< The Bad Twin >
Utente: SilentHell
Nome: Lilium.
Sono tutto e nulla.L'alfa e l'omega.Il sogno e L'incubo. Sono la carezza e la frusta. Amore e odio.Dolcezza e infinita perversione.Una mente atomica.Una mente che mangia con voracita' disumana.Mi cibo delle emozioni.Del dolore e dell amore.Non amo le vie di mezzo.Estremista sempre.Bianco e nero.Sono le mille facce della follia.Sono il male e il bene.L'angelo dal candido manto e il demone che sorride beffardo.Sono la mano gelida che al mattino ti sfiora la schiena e quella calda che alla sera ti sfiora il capo.†


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< Watching the Sky..>

mpi

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< Mie Vene >
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TI.AMO.
SOLO TU.NEL.CUORE.
Il mio tesoro prezioso
Il Ragno Rosso
Zietto Adorato
anima mia gemella.
Amorah MIA.
My Damned Queen
Cronos
linda's life.
Mia adorata Lili..
LeftynoLuv
My Crazy Twin
Mater Lacrimarum*O
My black light
Lika
Ma Petite..
Meravigliosa Sinfonia..
Dark Temple
My Manzo
Esteban..
GiginoGigetto
Mon Cher Marius
.Vlad.
BorderlineDay
Scimmiettina Adorata
Esmeralda*
Musa D'Avorio e Cenere
Dark Temple <3
Tu Ribelle.Tu Nero Angelo
Carne Da Mordere
Mon cher Cartafilo
Luna Di Carne
Lucifero
Queen Of Darkness
PiccinaPicciò<3
Spirit Soldier*
Prince Lestat
*Homecoming Queen*
Violinista D'anime
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.Amortentia.
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.Puff!..
.Querina*
Sir Starn
.Dark Lymph.
.Golden Pearl
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Musique
..*Miao*.
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Lei la verdissima, l’irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all’ultimo, respiro e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all’amore che s’allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco, è il limite massimo della vacuità dei sensi.
Isabella RivoltaLaCroce
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< venerdì, 03 luglio 2009 >
Categoria:




A chi importa, se la scrittura, ti ha salvata?

A chi importa , se la scrittura, è la moneta con cui hai pagato il tuo Caronte?

Sono stanca.

Stanca di me,

stanca di questo posto che sa di marcio oggi

è sempre notte dentro di me,

non c'è spiraglio di luce o arcobaleno,

non ci sono colori,

se non nella mia testa.

Sono stanca,

solo molto stanca, si.

Tornare indietro con la mente a giorni bianco neve,

l'odore assettico della follia

memorie sbiadite.

A chi vuoi che importi.

Se quello che scrivi è sangue e lacrime,

non balletti di carillon

nè danze gitane.

Non riesco a non muovere le dita

a zittire le voci in testa.

[ Forse hanno ragione loro.Sei pazza.Completamente pazza.Smettila ]

Mostri dall' aspetto suadente m'invitano

porte piccolissime dove rinchiudermi

di nuovo silenzio

di nuovo questo ronzìo di luce al neon

rumori di passi.

Adesso ritornano, mi porgono fogli

come cappi

come farmi volutamente morire su carta

su quel pallido ventre che così bene conosco.

Prego in ginocchio

il mio dio non mi sente,

non ha mai ascoltato le mie grida,

io lo so.

Conosco il suono del violino distorto

spaccato su quei gradini di marmo

conosco l'intensità delle onde

e la spuma che corrode anche il ferro

conosco il sapore di me,

rugginoso,

come se succhiassi ruggine.

[ Prendi fiato ]

Abbi pietà di me

che non ho niente,

se non questo diario di colpe

non sono niente

parole dorate di poesie che mai ho scritto,

ma che avrei voluto.

Il fiato, vedi

muore in gola

i polmoni si gonfiano

come palloncini colorati.

Ricordi lontani,

tu ed io

tu ed io ancora insieme

tu che mi tenevi

tu che non mi avresti mai lasciata.

Quanto male fa ora pensarti

ricordarti presente,

in ogni mio movimento,

nell'angolazione perfetta

di due mani

una sull'altra.

Ho messo all'asta il mio cuore,

echi di rimpianti,

tramonti che non sono riuscita poi,

a dimenticare.

[ Respira a Fondo ]

Insegnami come si fa.

Io non lo so più

girandoli ed echi

non la tua voce

non il leggero tintinnare di monete sull'asfalto.

Ho tolto la maschera,

senza trucchi o inganni per incantarti

fatta di carne

inclinavo la schiena ed il collo,

per esserti bellissima.

Pensami altrove

immortale ed ebbra di gioia,

dipingimi con la terra

e fa che sia pioggia

il pianto di questo cielo sempre muto

fa che sia fuoco,

l'ultimo abbraccio che vorrei darti.

Faccio cerchi nella polvere,

perdendomi ancora

la linea dritta e rossa

svanisce, poco a poco.

Un cono di luce, m'illumina

una santa in una nicchia

una puttana al margine dell'alba,

decidi tu per me

la mia vita di oggi.

[  E Guardami.Guardati. ]

La luna materna

col ventre ricurvo

come un melo centenario.

E' dai suoi rami,

che ho rubato il mio peccato

saziandomi di quel calore,

che sapeva di per sempre.

Dal nero,

mi hai chiamata a te,

ero tua e lo sapevo

automaticamente spostavo gli arti,

nulla era più davvero mio,

neanche il nome,

come già avevo scritto.

Sollevami dalle pagine

e rendimi reale.

