, che avrei capito.
Baciami ora,
dimmi che sei mio,
di nessun'altra mai
che non esisterà distanza,
perchè tu sarai lì,
a chiamarmi forte,
più forte del vento,
per me sola.
*
Ho pianto l'assenza,
giorni in cui Follia,
m'aveva presa con se,
ero la serva e l'ancella
la stuprata emozione,
che troppi tennero sulla lingua,
come pastiglia d'estasi
scordandosi di me,
al primo assaggio.
Da te tornare,
come sapevo, in fondo
succhiando ogni tuo malessere,
ero io la luce,
il sole che non tramonta
per trovarti,
per ritrovarti di nuovo,
in quel buio che conoscevo.
*
Tra le tue labbra,
mio Sire,
ho trovato l'oro e l'argento,
il cielo e le nuvole,
sfdondo perfetto,
per ogni mia caduta,
immaginando le tue mani,
a cercarmi il piacere,
sulle cosce e nei lombi,
fino al tramonto dei sensi.
Sulle note di un requiem,
vieni a cercarmi,
sono qui e ti aspetto,
ogni secondo d'attesa,
saperti mio,
oltre le onde di un mare ignoto,
consumandomi lenta.
Nell' abbraccio del tempo,
nelle fiamme ardenti,
il mio corpo dimora,
sotto teca, protetto,
per le tue dita d'angelo
e sai,
avrei venduto le mie ali,
barattandole con un pugno di mosche,
per averti con me.
Stringo la tua pelle,
Amore Mio,
flagello e stupenda opera d'arte,
che ai miei occhi si mostra,
d'intoccabile meraviglia,
setosa primavera,
in un giorno qualsiasi.
*
Al collo,
qui dove pulsa ogni mio sogno,
azzannami,
non lasciare niente di me,
mangiami piano,
sulla schiena incidimi,
fammi essere la tela,
per ogni tuo disegno.
Eccoti qui,sul palato
sfiorando con la lingua il costato,
per averti fino in fondo,
fin dove si può,
raschiando anche le ossa,
come iene ridenti.
In ogni mio foglio,
sei l'inchiostro macchiato,
il nero delle parole,
il bianco delle neve,
che di purezza m'investe.
Sii per me,
la Madre ed il Padre,
incornicia con perfezione,
le mie ansie ,
creando dal mio dolore,
arabeschi tra le pause.
*
Tra queste mie braccia,
vieni
non aver paura delle lame,
perditi in me,
sarò la selva oscura
e la cripta segreta.
Amico segreto,
dammi la mano,
stringi forte i tuoi sogni
vicino al petto.
Ti porterò al fiume,
e lì berremo,
di eterna vita,
sorsate d'immenso,
sazi ed ebbri di gioia.
Amico segreto,
saremo insieme,
al tramontare di quest' era,
lo giuro.
Ed ora lasciati andare,
precipita con me,
fiore del male,
il tuo profumo rimane,
resta immobile,
fatti spiare.
*
Sussurri e grida.
Penetrami,
sii il coltello,
per ogni mio peccato.
Assolvimi,
per averti amato sempre,
e senza limite.
Mischia il tuo sangue al mio,
come fossimo fratelli,
bestie immonde,
stammi addosso,
non darmi quiete, mai.
Di ogni cicatrice,
conosco la storia,
come pagine di diario,
la mia tragedia sulle mani.
Al centro dei palmi,
stigmate d'ambrosia,
nuda e cruda,
il pasto ancora caldo,
sbranami infine,
e dimmelo ancora.
Ti Amo
< martedì, 12 maggio 2009 >
Categoria:
Pozze di pianto,
qui sul margine della notte,
il buio che mi penetra,
l'amante maldestro
le mani a graffiarmi,
il polso reciso,
come un fiore,
petalo di rosa bianca,
a cadermi sul capo.
Valzer di occhi,
ballare piano,
sentirmi prescelta,
dalle onde strappata,
la figlia deforme.
Braccia strette al corpo,
di bambola triste,
un broncio di plastica
due vitree iridi,
per guardarti ancora,
nell'orrore del saperti vivo.
Di nuovo le ombre,
dicevi,
a succhiarmi via.
*
Minuti d'agonia,
la pelle come pasto,
mangiane adesso
mentre sono qui.
Guardo lo scempio,
disintegrarsi di minuti d'amplesso,
mutilavi i miei arti
bestemmiando bellezza.
Rosa rossa profonda,
un abisso a dividerci,
il premio per le labbra,
sfiorarle leggero,
come soffio di vento,
come bacio d'angelo.
Stringevo l'aria,
tra i pugni serrati,
delusione e mosche,
nient'altro qui per me.
Innalzavi alla luce ,
il canto di voce sola e,
dalle tenebre svegliavi,
come Orfeo bagnato d'alba,
ogni mia paura.