Un personaggio che sanguini

toglimi le manette sui polsi

e lasciami esistere,

oltre la rilegatura di un sogno,

che ora accarezzo.

Sette cieli più in su

spingerò le ali

queste ali bruciate

fino alla fine del blu,

penetrandoti con forza

e a fondo

Mia Arte.

Sono io la tua puttana,

l'hai sempre saputo.

Fiore di carne,

strappami i petali

uno ad uno divorali

e vomitami di desiderio, colma.

La tua opera d'arte,

occhi grandi e lacrime

così vive

così calde.

Abbi pietà di me,

distruggimi


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:54 .::. commenti (8)
< venerdì, 26 giugno 2009 >
Categoria:
Titolo: Overdose



Sto piangendo

sono ore e minuti

sessanta secondi di quiete

sessanta secondi di assenza.

Ti sfiorerò

sicura che è lì

tutta l'arte del mondo

non avrò più paura

nei vuoti tra le parole

nelle frasi nere,

nel bianco senza fine,

di quest' ultima pagina.

Appesa alla stessa croce di sempre

guarda i miei sogni morire

guarda i miei sogni marcire.

Profumo di ossa e di fiori secchi

in questa stanza asettica

lì dove mi sono rinchiusa

lontana da me

finalmente

lontana da me

adesso.

*
Guardami adesso

il cerbiatto sull'asfalto

i miei occhi grandi

biglie nere,

di un bambino annoiato.

Ho lasciato che mi vedessi

la cicatrice sul ventre

come di un parto

come una nascita bellissima

ed erano lì

tutte le parole

nascoste al buio

come me, in fondo.

Eri lì in alto

un rosone di luce,

contro le mie tenebre,

candela sempre accesa

danzando di musica sorda.

Il sangue che ho,

è quello che non ho versato

sono le parole che non ho scritto

i versi muti

che ho saputo tenere qui,

qui dentro.

Non bastano i requiem

nè santi campi di terra smossa

voglio la pioggia battente

i baci sul bicchiere

e mordermi forte.

*
Il limite del dolore

questa meravigliosa sinfonia sulla pelle

che non mi da tregua

le fitte ed il capogiro.

Vestita di lividi,

solo di quelli

verrò da te,

come una sposa senza velo,

inciampando su di me.

Potessi vedere i cerotti

a questo mio cuore malato

soffriresti

gettandomi a terra

tra polvere e schegge.

In una ragnatela di brina,

ho smesso di respirare.

Non più un suono,

tump tump

stringendoti a me,

per non farti scappare.

Dimmi che non hai paura

dimmi che non ne hai

contando i buchi nello stomaco

e poi

le farfalle morte sul mio collo.

Il loro volo nel cielo

quel blu che ferisce le iridi

una foto perfetta

i colori indelebili

il loro volo nel cielo

le ali leggere

coriandoli di passato,

cadere come pioggia.

*
Ero cosciente

ricordo così bene il dolore

la botta e il risveglio

un coma profondo e materno

tu a tenermi la mano

rossetto rosso e capelli di bambola

mi hai chiesto dov' ero.

Mi hai pensata folle

lo sguardo perso.

Non me ne sono mai andata

sono rimasta ferma

mentre tutto girava

girava fortissimo,

l'ennesima girandola di facce.

Un taglio trasversale

come mangiare la neve

non sentire più niente.

Nessun pensiero ,

non più

solo il silenzio, un mare di silenzio.

*
Odore di sangue che cola

magnifico

dipingerne sulla parete,

i demoniaci contorni

riscoprendomi.

Mordimi i palmi

più a fondo di quanto riesca a fare

e benedicimi,

nel peccato e nel miracolo.

Su questi fogli insozzati di sperma,

è te

che pregherò

con tutta me stessa

con l'arsenico sulla lingua

e filo spinato sulle caviglie.

Giocherò al martire

aspettando le pietre

una dopo l'altra come fossero abbracci

quel contatto di mani mancate

le carezze in scatole piccolissime,

balsamo per  scheletri senza più memoria.

Sono una perfetta attrice di me

il trucco perfetto, le labbra disegnate

in questo show di pupazzi.

Tra pizzi e fiocchi,

nastri e sete

ruberò al tempo

nicchie in penombra

un eden dove potermi rannicchiare,

e scomparire in prosa.

*
Una notte di Ottobre

tornerò in punta di piedi,

ti sussurrerò i miei incubi

e saprai.

Alla fine,

capirai la tragedia,

sorridendomi oltre il vetro,

quando sarò lontana, perduta.

Coi polsi aperti

come porte sull'infinito

vedrai la mia Follia,

la donna bellissima dagli arti metallici.

Seduta tra ombre e riflessi,

la madre dei miei deliri,

le mani mie congiunte

come gigli bianchi

nell' unica morte che conosco.

Lucciole e canti d'estate

sostituendo al requiem

vorrei mi vedessi,

scomparire all'alba

credendo,

anche per un battito di ciglia

che fosse mio

l'incanto

e mia,

infine,

la nenia.

Nei secoli dei secoli,

amen.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 14:06 .::. commenti (6)
< martedì, 23 giugno 2009 >
Categoria:



Ti penso così

immobile

fiore di carne.

Emozione intensa,

come ago in vena

tu droga etilica

tu notte magica,

nel coro di voci identiche,

nelle parole dolcissime,

nell'eco delle stelle su di noi.

Tutti i miei sogni nei palmi

nuvole e ventre di cielo

grida disperate in un unica melodia,

cantandoti di vita e di morte.

Sentire la musica

oltre la pelle,

arrivare a sfiorarmi le gambe,

graffiandomi i pensieri,

uno ad uno corroderli,

acido e ambrosia.

*
Ho aperto le labbra nel buio,

milioni di sospiri,

gemiti e sussurri

piccole lacrime d'argento

che mai potrai vedere.

Notte,

ti dissi

portami via lontano

oltre le cupole e l'ossidiana,

nel rosso vivo

nell'ocra e nel cobalto

per un istante infinito

avrei voluto tu fossi lì,

mani nelle mani,

due braccia strette a tenermi.

In alto,

quasi come un Cristo,

ho pensato a te

al tuo viso di sabbia,

alla voglia che mi mangiava

mentre eri altrove

in strade perdute,

annegate nell'ombra.

Le note mi hanno spogliata,

nuda e fragile

la tua sposa di carta,

scrivevo con la mente i versi,

l'inchiostro sotto pelle

nell'esplosione immensa delle vene,

partorendo amore

*
Muovermi lenta,

contare i passi,

ed i battiti di questo cuore,

organo in disuso,

per vecchi romantici.

Ti ho strappato dalla penombra,

ascoltandoti gemere,

arpa maledetta,

per le mie mani distratte.

Odore d'incenso e fiori secchi,

cattedrale marmorea

per il mio pianto nascosto

e germogliavi rose dalle ferite

chiamandomi per nome,

il tuo poeta.

Arriverà l'inverno

prometto

ci saranno letti di spine

e tutta me

da donarti.

Non esiste in me,

paura o ansia

con te.

Sei l'amuleto ,

pentacolo rosso sangue

trama di capelli,

che verso il basso mi spinge.

*
Distruggimi adesso

rigira la lama

qui dove pulso ancora

ho creature mai nate in grembo

e una miriade di costellazioni,

morte dentro me.

Reciterò perfettamente,

una maschera di cera inespressiva

indovina la risposta

dimmi se vivrò anche domani

o se ancora tuo

sarà il mio ultimo secondo.

Lasciati andare

cadere sui polsi

come neve fresca

bosco di betulle e salici

in te entrerò

profanerò il tuo altare

mia dea

e assaggerò l'ambrosia dei tuoi seni,

stringendo più forte il cappio.

*
Fin sotto le ossa

negli spigoli del costato

ti ho sentito mia,

vergine di ferro

venivi da me,

occhi negli occhi

di brace il tuo tocco,

sciogliendomi come ghiaccio

sotto di te,

prigioniera del tuo incanto.

Creatura immensa,

agli angeli strappa le ali,

vola da me

vola da me ora

spezzeremo le lancette al tempo

e per sempre resteremo.

Nel silenzio della tua assenza,

ho creato mondi lucidi,

fantasie folli in cui rannnicchiarmi

pregandoti.

" All i ever wanted is Here in My Arms "

*
Brivido e carezza,

tagli e lividi ti invocano

vogliono te,

bramando anche solo un grammo,

di questa tua aria profumata.

Sono solo ore,

queste che passano letali

tra lenzuola e abissi profondissimi

dove tu sola mi salvi

ma io non voglio

e rabbiosa distruggo di me,

il riflesso.

Baciami e toccami

nessun'altro pensiero

qui e con te.

M'inginocchierò ancora

e ancora

e ancora

fino a scarnificare l'universo.

Unghie a premere forte

tutto il dolore che posso sentire

e che voglio

guardandoti.

Immagine salvifica

in te mi perdo,

avvicinando alla bocca il revolver

ave maria piena di grazia

ave maria tu che sei benedetta.

Raccoglimi infine,

come un fiore di plastica sotto la pioggia

m'illuderò che sia tuo,

il paradiso

trattenendo il fiato,

nell' ultimo bacio

lingua su lingua

assaporandoti.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 13:04 .::. commenti (8)
< domenica, 14 giugno 2009 >
Categoria:



Nessun'altro suono,

nessun' altro colore.

Nero pece,

l'autostrada scivola sotto le dita,

come il vestito che indosso,

una corazza di perline e pizzi,

nuda sotto,

tra le cosce e l'ombelico.

Vieni qui,

ti sussurro il mio nome,

che importanza vuoi che abbia

c'è l'alba sui finestrini,

nell'ultima sigaretta,

nel fumo denso sulle mie labbra.

Ne succhio avida,

guardandomi annegare.

E' bello morire

come frutti maturi cadere

aprirsi alle tue mani,

facendosti mangiare,

scossa dopo scossa,

tra tremolii di vento e grida.

*
Luci al neon,

psichedeliche luci per danze infernali

con i demoni mi muovo,

sono le spire del serpente

osservami godere

venire nel ventre

materna nell'atto,

mordendoti al collo,

fiotto di sangue caldissimo

sul palato assaggiarti,

trovarti buonissimo,

dolcetti di miele e colombe

con cui giocare.

Miss Strange Love,

i tuoi desideri e le tue voglie

perversione purissima,

scucimi le natiche

e ridisegnami, artista.

Sotto di me, inchinato

come uno schiavo

un servo fedele,

porgendoti tutta me stessa,

un piatto dorato ,

per sfamarti di notte

*
La mia lingua

tempio e dannazione dei poeti,

muovo su di te

tempie e guance

giù

fianchi e inguine

più giù

genuflessa nota.

Mi suoneresti come fossi un violino

terresti sulle labbra,

questo sapore di brina,

pensandomi lì,

riflessa nelle tue stanze.

Occhi negli occhi,

ho qui un corsetto di ansie e ricordi,

da slacciare per te.