Euridice sotto teca,
la sua vita come ago,
nelle vene,
e più forte la volevi
e più forte la bramavi.
Tra i suoi capelli il paradiso,
l'incenso e la polvere,
da annusare in silenzio,
tra le grida dei santi,
genuflesso al vuoto.
*
Perfette geometrie,
questi attimi,
girandole impazzite di aromi,
come impazzire,
nel quieto spazio,
quando perle di silenzio si schiudono,
come boccioli d'eternità,
fino alla fine del tempo.
Come potevi vedermi,
nascosta in me,
cubica prigione,
sfregiavo i miei tratti,
per mostrarmi a te,
di una perfezione stonata.
Le ali piegate,
quel volo mancato,
lo ricordo.
Il cielo altissimo,
le nuvole sui fianchi
e tutto il mondo di sotto,
come tappeto d'erba,
dove dormire.
Impazzivo,
muovendo le ossa come serpente,
la mia bocca aprivo,
cercandoti qui dentro,
nelle viscere,
al caldo del mio amore.
*
Resta qui,
davanti a me,
dove posso vederti ancora,
toccare i tuoi contorni,
lo sbiadito percorso dell' indice,
sulle tue labbra,
curva suadente
dove ogni mia voglia scivola.
Carillon rotto,
perdevo i sensi,
giostra velocissima d'ogni mio errore
e cadevo,
non c'era mano a tenermi,
quel buio color cobalto,
che così bene conosco.
Resta fermo,
fatti pregare,
come fossi tu, il Dio
quel divino credere che manca.
*
Musica per nere note,
le sento stringermi,
un abbraccio d'edera
e non so dire no
mentre tutto il resto crolla
svanisce
evapora,
io resto ferma immobile,
solo questa musica,
io non sento altro,
non c'è rimasto altro, no
se non questo assordante frastuono.
Rami che sbattono,
più forte dicevi
più forte premevi
la mano sul collo.
Tutto il sangue che ho,
che avevo,
da cannucce dorate,
vorrei lo bevessi
e le mie iridi,
guardale diventare rubini e diamanti,
lasciati indossare,
come fossi fatto d'aria
ed io scompaio.
*
Ho dimenticato sai,
come si vive,
il primo raggio di sole,
le foglie sul cuscino.
Siamo fiamme,
ardori lontani
di identiche epoche
guardami,
sono qui
sono qui e adesso.
Diventa il confine,
che so oltrepassare,
la scelta sbagliata,
la morte volontaria,
l'annullamento dell'aria.
Demoniaca forma, dammi
plasmami come creta,
fino ad essere statua,
anatomie splendide
e cuore durissimo.
In sterili stanze,
adesso ti penso
scrivo di te alle pareti
parlo di te ai miei fantasmi,
sussurri lontani,
echi distorti,
dove tu sei.
*
Ho perso la strada di casa,
senza meta vagare,
sbattere a lungo
sullo stesso angolo
e godere di quel dolore noto,
ogni volta.
C'è ambrosia da leccare,
vieni qui
violentami dolcemente,
ti narrerò del mio teatro d'ossa,
di ogni mio momento,
qui,
senza di te.
S'assomiglieranno tutti,
questi giorni
io lo so.
Alzami il mento,
avvicina l'orecchio,
al pavimento
e ascoltami godere.
L'amplesso cercato e voluto
di due anime affini,
lo sbranarsi di due cani,
la bava alle labbra
e il ringhio cupo.
Sei bella,
mi dici,
bellissima così,
nuda e cruda
il cibo sul piatto.
I tuoi denti infine,
mi danno redenzione,
e non sono più spirito,
ma corpo,
che è stelo reciso,
di questo vergine asfodelo.
< giovedì, 30 aprile 2009 >
Categoria:
Dall' alto dei cieli
nervose nubi sul costato
i tuoi occhi addosso,
le mani congiunte,
perfetta.
Ero la Vergine santissima,
i miei seni bianchi,
nettare perduto,
Eden impolverato,
la statua Divina
il marchio su pelle,
tatuaggio demoniaco
tra cosce e lussuria.
Consumami,
come fossi candela,
la mia fiamma accesa,
per te soltanto,
riscoprimi puttana
godere in silenzio,
acqua santa e legno,
inginocchiata.
*
Schegge di luce,
il sole bellissimo,
i raggi come mia corona,
avanzavo di potentissima forza,
tra le tue ossa,
come virus
infettiva malattia.
Nel sangue,
è questo che voglio
dita imbrattate di te,
di noi
finchè ce n'è
fino all'ultimo respiro
succhiarti e respirarti
tenerti tra i polmoni
verme solitario
a mangiarmi gli occhi.
Questi miei sguardi ,
la giada ed il rubino,
perle e petali,
per la mia redenzione.
Dì una parola,
una sotlanto
che sia d'amore,
ed io mi salverò,
tra queste fiamme,
guardandoti.