Fili intessuti con cura,

di foto e ferite

sotto la pelle

cicatrici senza sutura,

che urlano pietà.

Un attimo soltanto,

di pace e quiete,

il nulla, il vuoto

il silenzio muto.

*
Hai pagato.

Profumo di banconote e vodka,

gocce di pioggia sulla schiena,

le cinghie ed i tagli,

un lussurioso circo

per bamboline altolocate.

Ti avrei cercato,

le mani come serpenti minuscoli

la mia bocca vorace,

annuendo innocente,

di ogni mia inclinazione.

Delirio e libertà

il tuo nome come unico suono

più forte del male e del piacere,

più a fondo delle spinte,

contrazioni perfette

concentrici pensieri

a sbattermi come falena,

contro la stessa,

seducente luce.

*
Sarò la tua Venere, se vorrai

userai la penna per tratteggiarmi

i seni e gli zigomi,

ricordandomi eterna,

su pagine ingiallite.

Avrò un trono d'avorio

nella tua mente,

sarò immortale

per sempre bella

per sempre crudele.

Ecco la mia favola,

non ho principi nè re

ma un cuore puttana

rubini e sete come talamo.

Alla fine della notte,

ritorno lì

dove nasce e muore il vento

nello sfiorarsi di dita

nel riverbero di un sole lontano.

Nella penombra della luna,

in un cratere sommerso

solleverò le gambe offrendomi.

Fiore di loto,

maledetto ed estatico fiore,

spine e rovi le mie braccia,

riportandoti a me con forza,

bisbigliandoti dolcemente,

il più tenero mio inganno.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 23:30 .::. commenti (18)
< martedì, 09 giugno 2009 >
Categoria:



Mi tieni in piedi

mi dici sei bellissima,

alzi la gonna oltre l 'inguine,

lecchi e mordi.

Godi in silenzio,

ti dico.

Ci sono angeli di coccio sul soffitto

mi guardano venire,

venire in te

e bevi di me

come fossi alcolica essenza,

solo anima vorrei essere,

con le tue dita dentro.

Un manichino dalla testa leggera,

questo vestito aderente alle ossa,

i capelli lisci come cuscino di piume.

Siediti su queste mie macerie,

ed osserva il buio,

tenebre color del vino

ed estatiche lune a capovolgersi,

una nell'altra,

come amanti,

come noi.

*
Piegata contro il muro,

sentivo la parete raschiarmi i sogni,

i desideri tutti

come filo di perle,

staccarsi di pelle e ricordi,

girotondo di spettri,

una mano tesa,

la tua,

invitandomi a danzare.

Campanellini d'argento sulle caviglie,

il tintinnare del bisogno,

il pallore della pelle,

il castano dorato del tuo crine.

Ci sono frammenti di te, qui

quando apro gli occhi

sei lì

come l'ultima goccia di allucinogeno,

guardo il pavimento

e ci sono prati sul tuo viso,

margherite e anemoni,

gigli e rose.

Coglierei le tue iridi,

se potessi.

In un volo opposto al sole,

le ombre a svanire,

nell' orizzonte disperso.

*
Morirò in uno scoppio,

stelle cadenti sul viso,

polvere e diamanti tra le labbra.

Raccogli l'aurora per me,

conta i minuti,

i secondi

ad alta voce.

Fino all' oltretomba voglio sentirti,

l'eco della tua voce,

l'imperfezione meravigliosa dei tuoi sguardi

E tu sei lì,

la musica fortissima

il volume nelle orecchie rimbomba

ballo da sola,

aderisco al tuo corpo,

desiderando appartenerti,

penetrarti l'anima

rubarti il cuore,

mangiarlo e masticarne le arterie.

Immagino il tuo sangue,

il sapore della ruggine,

un giorno di pioggia

la terra bagnata, le foglie sui palmi.

strisciare felina,

miagolando attenzioni.

Ti accarezzo la schiena

e già ti vorrei

nel ghiaccio del drink,

nell' ansia che sale.

*
Adesso le luci si spengono

non rimani che tu, seduto

padrone di ogni mio respiro.

Da brava,

allargherò le gambe e ti lascerò entrare,

sarai di nuovo mio,

nient'altro che conti.

Perfetta bambola,

il fiocco sulle cosce da sciogliere ,

nessun imbarazzo,

nel lasciarmi andare,

in frantumi, ai tuoi occhi.

Vacillo,

tacchi a spillo sull' asfalto

una madonna a poco prezzo,

gettami a terra i denari,

leccherò via la tristezza,

raccontandoti di  me,

di come da farfalla,

divenni bolla di marmo.

Il tuo giullare,

la puttana se vorrai,

ai tuoi ordini,

non avrò emozioni, prometto.

*
A volte,

ho paura.

L'aria diventa acqua

ed io affogo.

Non temo la morte,

ma la tua perdita,

il vuoto del dopo

il non saperti sotto le unghie

non poter correre da te

a gridarti ciò che sai.

Il prezzo di un milione di istanti,

lo scorrere di questo tempo,

a me non importa.

Genuflessa ora prego,

senza croci nè rosari

un orgasmo potente,

che mi faccia dimenticare.

Cinque minuti di assoluto

bellissimo

inebriante niente.

Solo cori di voci delicate

e petali di noia

a solleticarti l'ombelico.

*
Rannicchiata contro me stessa,

in un quartiere dimenticato,

le luci della città,

feste e delirio.

Nel valzer che ho in testa,

nelle scarpe con la punta,

contro un palo metallico,

mi tengo stretti i muscoli,

cercandoti.

In queste tasche vuote,

nei vicoli,

dove mi prendi e mi uccidi

lasciandomi vuota,

persa

ansante.

Porti via il mio respiro,

in cambio di me,

tutta me

in quell' ora di sublime ascesa.

In quel cielo,

asetticamente bianco

c'è solo neve,

nessun brutto pensiero

nè lacrime mai.

Lasciami lì

stringimi le spalle

anche quando ogni mia fibra

urlerà cedimento.

*
Negli idoli dell' estate

nel dio immaginato

nelle bende della redenzione

acqua santa,

per le mie ferite.

Succhierai l' estate

in ginocchio

implorandomi di parlarti.

Per ore,

la mia voce soltanto

seguirla come nenia

fino al sonno più quieto.

Dormi cherubo stuprato,

ti tenevano stretto lo so

polsi e caviglie

come un cristo dicevi basta

sapendo che mia,

era la stretta.

*
Come la Vergine,

ti ospiterò tra le braccia

cadrai dall' alto

come neve,

un fiocco più bello degli altri

più fragile

assorbirai i colori del mondo,

sporcandoti di umanità.

Sarò lì,

per seviziarti nuovamente,

le catene e la frusta.

Voglio sentirti urlare

risveglia il paradiso tutto,

fammi sentire che è me,

che brami.

Davanti a te,

strapperò coi denti,

questo vestito di piume di cristallo

chinandomi su di te,

materna.

Umido e caldo,

aspetterò il momento

per germogliare rose carnivore

dal tuo stesso sudario.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 19:14 .::. commenti (12)
< giovedì, 04 giugno 2009 >
Categoria:



Le mie mani,

queste dita storte e delicate,

le sento toccarmi,

c'è un piacere intenso, in questo

nelle corde vibrare,

l'amplesso del suono,

scoprendomi viva ancora,

questo corpo enorme,

come gabbia, mi stringe

vorrei scrivere fine,

col rosso del mio sangue,

la fine d'ogni cosa,

saperla trovare, dentro.

Non ci sono state corde,

trapezista sempre

il volo incompiuto

a te le mie ali,

nei palmi stringevi le piume,

di libertà piena.

*
In catene al tuo cospetto,

solo carne e lacrime,

i polsi aperti, come fonte

il battesimo dell' angelo

insozzavi col pollice,

ogni mio poro,

più a fondo delle ossa,

sapevi scuotermi.

Questo suono fortissimo,

falene di luce negli occhi,

seguire l'immenso,

seguire l ' invisibile,

come spettri questi echi,

pazzia mia, amica di sempre.

Qui e adesso,

ti voglio ora ti dico,

il cielo non basta, non più

vorrei già essere evanescente,

un rumore di arti metallici,

il frusciare di foglie mai cadute,

l' antichissimo tremore.

Di voce acuta,

il tuo canto m'arriva,

danzavi timido,come non ci fossi

per i miei occhi,

per i miei occhi specchi profondi,

cigno stordito,

dall'apatia dei sensi.

*
Inarcavo la schiena,

i tasti del tuo piano,

la puttana della musica

mi davo e ritraevo

come onde nerissima

non sai la meraviglia,

non saprai mai lo stupore,

darmi totalmente a te,

in balìa dei giorni,

anni e secoli,

cosa vuoi che sia,

con l'immortale tuo sospiro su me.

Sveglia la mia fiera,

questo animale che non dorme,

freme e graffia,

contro lo sterno, forte

il suo respiro,

il mio respiro,

legacci di vene,

a tenerci uniti.

Ti dono la mia voce,

il segreto mio giardino,

di carnivore piante e rose sfiorite,

cogli la bellezza,

spezzando in due lo stelo,

perfezione estetica,

puramente questo.

*
Cattedrale di marmo,

ultimo sudario estremo,

un mare di suoni,

alla fine di quest' era

fatta di niente,

pura essenza, questo sono.

Cercami nelle distorsioni,

nel vento e nel suo errare,

portami via il dolore,

succhia dalle ferite,

vecchi veleni e l'amaro,

da queste mie labbra.

Profanerò il tuo altare,

tra le mie viscere,

ti lascerò essere il virus,

per uccidermi una,

e tutte le volte che vorrai.

Nei tuoi palmi,

il mio pennino,

scrivi per me,

nel nero pece,

autostrada notturna,

trova per me la via.

Ultimo mio respiro,

uno sguardo di rosoni e madonne,

la fede in te,

il freddo del legno,

contro i lombi.

*
Con l'indice,

traccio la mappa di me,

dove tu sei

nel cuore e nei polmoni,

boccata di fumo intensa,

la tua sigaretta spezzata,

un godimento segreto,

pensandoti sempre,

dentro di me,

come un pagano desiderio.

Profondamente,

oltre lo stomaco,

nel ventre,

tra grovigli di sangue e inguine,

rannicchiato, dormiente

la malattia dal volto perfetto.

Sfregiarmi per te,

è questo che volevo dirti,

che tutta la bellezza non bastava, sai

l' imperfetto accordo dei flauti

cadendo lenta,

oltre la coltre del giorno,

notte eterna accoglimi

come fossi tu la mia bara.

Tomba di gigli,

preparami alla fine ultima,

accompagnami,

vestita da sposa

sussurrami il verbo,

e sarò salva.

Una sola tua parola,

quella che io non conosco,

prendimi la mano,

e impazzisci con me,

il sentire,

questo mare dolcissimo,

lo senti salire come pugnale?

Lo senti, dimmi

come amante possederti?