*
Mio Dio,
t' avrei chiesto pietà
dal basso del mio ventre,
partorendo mostri,
stringendomi al marmo,
imploravo lacrime,
dalle tue iridi,
una goccia rossa,
per le mie ansie.
Canterò stanotte,
quando non ci sarai
lontano dal mio pugno,
un requiem nero pece,
terrò la nota,
guardando angeli cadere,
uno ad uno,
come pioggia,
su di me.
E ancora,
mi desideravi pura
come neve dicevi
come neve bianca,
ma non c'era che tenebra,
nelle pozzanghere.
*
Ricordami così
l' arco piegato al dolore,
l'acuto sibilo
del cigno morente,
la piuma danzante,
in quest' aria inquinata.
Mani a tenermi,
non questi immensi spazi,
nè il cielo
ma catene e lividi,
il bluastro contorno
che mi renda reale.
Fammi vivere,
cicatrice sul cuore,
strappa via le ali
e volami dentro,
più a fondo
di questo mio giardino.
Arriverà l'inverno,
fiocchi eterni,
coma quieto,
chiudimi le palpebre,
alla fine del tempo,
leccandomi l'orgasmo,
maledetto indice
che i miei tasti preme,
esplodendo in me,
di bellezza macchiata.
< mercoledì, 15 aprile 2009 >
Categoria:
Venature rosse,
rosso sangue,
il mio.
Colavo lenta,
cera liquida a sciogliermi,
sulle dita,
sgretolando frasi.
C'erano parti di me ,
ricordo
il volto e le mani,
le mie mani adorate.
Il frusciare degli alberi,
nella mente mia,
lo stesso eco
parole confuse e sussurri,
dicendomi follia.
*
Il delirio della carne,
taglio trasversale e netto
un parto dell'anima,
sputavo via l'embrione,
di questo mio amore,
grande e piccolissimo
un vagito di parole
a stringermi madre.
Non ho potuto guardarti
svanivi da me
eri il fantasma bellissimo
l'idea mai reale
una voce tra tante,
il tocco non voluto.
All'altezza del petto
non c'è niente,
non più.
Bare bianche di silenzi,
a guardare muta,
l'ennesimo mio cadere.
*
Il legno della croce,
sulle mie spalle ora sento.
Un ansimare all' unisono,
fiaccole d'occhi,
nel buio del giorno.
Spegni per me il sole,
quei raggi dorati,
quella luce magnifica
che non ho forza di volere.
Sono ancora qui,
una statua di pelle vitrea
gettami a terra dai
divertiti ancora,
ad uccidermi dolcemente.
Ero il Cristo sofferente,
in alto tra le navate,
della mia cattedrale di spettri.
Il costato trafitto,
vieni a berne
come da fontana
succhiavi le gocce,
godendone segreto.
L' anatomia precisa
di questo giorno,
la sfilata di ricordi.
L' eterna bambina,
dicevano
questo visino dolce,
l' espressione del cerbiatto,
suadente e terribile.
Ho ucciso io,
ciò che ero
immagine distorta
di una me lontana,
quasi assente.
*
Baciami colpevole,
il mio letto di spine
e le carte imbrattate
Little Miss Sunshine era qui,
l' odore di girasole
intenso e fragile,
sul cuscino.
Le notti a confondersi
la luce ed il buio
queste presenze,
senza nome nè volto.
Genuflessa,
alla mia stessa lapide,
vorrei piangere,
versare lacrime caldissime
per la me distrutta,
fatta a pezzi dal mondo.
Fiocchi al collo
rosa confetto
ed i pizzi ed i merletti
un vestito di cicatrici,
indossavo per me.
*
Mi sono lasciata,
è vero.
Come un cane,
per le strade del mondo
abbandonata al bivio,
nessuno lì
a prendermi e carezzarmi.
Le mie ossa poi
come tasti di piano,
uno ad uno,
li suonerei.
La non presenza ed il vuoto
la luna capovolta
il bicchiere di vodka
il rossetto sul bicchiere.
Schegge di ebano,
sui palmi
e scrivevo piegata,
un ramo d'ortica
sotto la grandine.
*
Questo abbraccio
il respiro dei secoli
tutto il tempo che c'è
tutto il tempo che non ho mai,
racchiuso qui,
nel mio petto.
Braccia a stringermi,
più forte del mio male,
a fondo,
fin dove c'è ossigeno.
Nevica, guarda
ci sono fiocchi bianchi
ballerine danzanti
ai miei occhi asservite.
Il freddo che torna,
l'anestesia da tutto
questo vorrei
dimenticarmi cosa ho,
la mia malattia bellissima,
il morbo e l'atroce sapere.
*
Ora e qui.
Mi dimentico di respirare,
il cielo nello stomaco
tramonti e laghi
laghi profondissimi
da non vederne la fine.
E poi più niente,
uno scoppio
un tonfo
come di margherita
che il capo fior.ito posa
e s'addormenta