*
Mia sublime Arte

nell' inconscio dimori,

io non ti conosco,

lasciati guardare

da me,

una volta soltanto

sacrificherò ogni cosa

per averti con me.

Sono tua adesso,

prendimi con te,

morbo deforme di ogni mio incubo,

vieni qui

nel mio letto , sposo novello.

Sarai la mia droga,

l' estatico momento dell'alba

a fuoco incisa sui fianchi,

sulle ciglia frammenti d' oro.

Mosaico di meraviglia e sospiri,

trattieni a te, strette

le mie spalle,

ricreami dal niente

e dammi vita.

Germoglio di gelsomino,

nel tuo profumo di seta,

annego.

Non più vita,

nè amore,

nè sintetici paragrafi

ma oblio,

dolcissima quiete

la pace tra i morsi,

la quiete del massacro.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 14:43 .::. commenti (18)
< lunedì, 25 maggio 2009 >
Categoria:
Titolo: Ti Amo



Sono un cane randagio,

la notte ed il buio,

hanno lo stesso identico odore.

Le strade bagnate di pioggia,

il bicchiere di rum,

bevuto di fretta,

la sbronza del dopo,

parole a trascinarsi lente,

come cadaveri in un fosso.

Ti eri lì,

oltre lo stesso muro,

forse sconfitto, impaurito

profumavi di miele,

mentre ti baciavo

e c'era il mondo,

accanto a noi,

seduti sul marmo

ma eravamo soli,

io e te

come orchidee solitarie,

a stringerci stretti,

per paura del freddo.

*
Siamo tutti soli,

io lo so,

non c'è tenebra

che non sia materna

nè alba rosea,

nei miei occhi.

Sei diventato per me,

la via di casa,

il respiro di aria pura,

dentro le mie stanze nero pece,

tra gli sbalzi del mio umore,

ti iniettavi come droga,

nelle mie vene,

cantandomi melodie arcane,

sicuro, che avrei capito.

Baciami ora,

dimmi che sei mio,

di nessun'altra mai

che non esisterà distanza,

perchè tu sarai lì,

a chiamarmi forte,

più forte del vento,

per me sola.

*
Ho pianto l'assenza,

giorni in cui Follia,

m'aveva presa con se,

ero la serva e l'ancella

la stuprata emozione,

che troppi tennero sulla lingua,

come pastiglia d'estasi

scordandosi di me,

al primo assaggio.

Da te tornare,

come sapevo, in fondo

succhiando ogni tuo malessere,

ero io la luce,

il sole che non tramonta

per trovarti,

per ritrovarti di nuovo,

in quel buio che conoscevo.

*
Tra le tue labbra,

mio Sire,

ho trovato l'oro e l'argento,

il cielo e le nuvole,

sfdondo perfetto,

per ogni mia caduta,

immaginando le tue mani,

a cercarmi il piacere,

sulle cosce e nei lombi,

fino al tramonto dei sensi.

Sulle note di un requiem,

vieni a cercarmi,

sono qui e ti aspetto,

ogni secondo d'attesa,

saperti mio,

oltre le onde di un mare ignoto,

consumandomi lenta.

Nell' abbraccio del tempo,

nelle fiamme ardenti,

il mio corpo dimora,

sotto teca, protetto,

per le tue dita d'angelo

e sai,

avrei venduto le mie ali,

barattandole con un pugno di mosche,

per averti con me.

Stringo la tua pelle,

Amore Mio,

flagello e stupenda opera d'arte,

che ai miei occhi si mostra,

d'intoccabile meraviglia,

setosa primavera,

in un giorno qualsiasi.

*
Al collo,

qui dove pulsa ogni mio sogno,

azzannami,

non lasciare niente di me,

mangiami piano,

sulla schiena incidimi,

fammi essere la tela,

per ogni tuo disegno.

Eccoti qui,sul palato

sfiorando con la lingua il costato,

per averti fino in fondo,

fin dove si può,

raschiando anche le ossa,

come iene ridenti.

In ogni mio foglio,

sei l'inchiostro macchiato,

il nero delle parole,

il bianco delle neve,

che di purezza m'investe.

Sii per me,

la Madre ed il Padre,

incornicia con perfezione,

le mie ansie ,

creando dal mio dolore,

arabeschi tra le pause.

*
Tra queste mie braccia,

vieni

non aver paura delle lame,

perditi in me,

sarò la selva oscura

e la cripta segreta.

Amico segreto,

dammi la mano,

stringi forte i tuoi sogni

vicino al petto.

Ti porterò al fiume,

e lì berremo,

di eterna vita,

sorsate d'immenso,

sazi ed ebbri di gioia.

Amico segreto,

saremo insieme,

al tramontare di quest' era,

lo giuro.

Ed ora lasciati andare,

precipita con me,

fiore del male,

il tuo profumo rimane,

resta immobile,

fatti spiare.

*
Sussurri e grida.

Penetrami,

sii il coltello,

per ogni mio peccato.

Assolvimi,

per averti amato sempre,

e senza limite.

Mischia il tuo sangue al mio,

come fossimo fratelli,

bestie immonde,

stammi addosso,

non darmi quiete, mai.

Di ogni cicatrice,

conosco la storia,

come pagine di diario,

la mia tragedia sulle mani.

Al centro dei palmi,

stigmate d'ambrosia,

nuda e cruda,

il pasto ancora caldo,

sbranami infine,

e dimmelo ancora.

Ti Amo


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 13:15 .::. commenti (16)
< martedì, 12 maggio 2009 >
Categoria:


Pozze di pianto,

qui sul margine della notte,

il buio che mi penetra,

l'amante maldestro

le mani a graffiarmi,

il polso reciso,

come un fiore,

petalo di rosa bianca,

a cadermi sul capo.

Valzer di occhi,

ballare piano,

sentirmi prescelta,

dalle onde strappata,

la figlia deforme.

Braccia strette al corpo,

di bambola triste,

un broncio di plastica

due vitree iridi,

per guardarti ancora,

nell'orrore del saperti vivo.

Di nuovo le ombre,

dicevi,

a succhiarmi via.

*
Minuti d'agonia,

la pelle come pasto,

mangiane adesso

mentre sono qui.

Guardo lo scempio,

disintegrarsi di minuti d'amplesso,

mutilavi i miei arti

bestemmiando bellezza.

Rosa rossa profonda,

un abisso a dividerci,

il premio per le labbra,

sfiorarle leggero,

come soffio di vento,

come bacio d'angelo.

Stringevo l'aria,

tra i pugni serrati,

delusione e mosche,

nient'altro qui per me.

Innalzavi alla luce ,

il canto di voce sola e,

dalle tenebre svegliavi,

come Orfeo bagnato d'alba,

ogni mia paura.

Euridice sotto teca,

la sua vita come ago,

nelle vene,

e più forte la volevi

e più forte la bramavi.

Tra i suoi capelli il paradiso,

l'incenso e la polvere,

da annusare in silenzio,

tra le grida dei santi,

genuflesso al vuoto.

*
Perfette geometrie,

questi attimi,

girandole impazzite di aromi,

come impazzire,

nel quieto spazio,

quando perle di silenzio si schiudono,

come boccioli d'eternità,

fino alla fine del tempo.

Come potevi vedermi,

nascosta in me,

cubica prigione,

sfregiavo i miei tratti,

per mostrarmi a te,

di una perfezione stonata.

Le ali piegate,

quel volo mancato,

lo ricordo.

Il cielo altissimo,

le nuvole sui fianchi

e tutto il mondo di sotto,

come tappeto d'erba,

dove dormire.

Impazzivo,

muovendo le ossa come serpente,

la mia bocca aprivo,

cercandoti qui dentro,

nelle viscere,

al caldo del mio amore.

*
Resta qui,

davanti a me,

dove posso vederti ancora,

toccare i tuoi contorni,

lo sbiadito percorso dell' indice,

sulle tue labbra,

curva suadente

dove ogni mia voglia scivola.

Carillon rotto,

perdevo i sensi,

giostra velocissima d'ogni mio errore

e cadevo,

non c'era mano a tenermi,

quel buio color cobalto,

che così bene conosco.

Resta fermo,

fatti pregare,

come fossi tu, il Dio

quel divino credere che manca.

*
Musica per nere note,

le sento stringermi,

un abbraccio d'edera

e non so dire no

mentre tutto il resto crolla

svanisce

evapora,

io resto ferma immobile,

solo questa musica,

io non sento altro,

non c'è rimasto altro, no

se non questo assordante frastuono.

Rami che sbattono,

più forte dicevi

più forte premevi

la mano sul collo.

Tutto il sangue che ho,

che avevo,

da cannucce dorate,

vorrei lo bevessi

e le mie iridi,

guardale diventare rubini e diamanti,

lasciati indossare,

come fossi fatto d'aria

ed io scompaio.

*
Ho dimenticato sai,

come si vive,

il primo raggio di sole,

le foglie sul cuscino.

Siamo fiamme,

ardori lontani

di identiche epoche

guardami,

sono qui

sono qui e adesso.

Diventa il confine,

che so oltrepassare,

la scelta sbagliata,

la morte volontaria,

l'annullamento dell'aria.

Demoniaca forma, dammi

plasmami come creta,

fino ad essere statua,

anatomie splendide

e cuore durissimo.

In sterili stanze,

adesso ti penso

scrivo di te alle pareti

parlo di te ai miei fantasmi,

sussurri lontani,

echi distorti,

dove tu sei.

*
Ho perso la strada di casa,

senza meta vagare,

sbattere a lungo

sullo stesso angolo

e godere di quel dolore noto,

ogni volta.

C'è ambrosia da leccare,

vieni qui

violentami dolcemente,

ti narrerò del mio teatro d'ossa,

di ogni mio momento,

qui,

senza di te.

S'assomiglieranno tutti,

questi giorni

io lo so.

Alzami il mento,

avvicina l'orecchio,

al pavimento

e ascoltami godere.

L'amplesso cercato e voluto

di due anime affini,

lo sbranarsi di due cani,

la bava alle labbra

e il ringhio cupo.

Sei bella,

mi dici,

bellissima così,

nuda e cruda

il cibo sul piatto.

I tuoi denti infine,

mi danno redenzione,

e non sono più spirito,

ma corpo,

che è stelo reciso,

di questo vergine asfodelo.


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< giovedì, 30 aprile 2009 >
Categoria:
Titolo: Sacred Scar



Dall' alto dei cieli

nervose nubi sul costato

i tuoi occhi addosso,

le mani congiunte,

perfetta.

Ero la Vergine santissima,

i miei seni bianchi,

nettare perduto,

Eden impolverato,

la statua Divina

il marchio su pelle,

tatuaggio demoniaco

tra cosce e lussuria.

Consumami,

come fossi candela,

la mia fiamma accesa,

per te soltanto,

riscoprimi puttana

godere in silenzio,

acqua santa e legno,

inginocchiata.

*
Schegge di luce,

il sole bellissimo,

i raggi come mia corona,

avanzavo di potentissima forza,

tra le tue ossa,

come virus

infettiva malattia.

Nel sangue,

è questo che voglio

dita imbrattate di te,

di noi

finchè ce n'è

fino all'ultimo respiro

succhiarti e respirarti

tenerti tra i polmoni

verme solitario

a mangiarmi gli occhi.

Questi miei sguardi ,

la giada ed il rubino,

perle e petali,

per la mia redenzione.

Dì una parola,

una sotlanto

che sia d'amore,

ed io mi salverò,

tra queste fiamme,

guardandoti.

*
Mio Dio,

t' avrei chiesto pietà

dal basso del mio ventre,

partorendo mostri,

stringendomi al marmo,

imploravo lacrime,

dalle tue iridi,

una goccia rossa,

per le mie ansie.

Canterò stanotte,

quando non ci sarai

lontano dal mio pugno,

un requiem nero pece,

terrò la nota,

guardando angeli cadere,

uno ad uno,

come pioggia,

su di me.

E ancora,

mi desideravi pura

come neve dicevi

come neve bianca,

ma non c'era che tenebra,

nelle pozzanghere.

*
Ricordami così

l' arco piegato al dolore,

l'acuto sibilo

del cigno morente,

la piuma danzante,

in quest' aria inquinata.

Mani a tenermi,

non questi immensi spazi,

nè il cielo

ma catene e lividi,

il bluastro contorno

che mi renda reale.

Fammi vivere,

cicatrice sul cuore,

strappa via le ali

e volami dentro,

più a fondo

di questo mio giardino.

Arriverà l'inverno,

fiocchi eterni,

coma quieto,

chiudimi le palpebre,

alla fine del tempo,

leccandomi l'orgasmo,

maledetto indice

che i miei tasti preme,

esplodendo in me,

di bellezza macchiata.


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 22:22 .::. commenti (20)
< mercoledì, 15 aprile 2009 >
Categoria:



Venature rosse,

rosso sangue,

il mio.

Colavo lenta,

cera liquida a sciogliermi,

sulle dita,

sgretolando frasi.

C'erano parti di me ,

ricordo

il volto e le mani,

le mie mani adorate.

Il frusciare degli alberi,

nella mente mia,

lo stesso eco

parole confuse e sussurri,

dicendomi follia.

*
Il delirio della carne,

taglio trasversale e netto

un parto dell'anima,

sputavo via l'embrione,

di questo mio amore,

grande e piccolissimo

un vagito di parole

a stringermi madre.

Non ho potuto guardarti

svanivi da me

eri il fantasma bellissimo

l'idea mai reale

una voce tra tante,

il tocco non voluto.

All'altezza del petto

non c'è niente,

non più.

Bare bianche di silenzi,

a guardare muta,

l'ennesimo mio cadere.

*
Il legno della croce,

sulle mie spalle ora sento.

Un ansimare all' unisono,

fiaccole d'occhi,

nel buio del giorno.

Spegni per me il sole,

quei raggi dorati,

quella luce magnifica

che non ho forza di volere.

Sono ancora qui,

una statua di pelle vitrea

gettami a terra dai

divertiti ancora,

ad uccidermi dolcemente.

Ero il Cristo sofferente,

in alto tra le navate,

della mia cattedrale di spettri.

Il costato trafitto,

vieni a berne

come da fontana

succhiavi le gocce,

godendone segreto.

L' anatomia precisa

di questo giorno,

la sfilata di ricordi.

L' eterna bambina,

dicevano

questo visino dolce,

l' espressione del cerbiatto,

suadente e terribile.

Ho ucciso io,

ciò che ero

immagine distorta

di una me lontana,

quasi assente.

*
Baciami colpevole,

il mio letto di spine

e le carte imbrattate

Little Miss Sunshine era qui,

l' odore di girasole

intenso e fragile,

sul cuscino.

Le notti a confondersi

la luce ed il buio

queste presenze,

senza nome nè volto.

Genuflessa,

alla mia stessa lapide,

vorrei piangere,

versare lacrime caldissime

per la me distrutta,

fatta a pezzi dal mondo.

Fiocchi al collo

rosa confetto

ed i pizzi ed i merletti

un vestito di cicatrici,

indossavo per me.

*
Mi sono lasciata,

è vero.

Come un cane,

per le strade del mondo

abbandonata al bivio,

nessuno lì

a prendermi e carezzarmi.

Le mie ossa poi

come tasti di piano,

uno ad uno,

li suonerei.

La non presenza ed il vuoto

la luna capovolta

il bicchiere di vodka

il rossetto sul bicchiere.

Schegge di ebano,

sui palmi

e scrivevo piegata,

un ramo d'ortica

sotto la grandine.

*
Questo abbraccio

il respiro dei secoli

tutto il tempo che c'è

tutto il tempo che non ho mai,

racchiuso qui,

nel mio petto.

Braccia a stringermi,

più forte del mio male,

a fondo,

fin dove c'è ossigeno.

Nevica, guarda

ci sono fiocchi bianchi

ballerine danzanti

ai miei occhi asservite.

Il freddo che torna,

l'anestesia da tutto

questo vorrei

dimenticarmi cosa ho,

la mia malattia bellissima,

il morbo e l'atroce sapere.

*
Ora e qui.

Mi dimentico di respirare,

il cielo nello stomaco

tramonti e laghi

laghi profondissimi

da non vederne la fine.

E poi più niente,

uno scoppio

un tonfo

come di margherita

che il capo fior.ito posa

e s'addormenta


urlato alla luna da SilentHell .::. alle 09:55 .::. commenti (46)


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